The Smiths, la storia di There Is a Light That Never Goes Out

Una corsa in auto, un amore mai dichiarato e un ritornello diventato un inno: come gli Smiths hanno trasformato la solitudine in un classico
There Is a Light That Never Goes Out diventa una delle canzoni simbolo degli Smiths attraverso un percorso insolito: esce su The Queen Is Dead il 16 giugno 1986, ma arriva come singolo nel Regno Unito soltanto nell'ottobre 1992, quando la band è sciolta da cinque anni. Il terzo album mette a fuoco la complementarità tra Morrissey e Johnny Marr: il primo racconta isolamento e desiderio, il secondo costruisce melodie capaci di rendere quelle storie immediatamente accessibili.
Qui l'incontro funziona attraverso un contrasto preciso: un testo che immagina una morte condivisa viene accompagnato da una musica che sembra aprirsi alla felicità, che poi è la cifra stilistica degli Smiths.
Marr ha appena ventun anni quando ne compone la musica, nell'estate 1985; nella stessa serata prendono forma anche I Know It's Over e Frankly, Mr. Shankly.
A Select, nel 1993, ricorderà: "Quando l'abbiamo suonata per la prima volta, ho pensato che fosse la migliore canzone che avessi mai sentito". L'identità del brano è già chiara prima che il pubblico lo trasformi in un inno.
Johnny Marr, l'Emulator e le registrazioni
La lavorazione si sviluppa nelle sessioni del 1985 tra i RAK Studios di Londra e Jacobs Studios, nel Surrey. Morrissey e Marr firmano la produzione, con Stephen Street al banco di registrazione. La chitarra acustica sostiene l'andamento del pezzo, mentre basso e batteria gli danno una continuità che accompagna il viaggio descritto nel testo.
Il dettaglio decisivo è però l'orchestrazione: archi e flauto vengono realizzati da Marr con un Emulator, un campionatore digitale. Nei crediti gli archi sono attribuiti all'immaginario Hated Salford Ensemble, una battuta che nasconde l'ampliamento del suono del gruppo. C'è anche un riferimento musicale deliberato: Marr spiegò a Select che il passaggio ascendente richiamava la versione degli Stones di Hitch Hike, brano di Marvin Gaye, attraverso una figura già utilizzata dai Velvet Underground in There She Goes Again.
Voleva vedere se la stampa avrebbe riconosciuto soltanto i Velvet. L'arrangiamento, intanto, doveva conservare la propria leggerezza. "Johnny e io l'abbiamo trattata con un tocco leggero", ha raccontato Street a MusicRadar, spiegando che non volevano ingrandirla fino a trasformarla in un singolo.
Il significato del testo nelle parole di Morrissey
Il protagonista chiede di essere portato fuori, dove ci siano musica e persone. Rifiuta una casa che non sente più propria, tra esclusione ed estraneità emotiva. In macchina è passeggero, dipende dall'altro e non riesce a dichiarare ciò che prova. Nel sottopassaggio arriva un'occasione, ma la paura impedisce di coglierla.
Nell'intervista a Martin Aston ripubblicata da Q nel 2004, Morrissey indicava proprio quei versi come difficili da riascoltare per quanto li sentiva vicini: "È come se qualcuno mi colpisse con un martello". Alla domanda sull'esistenza di una persona reale al volante rispondeva affermativamente, precisando che si era affidato a diverse persone, senza identificarle.
Il ritornello si può leggere come un rovesciamento dell'impaccio: il narratore immagina di poter restare accanto alla persona desiderata attraverso un incidente, mentre non riesce a chiederle amore. Autobus e camion rendono la dichiarazione assoluta quotidiana, quasi assurda. Nelle prime versioni, inoltre, la luce era esplicitamente negli occhi dell'altro: eliminare quel riferimento rende il finale più aperto, come osservava Simon Goddard in un'intervista a 3:AM.
Il singolo del 1992 e i risultati in classifica
La mancata uscita immediata su 45 giri fu una scelta della band. In un'intervista a Clash del 2019, Marr spiegò che tutti volevano There Is a Light come singolo, ma lui aveva insistito per Bigmouth Strikes Again: dopo l'assenza dalle classifiche cercava un ritorno più aggressivo, una dichiarazione d'intenti. La Francia fece eccezione, pubblicandola nel gennaio 1987 con Half a Person sul lato B. Nel Regno Unito fu WEA a recuperarla nell'ottobre 1992 per accompagnare la raccolta ...Best II. I dati di Official Charts raccontano un risultato contenuto: ingresso al numero 40 nella classifica del 24 ottobre, picco al 25 la settimana successiva, tre settimane complessive nella Top 100, delle quali due nella Top 40. Il confronto con il 2005 è significativo: la versione dal vivo pubblicata da Morrissey insieme alla cover di Redondo Beach di Patti Smith raggiunse il numero 11.

Da John Peel al cinema: l'impatto culturale
Già nel 1986 gli ascoltatori di John Peel avevano portato There Is a Light That Never Goes Out al primo posto della sua Festive Fifty.
Il legame con il pubblico precedeva la pubblicazione britannica del singolo. Nello stesso periodo il brano entrava nel cortometraggio The Queen Is Dead di Derek Jarman, accanto alla title track e a Panic, associando la musica degli Smiths a un linguaggio visivo sperimentale.
Nel 2009 500 giorni insieme lo avrebbe usato nella scena dell'ascensore: Summer riconosce la canzone nelle cuffie di Tom e la passione condivisa per gli Smiths diventa un primo punto di contatto.
Il film mostra anche quanto sia fragile scambiare un gusto musicale comune per una garanzia sentimentale. Nei concerti solisti di Marr e Morrissey il pezzo continua a provocare cori collettivi: una storia di incapacità di comunicare diventa un'occasione per cantare insieme. È qui che si misura il suo impatto culturale: offre un linguaggio riconoscibile a chi si sente escluso, e consente a un'esperienza individuale di diventare condivisa senza risolverne tutte le ambiguità.
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