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Rolling Stone e le 200 migliori canzoni rock del XXI secolo: cosa raccontano del rock oggi

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Author image Gianluigi Riccardo

29 ottobre 2026 alle ore 12:07, agg. alle 12:23

Da "Maps" a Olivia Rodrigo, passando per Jay-Z, Taylor Swift e Beyoncé: la classifica americana mette alla prova i confini del rock.

L’ultima classifica di Rolling Stone USA, pubblicata il 27 ottobre, raccoglie le 200 migliori canzoni rock del XXI secolo. È pensata come compagna della serie Reasons to Love Rock, pubblicata a settembre: due prospettive diverse per affrontare la stessa domanda.

La prima costruisce un canone di brani, la seconda guarda a scene, artisti e occasioni in cui il rock continua a generare interesse. Letti insieme, i due lavori restituiscono un’idea precisa: il genere è difficile da definire con un solo suono, ma continua a trovare nuove forme e nuovi pubblici.

La top 10: il canone del Duemila incontra il pop di oggi

1. Yeah Yeah Yeahs – "Maps" (2003)

2. The White Stripes – "Seven Nation Army" (2003)

3. The Killers – "Mr. Brightside" (2004)

4. Olivia Rodrigo – "Good 4 U" (2021)

5. Radiohead – "The National Anthem" (2000)

6. Phoebe Bridgers – "I Know the End" (2020)

7. The Strokes – "Last Nite" (2001)

8. Jay-Z – "99 Problems" (2003)

9. Arctic Monkeys – "I Bet You Look Good on the Dancefloor" (2005)

10. Wilco – "Impossible Germany" (2007)

Otto canzoni su dieci arrivano dal periodo 2000-2007: un dato che fa della top ten soprattutto il ritratto di un’epoca, quella in cui Strokes, White Stripes, Killers e Arctic Monkeys hanno riportato chitarre e club rock al centro della conversazione. In cima, però, c’è "Maps", una scelta più fragile e raccolta rispetto agli inni da stadio che la seguono. Le due eccezioni più recenti, Olivia Rodrigo e Phoebe Bridgers, mostrano quanto sia cambiata la mappa: "Good 4 U" porta il pop-punk al quarto posto, mentre "I Know the End" trasforma il folk-rock intimista in una progressione catartica. Al quinto posto c’è il jazz-rock obliquo di Radiohead; all’ottavo Jay-Z, con un brano hip-hop dall’energia e dall’immaginario apertamente rock. La presenza di Wilco al decimo, con una canzone costruita anche intorno alla chitarra, completa una selezione che mette fianco a fianco modi diversi di intendere il genere.


Le posizioni che allargano il perimetro

Scorrendo la lista, la definizione si fa ancora più elastica. Geese sono al numero 21 con "Getting Killed", mentre U2, David Bowie e Coldplay occupano rispettivamente le posizioni 22, 23 e 24. Lana Del Rey è al 28 con "Venice Bitch"; Taylor Swift al 33 con la versione di dieci minuti di "All Too Well";

Beyoncé, insieme a Jack White, al 46 con "Don’t Hurt Yourself". Sono scelte che portano in classifica pop, hip-hop e cantautorato, e suggeriscono una lettura del rock come linguaggio: una combinazione di suono, scrittura e attitudine che può attraversare anche carriere nate in altri ambiti.

La componente più pesante ha una presenza ampia, anche se distribuita lungo la graduatoria: "Chop Suey!" dei System of a Down è al 34, "Disciple" degli Slayer al 40, "Change (In the House of Flies)" dei Deftones al 47 e "Blood and Thunder" dei Mastodon al 60. Più avanti compaiono Converge, Turnstile e Tool. Si incontrano anche geografie e tradizioni diverse: Juanes è al 192, Bombino al 183, Maná all’80 e Natalia Lafourcade al 98. La selezione non è quindi un semplice album dei ricordi del revival indie americano: prova a tenere insieme metal, punk, alternative, pop e rock in lingua spagnola, pur dando alla scena statunitense e britannica il peso maggiore. 

Perché amiamo il rock

La serie Reasons to Love Rock sposta poi lo sguardo dai brani alle condizioni che permettono alle scene di crescere. Racconta Geese e la nuova scena newyorkese, le esibizioni dal vivo delle Die Spitz, il rumore chitarristico dei Lifeguard, lo shoegaze, il punk caraibico e il ruolo dei piccoli club. Ci sono anche il rock classico che circola su TikTok, il ritorno dei veterani alle etichette indipendenti e artisti come Bob Dylan, Neil Young, George Clinton e Paul McCartney ancora in tour oltre gli ottant’anni. È un quadro che comprende il palco, i luoghi di aggregazione e i canali con cui la musica raggiunge nuove generazioni. 

Anche il fondo della classifica merita attenzione. Al numero 200 c’è "Ocean Avenue" degli Yellowcard, pop-punk del 2003; al 199 compare Noah Kahan, seguito da Mogwai al 197 con "2 Rights Make 1 Wrong" e Incubus al 196 con "Circles". La posizione finale non è una sentenza sul valore di una canzone: è l’ultimo posto assegnato all’interno di una selezione che dichiara di aver dovuto rinunciare a molti altri brani. La lista fotografa soprattutto il modo in cui Rolling Stone vuole raccontare il rock: un repertorio condiviso, pieno di gerarchie discutibili e proprio per questo capace di aprire una discussione. Il suo stato oggi si misura meno in una formula sonora unica che nella coesistenza di artisti affermati, nuove scene e pubblici che continuano a riconoscersi in musiche molto diverse. 

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