Novità

Tool, Adam Jones fissa l'obiettivo "The Sphere"

A placeholder image for the article
Author image Gianluigi Riccardo

12 maggio 2026 alle ore 17:48, agg. alle 18:04

Adam Jones parla del futuro della band e dell'ipotesi The Sphere. Che il nuovo album dei Tool possa essere un'esperienza multimediale?

I Tool continuano a muoversi lentamente, ma qualcosa negli ultimi mesi sembra davvero cambiato. Le recenti dichiarazioni di Adam Jones sulla possibile residency allo Sphere di Las Vegas non hanno soltanto riacceso l’attenzione sul futuro live della band: hanno riportato al centro anche il tema più discusso dai fan negli ultimi anni, cioè il nuovo album.

Dopo "Fear Inoculum" del 2019, il gruppo ha sempre mantenuto un approccio estremamente prudente quando si parla di nuova musica. Nessun annuncio ufficiale, nessuna deadline concreta, soltanto aggiornamenti sporadici. 

Intervistato da 99.7 The Blitz, il chitarrista ha però parlato del fatto che non solo i Tool sarebbero propensi ad esibirsi nella futuristica venue che ospiterà prossimamente i Metallica ma che, in un primo momento, l'inaugurazione sarebbe dovuta avvenire proprio con la band di Keenan e non, come poi successo, con uno show degli U2.

"Avremmo dovuto aprire quel locale. Ci era stato chiesto, ma a causa delle dinamiche interne legate alla band di 'Game of Thrones', non siamo riusciti a trovare un accordo. Alla fine hanno scelto gli U2, e credo che probabilmente ci avrebbero comunque escluso", ha detto ironicamente. "Ma si sono dimostrati davvero entusiasti all'idea che suonassimo lì, quindi ne abbiamo parlato con loro fin dall'apertura, ipotizzando una sorta di residenza. Ci sono però molti dettagli di produzione, budget, soldi e tempistiche da considerare. Quindi è complicato. Ma credo che prima o poi lo faremo."



Un nuovo album sviluppato come un'esperienza ?

Il discorso The Sphere non è campato in aria e anche il bassista Justin Chancellor, intervistato con Jones, ci ha tenuto a tirare fuori l'argomento. Così come fatto precedentemente dal batterista Danny Carey che, in un'altra intervista, aveva ipotizzato una residency per il 2027.

Del resto quale venue migliore del futuristico globo di Las Vegas per dare spazio a tutta la folle immaginazione dei Tool?

Già a febbraio Danny Carey aveva parlato apertamente di nuovo materiale in lavorazione. Il batterista aveva dichiarato: “Stiamo lavorando a molte nuove canzoni dei Tool adesso, speriamo per il 2027, questo è l’obiettivo”.

E le due cose potrebbero essere intrecciate in un discorso più ampio, un’esperienza audiovisiva costruita appositamente per la struttura.

"Siamo la band perfetta per quel posto", aveva dichiarato il batterista.

La venue di Las Vegas, con il suo sistema immersivo video e audio, rappresenta infatti un’estensione naturale dell’estetica del gruppo. Da oltre vent’anni i Tool costruiscono i propri concerti come esperienze multisensoriali, fondate su visual, simbolismo, geometrie, animazioni e design psichedelico. Sphere permetterebbe di portare tutto questo a un livello superiore.

La sensazione è che i Tool vogliano evitare una semplice residency celebrativa costruita sul repertorio storico. L’obiettivo potrebbe essere piuttosto sviluppare un concept nuovo, accompagnato da materiale inedito e da una produzione visuale totalmente progettata attorno a Sphere.

Le dichiarazioni sulla nuova musica: cautela, ma segnali concreti

Chi segue i Tool sa bene che il tema “nuovo album” va sempre affrontato con prudenza. Tra "10,000 Days" e "Fear Inoculum" passarono tredici anni, accompagnati da continui rinvii, problemi legali, blocchi creativi e dichiarazioni spesso contraddittorie.

Negli ultimi mesi, però, il tono sembra diverso.

Danny Carey ha parlato apertamente di una fase attiva di scrittura. Adam Jones, dal canto suo, aveva già dichiarato nei mesi precedenti che la band sarebbe tornata a “immergersi seriamente” nel lavoro sul nuovo materiale. Anche se senza sbilanciarsi troppo, il chitarrista ha lasciato intendere che il processo creativo stia finalmente entrando in una fase più concreta.

Un altro elemento interessante riguarda il metodo compositivo del gruppo. In una recente intervista dedicata alla genesi di “Forty Six & 2”, Jones ha ribadito che i Tool continuano a rifiutare un approccio troppo tecnico o matematico alla scrittura. “Non puoi fare musica in provetta e fare matematica”, ha spiegato. “Deve esserci spontaneità”.

Danny Carey ha aggiunto un concetto centrale per capire il funzionamento della band: “Molto raramente suoniamo all’unisono”. “Troviamo parti complementari”.

È una filosofia che spiega bene anche la lentezza produttiva dei Tool.

Oggi, però, la differenza è che per la prima volta nuova musica, programmazione live e residency sembrano parte dello stesso piano.

E per una band che ha sempre lavorato per cicli lunghissimi e visioni totalizzanti, è probabilmente il segnale più concreto arrivato dal 2019 a oggi.




Altre storie

Leggi anche