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Limp Bizkit, Chocolate Starfish and the Hot Dog Flavored: rock cafone, violentissimo e suonato da paura

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Author image Gianni Rojatti

17 ottobre 2026 alle ore 12:30, agg. alle 12:20

Volgare, sfacciato e irresistibilmente divertente: il capolavoro commerciale dei Limp Bizkit è ancora oggi un concentrato di potenza e genialità sonora

Irriverenti, provocatori, spesso liquidati come «cafoni», i Limp Bizkit hanno incarnato gli eccessi del rock di inizio millennio. Ma dietro la strafottenza di Fred Durst si nascondeva una macchina musicale formidabile, guidata dall'inventiva del chitarrista Wes Borland, autentico artefice della loro originalità sonora.

Pubblicato il 17 ottobre 2000, Chocolate Starfish and the Hot Dog Flavored Water fu un trionfo commerciale. Un disco che, diversamente da Korn e Deftones, costruiva la propria identità su contrasti timbrici estremi, alternando atmosfere rarefatte a esplosioni di potenza devastante.


Un paradosso 

Chocolate Starfish and the Hot Dog Flavored Water è uno di quei dischi che incarnano un paradosso ricorrente nella storia del rock: un successo commerciale clamoroso accompagnato da recensioni contrastanti, quando non apertamente negative. Per alcuni critici, i Limp Bizkit erano semplicemente una band volgare, eccessiva, abilissima nell'assecondare le mode del momento. E, in effetti, ascoltando il disco con un certo distacco, è impossibile non riconoscere quanto astutamente mescoli due tendenze dominanti all'inizio del millennio. Da una parte c'è Eminem, rapper diventato una delle più grandi rockstar dell'epoca, con la sua irriverenza, le provocazioni e il gusto per la sconcezza. Dall'altra, la ricerca esasperata di sonorità aggressive, accordature ribassate e timbri sempre più estremi che attraversava il nu metal dei Korn e dei Deftones, il metal estremo dei Soulfly di Max Cavalera, ex Sepultura, ma anche band rock più tradizionali come Foo Fighters e Nickelback, impegnate a esplorare una durezza sonora ormai lontana dai canoni dell'hard rock classico. I Limp Bizkit fondono questi linguaggi con un'efficacia impressionante. A seconda della prospettiva, Chocolate Starfish può sembrare un magnifico disco rap impreziosito da inserti di rock modernissimo e violentissimo, oppure un formidabile album rock reso contemporaneo dalla contaminazione hip hop. Il tutto condito dalla sfacciataggine di Fred Durst, dai testi provocatori e da un'attitudine volutamente cafona, che però appartiene da sempre anche all'immaginario del rock.


L'arte del contrasto 

Musicalmente, il vero burattinaio di questa formula è Wes Borland. Il chitarrista costruisce l'identità della band attorno a contrasti timbrici drastici: da una parte muri di chitarre devastanti, ottenuti con strumenti a sette corde, accordature ribassate e amplificatori Mesa/Boogie e Diezel, all'epoca punti di riferimento per chi cercava le distorsioni più estreme; dall'altra, sonorità pulite, quasi vintage, ottenute con amplificatori Fender, Roland Jazz Chorus e arricchite da flanger, modulazioni ed echi a nastro. È come se Borland portasse sullo stesso palco gli amplificatori e gli effetti che ci aspetteremmo dai Police, dai Roxy Music o dai Simple Minds, accanto all'arsenale sonoro di Metallica e Dream Theater. In questa combinazione convivono suggestioni new wave, atmosfere psichedeliche e una sensibilità sperimentale. Spesso quelli che sembrano campionamenti o sequenze elettroniche sono invece arpeggi di chitarra trasformati dagli effetti. Poi, improvvisamente, quella dimensione rarefatta scompare: entra la saturazione più feroce e la band diventa una macchina ritmica spaventosa, sostenuta da un basso e una batteria capaci di mescolare funk, rap e metal. Se nei Korn la pesantezza e il sound torvo sono una presenza quasi costante, nei Deftones le suggestioni psichedeliche e new wave vengono risucchiate in un muro di chitarre e riverberi, con sonorità vicine allo shoegaze (corrente del rock alternativo caratterizzata da chitarre immerse negli effetti, riverberi e distorsioni che creano atmosfere dense e avvolgenti). Il risultato, in entrambi i casi, è un suono fortemente identitario e personale, ma spesso monocolore. I Limp Bizkit, invece, fanno del contrasto la propria cifra: possono sembrare una formazione R&B, una band nu metal irresistibilmente cazzona oppure, come nella ferocissima “Full Nelson”, anticipare per certi aspetti la precisione ritmica e le sonorità del djent metal. A trainare il successo arrivano “Take a Look Around”, costruita sul celebre tema di Mission: Impossible e inclusa nella colonna sonora del secondo film, “My Generation”, “My Way” e “Rollin'”: canzoni destinate a diventare presenze fisse su MTV e nelle feste di un'intera generazione. Riascoltato oggi, Chocolate Starfish resta un disco sfacciatamente divertente, ma soprattutto una dimostrazione impressionante di potenza strumentale, inventiva sonora e qualità produttiva.


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