U2, The Edge: per la chitarra conta la voce, non il riff

The Edge racconta la sua idea di chitarra; Bono rivendica l'ambizione pop e guarda al nuovo album, Carnaval De Luz.
Per The Edge, la chitarra degli U2 non è mai stata una gara di tecnica né una vetrina per il riff più memorabile. La domanda, ha raccontato ripensando ai suoi inizi, è piuttosto: "Che cosa stai dicendo con la chitarra?" e, subito dopo, non "Sai suonare questo lick?".
Il chitarrista formulava questa idea già nel 1992, ricordando il passaggio dalle cover adolescenziali alla scoperta di una musica capace di mettere in discussione ciò che pensava lo strumento elettrico dovesse fare.
In un'intervista pubblicata dal New York Times, la riassume con un'immagine concreta: le note sono preziose, non si possono distribuire senza criterio. È una poetica che sposta il centro dal gesto alla comunicazione: conta il suono che serve alla canzone, il modo in cui una chitarra può raggiungere chi ascolta e restare riconoscibile senza riempire ogni spazio.
Per una band nata nel 1976, quando il punk aveva appena rimesso in discussione le gerarchie del rock, quella scelta è diventata una firma: gli arpeggi, il delay e le pause di The Edge hanno dato agli U2 una voce distinta proprio perché non inseguivano il vocabolario convenzionale del guitar hero.
Bono vuole ancora le classifiche pop
Bono, dal canto suo, non ha mai nascosto che l'ambizione della band comprende anche il desiderio di stare nel presente. Nell'intervista al New York Times ripresa da Louder, ammette: "Sono geloso quando restiamo fuori dalle classifiche pop". Poi scherza sulla sproporzione apparente tra l'età e l'obiettivo: a 66 anni vuole ancora conquistare le chart e qualcuno, dice, dovrebbe versargli addosso dell'acqua fredda. Ma dietro l'autoironia c'è una spiegazione precisa: i suoi artisti preferiti sono arrivati al grande pubblico, e Bono non vuole che le idee degli U2 restino escluse da quello stesso spazio.
La classifica, in questa prospettiva, non è solo un dato commerciale: è il segnale che una canzone riesce a entrare nella conversazione comune. L'aspirazione non è nostalgia per i primati degli anni Ottanta e Novanta, ma la volontà di continuare a scrivere musica che possa parlare a un pubblico largo, mentre cambia il panorama pop. È la stessa tensione che The Edge descrive quando dice che la band crede ancora di poter comporre la propria canzone migliore la settimana prossima.
Questa fame si accompagna a una promessa che i quattro si fecero da ragazzi: non salire mai su un palco senza dare tutto. Bono ricorda che il patto è sopravvissuto a litigi e scontri, anche fisici, dentro e fuori dal palco; The Edge lo riassume dicendo che per loro suonare "non è mai stato intrattenimento", ma qualcosa con un peso e un significato maggiori. Cinquant'anni dopo la nascita del gruppo, l'idea non viene presentata come una formula celebrativa: è il criterio con cui gli U2 misurano ancora il proprio lavoro. Il desiderio di tornare in classifica e la ricerca di una chitarra che non si limiti a ripetere i vecchi riff sono due facce della stessa ambizione: restare esposti al rischio di non funzionare, invece di trasformare il repertorio in un museo. In una carriera così lunga, l'impegno di cui parlano non coincide con l'esecuzione impeccabile di una routine: significa accettare ogni volta la possibilità che la serata o la canzone non si reggano da sole.
Il nuovo album degli U2, Carnaval De Luz
Il prossimo banco di prova si chiama Carnaval De Luz: il sedicesimo album in studio degli U2, in uscita il 13 novembre, primo disco di materiale inedito in nove anni.
La scaletta comprende dodici brani ed è stata prodotta da Jacknife Lee; tra le collaborazioni annunciate figurano Brian Eno e Martin Garrix, mentre "Torn" vede la partecipazione di Dolly Parton con la sua ultima registrazione prima di morire. Il disco arriva dopo i due EP pubblicati nel 2026, Days Of Ash ed Easter Lily, e raccoglie dodici canzoni che la band presenta come un nuovo capitolo, non come una semplice celebrazione dell'anniversario. The Edge lo definisce "una raccolta disordinata, provocatoria e sacra di canzoni" e segnala un dettaglio che sembra condensare la sua idea di ricerca: per la prima volta una registrazione degli U2 impiega corde flatwound.
Bono ha descritto il suono atteso attraverso chitarre potenti, bassi profondi e ritmi estatici. Il titolo, la produzione e gli ospiti aprono scenari diversi, ma il punto torna alla dichiarazione di The Edge: ciò che conta non è quante note si suonano o quanto sia riconoscibile il riff, ma che cosa riesce a comunicare il brano.
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