Zakk Wylde: "L'amore di Ozzy per la vita era contagioso"
26 marzo 2026 alle ore 12:44, agg. alle 15:26
Esce questa settimana "Engines Of Demolition", il nuovo album dei Black Label Society che si chiude con Ozzy's Song, ne abbiamo parlato con Zakk Wylde
I Black Label Society tornano con Engines Of Demolition, il primo album in studio dal 2021 in uscita il 27 marzo su Spinefarm
Un disco nato lungo quattro anni di vita vissuta on the road, tra scrittura intermittente, tour celebrativi e momenti personali che hanno inevitabilmente influenzato il suono e l’anima delle nuove canzoni. Il lavoro segue una serie di singoli pubblicati negli ultimi anni e rappresenta, nelle parole di Zakk Wylde, una fotografia sincera del presente della band: un album che alterna riff pesantissimi a ballad emotive, mantenendo quel marchio bluesy e granitico che da oltre venticinque anni definisce l’identità dei Black Label Society.
Il lavoro segue una serie di singoli pubblicati negli ultimi anni e rappresenta una fotografia sincera del presente della band: un album che alterna riff pesantissimi a ballad emotive, mantenendo quel marchio bluesy e granitico che da oltre venticinque anni definisce l’identità dei Black Label Society.
Nel frattempo la band prepara anche il ritorno dal vivo in Italia: appuntamento il 14 giugno a Ferrara, nella suggestiva Piazza Ariostea, all’interno del Ferrara Summer Festival, in una giornata interamente dedicata al metal internazionale con Megadeth, Anthrax, Cavalera, Gaerea e Game Over. Un evento che promette energia e intensità senza precedenti, trasformando la città in un vero tempio del metal.
Abbiamo incontrato a Londra Zakk Wylde per parlare del nuovo album, dell’eredità dei Pantera, del suo legame con Ozzy Osbourne e delle passioni che continuano a tenerlo acceso.
Un processo creativo poco lineare
Il processo creativo di "Engines Of Demolition" è stato tutto fuorché lineare. Wylde racconta come la scrittura sia avvenuta a ondate, seguendo i tempi della vita reale e dei tour.
"Abbiamo iniziato a lavorare all’album nel 2022 e poi sono andato in tour a celebrare i Pantera per un anno… ho scritto ancora un po’. E così è passato un altro anno".
Un approccio lontano dal classico ciclo disco-tour-studio: "Non è più il ciclo tradizionale… potresti semplicemente pubblicare dei singoli e cose del genere. Per me va tutto bene".
Questa libertà ha permesso al disco di crescere lentamente, senza pressioni: "Era proprio come dire: “Beh, non ha senso pubblicare un album che non possiamo promuovere”. È solo che… che fretta c’è?".
Nel frattempo, l’esperienza della Pantera Celebration ha avuto un peso enorme anche sul piano umano: "Adoro andare in tour con gli amici… tutta la crew, la band, sono persone fantastiche. È semplicemente una cosa bellissima rendere omaggio a quei ragazzi".
Ogni sera diventa così un rito collettivo: "Vedere le reazioni dei fan storici e delle nuove generazioni che ascoltano queste canzoni per la prima volta dal vivo è semplicemente bellissimo".
Filosofia chitarristica e nuove strade del rock
Dal punto di vista tecnico, Wylde resta fedele a sé stesso. Nessuna rivoluzione, ma una coerenza quasi monastica: "Non ho fatto nulla di diverso da quello che ho fatto sin dal primo album che ho realizzato con Ozzy".
La sua visione dello strumento è profondamente legata all’istinto e all’identità personale: "Quando la gente mi chiede un consiglio dico sempre: “Suona ciò che ami e ciò che ti emoziona”".
Un principio che nasce anche dalla volontà di distinguersi: evitare di imitare i grandi per trovare una propria voce. Secondo Wylde, è proprio questo che ha sempre fatto evolvere la chitarra rock nel tempo.
"Quando si parlava di Jimi Hendrix tutti dicevano che nessuno avrebbe potuto fare di più con una chitarra… poi arriva Eddie Van Halen e cambia tutto. Poi Randy Rhoads, poi Yngwie… poi Steve Vai sembra uno scienziato pazzo".
E quando la scena sembrava dominata solo dalla tecnica e dalla velocità, arriva una svolta inattesa: "All’improvviso arriva Slash con un’esecuzione blues rock semplicemente fantastica… e quello sembra di nuovo una novità".
Per Wylde il futuro seguirà lo stesso schema: "Ci sono tutti questi ragazzi giovani e le loro band emergenti che se la caveranno benissimo… ogni generazione ha la sua musica. Non sono uno di quei vecchietti che dice che ai miei tempi era meglio… lascia che ognuno faccia quello che ama".
"Era un miracolo se riuscivamo a portare a termine qualcosa": Ozzy tra ironia, vita e progetti futuri
Il capitolo più intenso dell’intervista è quello dedicato al rapporto umano con Ozzy. Non solo musica, ma un legame fatto di risate, caos e una vitalità che Wylde definisce unica.
"Succedevano sempre cose stupide, tutto il tempo… era un miracolo se riuscivamo a portare a termine qualcosa, semplicemente perché Ozzy era davvero troppo divertente".
Bastava poco per scatenare il suo senso dell’umorismo: "Bastava stargli intorno per cinque minuti mentre prendeva in giro qualsiasi cosa stesse succedendo nel mondo… e prendeva in giro anche se stesso. È davvero esilarante».
Tra gli episodi più surreali, quello dell’insegnante di canto prima del tour No More Tours 2: "Sharon aveva fatto venire un insegnante… e io gli ho chiesto: “Oz, chi era quello?”. Lui: “È un insegnante di canto”. E poi: “È un po’ tardi ormai, no?”"
Ma dietro le battute resta soprattutto una lezione di vita: "Il suo amore per la vita era contagioso… una forza vitale positiva. Aveva un cuore d’oro e la forza d’animo di rialzarsi sempre dopo ogni caduta senza lamentarsi".
Una filosofia che Wylde riassume con un’immagine potente: "Abbiamo una montagna davanti a noi: o ci passiamo attraverso, o ci giriamo intorno, o sopra o sotto… ma dobbiamo andare dall’altra parte".
Non stupisce quindi che Ozzy’s Song, brano che chiude "Engines Of Demolition" sia, nelle sue intenzioni, "sempre una canzone sulla vita, senza alcun dubbio".
E i progetti condivisi sembravano tutt’altro che conclusi: «Dopo il concerto Oz mi scrisse: “Zack, perché non facciamo un altro disco?”… pensavo che forse avremmo potuto fare una specie di Back To The Beginning ogni anno".
Poi la realtà ha cambiato tutto: "Non pensavo che Ozzy sarebbe venuto a mancare due settimane dopo… ma è quello che pensavo si profilasse all’orizzonte".