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Dai Placebo a Bowie: quando il rock smonta le proprie canzoni per crearne di nuove

Dai Placebo a Bowie: quando il rock smonta le proprie canzoni per crearne di nuove

Photo Credits: Scarlet Page

Gianluigi RiccardoGianluigi Riccardo
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"Helen Keller" nasce da una melodia del debutto dei Placebo. Da Bowie ai Fleetwood Mac, le storie di canzoni trasformate in altri brani.

I Placebo hanno trovato una canzone nuova dentro il loro passato.

Con "Helen Keller", pubblicata il 28 settembre per Elevator Lady Ltd / So Recordings, Brian Molko e Stefan Olsdal sono tornati alla melodia di pianoforte di "H.K. Farewell", la traccia nascosta del debutto omonimo del 1996, per svilupparla in una direzione diversa.

Registrato a Londra all'inizio dell'anno, prodotto dalla band insieme ad Adam Noble e mixato da quest'ultimo, il singolo prende quel motivo inquieto e lo inserisce dentro una nuova costruzione rock. "È un nuovo brano rock ispirato alla melodia al pianoforte di H.K. Farewell e intitolato a una delle persone che preferisco nella storia", ha spiegato Molko.

Il ritorno alle origini diventa così un esercizio di scrittura: un elemento che i fan conoscevano già cambia contesto, funzione e sviluppo, fino a sostenere una composizione autonoma. Un modo particolarmente coerente di celebrare il trentennale del primo album, cercando nelle sue parti meno esposte un'idea ancora capace di produrre musica nuova.


I Placebo tra Helen Keller, RE:CREATED e il concerto a Milano

"Helen Keller" accompagna le celebrazioni che hanno già portato alla pubblicazione, il 19 giugno, di "Placebo RE:CREATED". Per questa reinterpretazione del debutto, Molko ha lavorato con Rob Kirwan sui nastri originali, con Adam Noble al mix, riportando nelle registrazioni l'esperienza accumulata in trent'anni di concerti.

La scaletta comprende le dieci canzoni dell'album e i due brani aggiuntivi "Drowning By Numbers" e "H.K. Farewell". La band ha descritto il progetto come una "director's cut": un ritorno alle incisioni del 1996 per incorporare gli sviluppi maturati sul palco e dare forma a possibilità che allora mancavano dei mezzi o dell'esperienza necessarie. Il tour celebrativo, partito da Porto il 28 settembre, arriverà in Italia il 6 novembre 2026 all'Unipol Forum di Assago, Milano, con un repertorio dedicato soprattutto a "Placebo" e al successivo "Without You I'm Nothing", uscito nel 1998. In questo percorso "Helen Keller" aggiunge un passaggio ulteriore: dopo aver rielaborato le vecchie registrazioni, il gruppo usa una loro melodia per scrivere qualcosa che prima non esisteva.


Quando una canzone già pubblicata diventa materiale per un'altra

Una canzone pubblicata conserva spesso possibilità che la sua prima versione non ha esplorato.

Può esserci una melodia da separare dal testo, una sezione strumentale da espandere oppure una registrazione che, ascoltata al contrario, suggerisce un andamento completamente diverso. Per alcuni musicisti tornare al proprio repertorio significa proprio questo: trattare brani già conclusi come materiale ancora disponibile.

Le operazioni possono essere molto differenti. Chi recupera una sequenza di accordi lavora sulla composizione; chi taglia un nastro o isola una parte strumentale interviene anche sulla registrazione. Il risultato acquista un titolo, un'identità e una funzione nuovi, mentre il collegamento con l'originale può restare evidente oppure diventare quasi impossibile da riconoscere.

La storia di "Helen Keller" si inserisce in questa pratica, che attraversa epoche e linguaggi del rock. Nei casi che seguono il materiale di partenza era già arrivato al pubblico: una vecchia canzone, o anche soltanto una sua parte, tornata al lavoro dentro un'altra.

David Bowie: All the Young Dudes al contrario e la seconda vita di Sister Midnight

Su "Lodger", nel 1979, David Bowie applica due procedimenti diversi a materiale già pubblicato. "Move On" nasce da "All the Young Dudes", il brano che aveva scritto per i Mott the Hoople e che questi avevano portato al successo nel 1972.

Il punto di partenza è un nastro montato per errore al contrario: la melodia risultante lo incuriosisce e lo spinge a provare lo stesso trattamento con altre registrazioni. Bowie raccontò a Uncut di aver individuato cinque o sei possibilità interessanti, scegliendo però di sviluppare soltanto quella di "Dudes" per l'album. Da un inno immediatamente riconoscibile ricava così il materiale per una canzone dall'andamento straniante, nella quale la provenienza diventa molto meno evidente.

"Red Money", che chiude il disco, segue invece una strada più diretta: recupera la base strumentale di "Sister Midnight", pubblicata da Iggy Pop su "The Idiot" nel 1977 e scritta con Bowie e Carlos Alomar. Su quella registrazione Bowie costruisce "Red Money", con parole diverse e ulteriori interventi sonori.

Lo stesso album contiene quindi una composizione generata deformando un vecchio brano e una canzone riscritta a partire da una base esistente. Sono due modi di considerare il proprio lavoro un archivio ancora aperto, nel quale anche una pubblicazione può rappresentare soltanto una tappa. 


The Who: da Rael a Sparks e Underture, le idee che trovano spazio in Tommy

Prima di "Tommy", Pete Townshend aveva già cercato di allargare la forma della canzone rock attraverso "Rael", progetto ambizioso poi condensato nel brano che chiude "The Who Sell Out", pubblicato nel 1967.

Dentro quella composizione rimaneva però un tema che il chitarrista considerava ancora poco sfruttato. Due anni dopo lo recupera per "Sparks" e "Underture", sviluppando il materiale strumentale all'interno di "Tommy". Il collegamento si riconosce ascoltando la parte finale di "Rael": ciò che occupava una porzione di un pezzo precedente viene ampliato fino a sostenere passaggi autonomi di un'opera molto più estesa.

Townshend chiarì in un'intervista del 1974 che le connessioni derivavano dall'utilizzo di materiale già disponibile, senza implicare una continuità narrativa tra i progetti. Quegli accordi gli piacevano, continuava a suonarli e aveva la sensazione che meritassero altro spazio. La loro nuova collocazione permette inoltre agli Who di sviluppare quelle dinamiche ampie, quasi orchestrali, che il chitarrista cercava nell'incontro tra rock e forma classica. Il riuso segue quindi un'esigenza precisa di scrittura: riconoscere che un'idea valida poteva esprimere molto di più di quanto avesse fatto nella sua prima apparizione. "Rael" resta una canzone compiuta, mentre alcuni dei suoi elementi diventano parte del linguaggio con cui la band costruisce il proprio salto verso la rock opera. 


Primal Scream: Loaded, il remix che diventa una canzone e cambia la band

Quando Andrew Weatherall riceve "I'm Losing More Than I'll Ever Have", pubblicata dai Primal Scream nel loro album omonimo del 1989, l'incarico è realizzare un remix.

I primi tentativi rimangono troppo vicini alla ballata originale, finché il chitarrista Andrew Innes lo invita a intervenire senza riguardi: "Distruggila, cazzo". Weatherall elimina batteria e voce principale, concentra il lavoro sul movimento di pianoforte e basso e ricostruisce il pezzo attraverso loop, fiati e campionamenti. Fra gli elementi aggiunti ci sono un dialogo dal film "The Wild Angels" e una voce degli Emotions; la ritmica passa anche attraverso un bootleg di "What I Am" di Edie Brickell.

Il risultato esce il 19 febbraio 1990 con un altro titolo, "Loaded", e introduce una direzione che troverà pieno sviluppo l'anno successivo in "Screamadelica". Dell'originale sopravvive materiale riconoscibile, ma gerarchie, atmosfera e destinazione sono cambiate: ciò che accompagnava una canzone diventa il centro di un'altra. È un caso nel quale il lavoro di produzione assume un peso compositivo decisivo, trasformando il remix in una nuova identità musicale. La vicenda dimostra anche quanto possa incidere uno sguardo esterno: Weatherall individua possibilità che la precedente struttura lasciava sullo sfondo e le porta davanti a tutto, aprendo ai Primal Scream un diverso rapporto con la cultura del club. 


Buckingham Nicks e Fleetwood Mac: i frammenti che diventano The Chain

"The Chain" è uno dei casi più concreti di canzone costruita attraverso il montaggio di materiali differenti. Pubblicata nel 1977 su "Rumours", contiene anche una parte del passato discografico di Lindsey Buckingham: una figura di chitarra già utilizzata in "Lola (My Love)", sul disco "Buckingham Nicks" del 1973.

Quel frammento entra in una composizione che prende forma durante le sessioni dei Fleetwood Mac, mettendo insieme elementi di "Keep Me There", un brano di Christine McVie rimasto inedito, materiale scritto da Stevie Nicks e la sezione finale centrata sul basso di John McVie.

La distinzione conta: la fonte già pubblicata è "Lola (My Love)", mentre gli altri contributi appartengono al processo di lavorazione del nuovo album. Il risultato passa anche attraverso un lavoro fisico sui nastri, tagliati e ricomposti con l'aiuto dei produttori e tecnici Ken Caillat e Richard Dashut. Le parti conservano caratteri diversi, dall'apertura tesa alla progressione conclusiva, ma il montaggio le rende momenti di un unico sviluppo. "The Chain" è inoltre l'unica canzone di "Rumours" accreditata a tutti e cinque i componenti. In un album attraversato dalle fratture personali della band, il suo brano più esplicitamente collettivo nasce così dall'unione di idee separate, compreso un frammento inciso prima che Buckingham e Nicks entrassero nel gruppo. 


Neil Young: la melodia di Dance, Dance, Dance rifiorisce in Love Is a Rose

Nel caso di Neil Young la trasformazione passa soprattutto attraverso la riscrittura. "Dance, Dance, Dance", una sua composizione entrata nel repertorio dal vivo alla fine degli anni Sessanta, viene pubblicata nel 1971 sull'album di debutto dei Crazy Horse.

Young riprende poi la melodia e la utilizza per "Love Is a Rose", cambiando le parole e il centro del racconto: l'invito al ballo lascia spazio all'immagine dell'amore come una rosa, destinata a perdere qualcosa quando si cerca di possederla.

La nuova registrazione risale al 1974, ma il pubblico incontra prima la versione di Linda Ronstadt, inserita in "Prisoner in Disguise" nel 1975 e arrivata al quinto posto della classifica country americana. L'incisione di Young viene pubblicata soltanto nel 1977 nella raccolta "Decade". La cronologia distingue quindi tre passaggi: la vecchia canzone già uscita con i Crazy Horse, la sua riscrittura e la successiva circolazione attraverso un'altra interprete. Qui il cambiamento riguarda il rapporto fra una melodia familiare e le immagini che le vengono associate. Pur conservando una parentela facilmente riconoscibile, "Love Is a Rose" assume una propria identità, abbastanza definita da essere interpretata e conosciuta autonomamente. È il versante più essenziale dello stesso procedimento: tornare a una propria idea musicale e scoprire che può ancora raccontare un'altra storia.