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Rush, Geddy Lee e l’incontro con Neil Peart: “Quel piccolo uccello sembrava quello del tour”

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Author image Gianluigi Riccardo

10 agosto 2026 alle ore 13:29, agg. alle 13:44

Geddy Lee racconta lo strano episodio avvenuto dopo il debutto del Fifty Something Tour. Sul futuro dei Rush: “Per ora niente nuova musica”.

Certe coincidenze acquistano un peso diverso a seconda del momento in cui accadono. Geddy Lee non è mai stato particolarmente incline al soprannaturale e continua a non esserlo, ma quanto successo dopo la prima serata del Fifty Something Tour dei Rush gli ha lasciato comunque qualcosa su cui riflettere.

Il bassista e cantante canadese ha raccontato l’episodio durante un’intervista all’emittente di Toronto Q107, mentre i Rush erano tornati nella loro città per una serie di concerti alla Scotiabank Arena.

Alla domanda se durante questo nuovo capitolo della band avesse mai avvertito in qualche modo la presenza di Neil Peart, scomparso nel gennaio 2020, Lee ha risposto raccontando quello che era successo a Los Angeles subito dopo il debutto del tour.

Geddy Lee, Neil Peart e quello strano uccello apparso dopo il concerto dei Rush

Era la notte successiva al primo concerto del tour al Kia Forum di Los Angeles. Geddy Lee si trovava in hotel e stava scambiando alcuni messaggi con Alex Lifeson, che alloggiava nella stessa struttura. La porta della sua camera era rimasta leggermente aperta quando il musicista ha notato qualcosa sul pavimento davanti a sé.

"Non so se avete visto il poster del Fifty Something Tour, quello con due uccelli appoggiati su un filo e uno che vola via", ha raccontato Lee. "Ho guardato davanti a me, sul pavimento, e c’era un uccello che sembrava esattamente quello del poster".

Il piccolo animale non è semplicemente passato davanti alla stanza. Lee gli si è avvicinato e l’uccello è entrato, volando fino alla camera da letto per poi posarsi sul bordo del letto.

"Ero abbastanza scioccato. Amo gli uccelli, quindi mi sono avvicinato. È volato nella mia camera da letto e si è seduto sul bordo del letto. Quando mi sono avvicinato sembrava che mi stesse guardando, poi è volato fuori dalla porta".

Lee ha immediatamente iniziato a raccontare via messaggio l’accaduto a Lifeson, ma proprio in quel momento la scena ha avuto un secondo capitolo ancora più particolare.

"Non sono uno che crede a tutte queste cose mistiche", ha precisato. "Ma è stato un momento davvero notevole. Mentre stavo scrivendo ad Alex, l’uccello è tornato, ha infilato di nuovo la testa nella porta, quasi come per salutarmi un’altra volta. Gli ho detto: ‘Ok, ciao’, e se n’è volato via. È stato pazzesco".

Nessuna proclamazione paranormale, dunque. Ma è difficile ignorare il valore simbolico dell’episodio, soprattutto perché il Fifty Something Tour nasce proprio con Neil Peart al centro del suo significato.




Il Fifty Something Tour: il ritorno dei Rush dopo undici anni

Quello partito il 7 giugno 2026 da Los Angeles è il primo vero tour dei Rush dopo oltre un decennio. Lee e Lifeson non salivano insieme su un palco per una tournée della band dai tempi di R40 e la morte di Peart sembrava aver definitivamente chiuso qualsiasi possibilità di un ritorno.

Come avevano raccontato anche a Radiofreccia alla vigilia della tournée, però, negli ultimi anni qualcosa è progressivamente cambiato. Lee e Lifeson hanno ricominciato prima semplicemente a suonare insieme, senza una strategia precisa, fino a ritrovare quella che avevano definito una nuova “scintilla”. Da lì è nata l’idea di verificare se fosse possibile riportare quella musica sul palco senza tentare l’impossibile operazione di sostituire Neil Peart.

La scelta è ricaduta sulla batterista tedesca Anika Nilles, già collaboratrice di Jeff Beck, affiancata dal tastierista Loren Gold, musicista con una lunga esperienza al fianco di The Who e Roger Daltrey. Per prepararsi al tour Nilles ha dovuto assimilare un repertorio enorme: secondo Lee, circa 43 canzoni, con parti di batteria che difficilmente possono essere considerate materiale semplice da apprendere.

Nell’ultimo mese di prove la formazione ha addirittura eseguito uno show completo per 24 giorni su 27.

“Non avevamo mai lavorato così duramente in tutta la nostra vita”, ha spiegato Geddy Lee. “E ne sono grato, perché alla prima serata eravamo tutti molto nervosi. Tutte quelle prove hanno dato i loro frutti”.

Il risultato è uno spettacolo costruito su due set e su un repertorio di oltre quaranta brani, modificabile di sera in sera. Un modo per evitare la rigidità celebrativa e trasformare il tour in una rilettura viva di oltre cinquant’anni di musica.

Già all’annuncio delle date europee Lee aveva spiegato l’approccio: “Io e Alex stiamo adorando le ore di prove trascorse con Anika e Loren, imparando circa quaranta canzoni che ci permetteranno di continuare a far evolvere gli spettacoli e di suonare brani diversi nelle varie serate”. L’obiettivo dichiarato resta anche “celebrare cinquant’anni di musica dei Rush, dando a Neil il tributo che merita da tanto tempo”.


Rush e nuova musica: per Geddy Lee adesso la priorità è un’altra

Il ritorno sul palco ha inevitabilmente riaperto anche una domanda rimasta sospesa per anni: esisterà mai nuova musica dei Rush?

La risposta oggi è decisamente più prudente rispetto ad alcuni mesi fa.

Prima che il Fifty Something Tour assorbisse completamente Lee e Lifeson, Geddy aveva infatti raccontato di essere tornato a scrivere musica e testi dopo la conclusione del tour promozionale della sua autobiografia. Inizialmente pensava a un progetto personale, ma le nuove jam con Lifeson avevano fatto emergere la possibilità che il materiale potesse trasformarsi in qualcosa di condiviso.

Quel processo è però finito momentaneamente in secondo piano davanti all’enorme lavoro richiesto dal tour.

Interrogato recentemente sulla possibilità di nuova musica, Lee ha risposto senza lasciare molto spazio alle interpretazioni: “No. Abbiamo già abbastanza da fare. Stiamo ancora cercando di ricordarci le vecchie canzoni e di riuscire a suonarle!”.

Non significa necessariamente una chiusura definitiva. Piuttosto, il contrario di una promessa.

Lee sa anche che questo nuovo capitolo non può essere considerato infinito. “Sono entusiasta del modo in cui stiamo suonando e di come i musicisti che abbiamo scelto si siano amalgamati”, ha spiegato. “Quando mi vedete sorridere sul palco non sto fingendo. Per me è un momento di grande gioia e so che nel mio corpo sono rimasti soltanto un certo numero di concerti. Quindi voglio godermeli finché posso”.

È probabilmente questa la chiave per capire i Rush del 2026: nessuna corsa a costruire artificialmente una seconda carriera e nessun tentativo di cancellare l’assenza di Peart. Lee e Lifeson stanno semplicemente verificando fino a dove può portarli la voglia ritrovata di suonare insieme.


Rush in Italia nel 2027: appuntamento a Milano

Il Fifty Something Tour proseguirà per tutto il 2026 tra Stati Uniti e Canada, prima di spostarsi all’inizio del 2027 in Sud America e successivamente in Europa. Il calendario rappresenta anche il ritorno europeo dei Rush dopo quello del 2013.

Per l’Italia l’appuntamento è fissato per 30 marzo 2027 all’Unipol Dome di Milano, unica data italiana attualmente prevista dal calendario ufficiale della band.

Sarà soprattutto l’occasione per capire dal vivo cosa rappresenti realmente questa nuova fase dei Rush. Non una reunion nel senso tradizionale del termine, perché uno dei tre elementi che hanno definito la storia della band non può esserci. Piuttosto la prosecuzione di un rapporto tra Lee e Lifeson che, dopo anni di silenzio, ha ritrovato una ragione per tornare sul palco.

E in una storia nella quale Neil Peart continua inevitabilmente ad avere un ruolo centrale, persino un piccolo uccello entrato per pochi secondi in una stanza d’albergo può assumere un significato inatteso.

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