Leo Fender, l’uomo che ha inventato le chitarre del rock

Photo Credits: Ilias Katsouras/Wikimedia (David Gilmour black Strat)
Leo Fender non era un chitarrista ma un tecnico geniale. Con Telecaster e Stratocaster mise nelle mani dei musicisti due strumenti destinati a cambiare il rock
David Gilmour e Mark Knopfler, Jimi Hendrix e Yngwie Malmsteen, Kurt Cobain e Nile Rodgers. Musicisti lontanissimi per epoca, linguaggio e tecnica, accomunati però da una cosa: tutti hanno trovato in una chitarra elettrica Fender lo strumento perfetto per dare forma alla propria musica.
Leo Fender, nato il 10 agosto 1909, non era un guitar hero e nemmeno un vero chitarrista. Eppure, se la chitarra elettrica è diventata lo strumento simbolo del rock, è difficile immaginare questa storia senza di lui.
Dalle radio al rock
Clarence Leonidas Fender era prima di tutto un tecnico, innamorato dell’elettronica e ossessionato dalla funzionalità. A tredici anni riparava già radio e nel 1938 aprì a Fullerton, in California, il Fender Radio Service. La sua filosofia poteva essere riassunta in una massima: «Se qualcosa è facile da riparare, è facile da costruire». Nel dopoguerra le grandi orchestre lasciavano spazio a formazioni più piccole, mentre country e rhythm & blues chiedevano strumenti capaci di suonare più forte senza i problemi di feedback delle chitarre tradizionali amplificate. Fender rispose nel 1950 con la Esquire e quindi con la Broadcaster. Corpo pieno, manico avvitato, componenti facilmente sostituibili: una chitarra progettata quasi con la razionalità di una macchina. Appena cominciò a circolare tra palchi e studi, però, fu chiaro che quella semplicità nascondeva qualcosa di formidabile. Era robusta, relativamente economica, comodissima da suonare e soprattutto aveva un suono brillante, aggressivo, capace di tagliare il mix. Una specie di Cenerentola della chitarra elettrica. Il nome Broadcaster durò pochissimo: Gretsch possedeva già il marchio Broadkaster per una linea di batterie e chiese a Fender di cambiarlo. Per alcuni mesi sulle palette non comparve alcun nome del modello – le chitarre che oggi chiamiamo informalmente “Nocaster” – finché nel 1951 arrivò Telecaster, un nome ispirato alla televisione, l’oggetto tecnologico che in quel momento raccontava meglio il futuro.
La Stratocaster e i guitar hero
Nel 1954 arrivò la Stratocaster. Tre pickup, doppia spalla mancante, corpo sagomato, leva del vibrato: Leo, che non era chitarrista, lavorò con musicisti come Bill Carson, Rex Gallion e Freddie Tavares per capire cosa servisse davvero a chi quello strumento doveva suonarlo. Il risultato era futuristico ma soprattutto pratico. Buddy Holly contribuì a portarla davanti al grande pubblico americano; Hank Marvin, con gli Shadows, ne fece un oggetto del desiderio per un’intera generazione britannica. Dick Dale ne esasperò potenza e aggressività, spingendo Fender a lavorare anche su amplificatori capaci di reggere volumi sempre maggiori. Poi arrivò Jimi Hendrix: feedback, fuzz, leva, volume, rumore trasformato in musica. La Stratocaster diventò definitivamente uno degli strumenti simbolo del rock. La Telecaster seguì una strada diversa. Rimase essenziale, quasi spartana, attraversando country, blues e rock fino a diventare inseparabile da Keith Richards. Due chitarre progettate più di settant’anni fa e ancora sostanzialmente identiche a loro stesse: forse il modo migliore per misurare il genio di Leo Fender.
Quattro Fender da ascoltare:
Jimi Hendrix – “Little Wing” (Axis: Bold as Love, 1967) Quando si parla di Hendrix è inevitabile pensare prima di tutto al solista spettacolare e visionario. Ma una parte enorme della sua rivoluzione avviene nella chitarra ritmica: accordi e parti solistiche si intrecciano continuamente, mentre la leva diventa un vero mezzo espressivo. “Little Wing” racconta entrambe le cose e mostra quanto quel linguaggio sia anche un’espressione delle possibilità offerte dalla Stratocaster.
Pink Floyd – “Comfortably Numb” (The Wall, 1979) Con la Stratocaster David Gilmour ha fatto praticamente tutto: ritmiche, sperimentazione sonora, effetti e soprattutto assoli. Quello di “Comfortably Numb” continua a ricorrere ai primissimi posti nelle classifiche e nei sondaggi dedicati ai più grandi assoli della storia del rock. Una delle parti solistiche più celebrate di sempre è stata suonata proprio con una Stratocaster.
The Police – “Walking on the Moon” (Reggatta de Blanc, 1979) Andy Summers dimostra quanto la Telecaster possa allontanarsi dalle proprie radici country: accordi sospesi, modulazioni, delay, grandi spazi e un approccio in cui ritmo e sperimentazione diventano quasi inseparabili. Non a caso la Telecaster continuerà a essere uno strumento amatissimo proprio dai chitarristi con questa vocazione: anni dopo la ritroveremo, per esempio, tra le mani di Jonny Greenwood dei Radiohead.
Bruce Springsteen – “Born to Run” (Born to Run, 1975) La celebre Esquire modificata con componenti Telecaster contribuisce a consolidare un’altra identità dello strumento Fender: quella della chitarra spartana, diretta, perfetta per ritmiche compatte costruite su suono, tiro, groove e feeling più che sul virtuosismo. Un’attitudine che ritroveremo anche nel punk, con una Telecaster al collo di Joe Strummer dei Clash.
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