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Neil Young fa causa a Trump: “Rockin’ in the Free World” torna al centro dello scontro

Neil Young fa causa a Trump: “Rockin’ in the Free World” torna al centro dello scontro

Photo Credits: Billshiwerstick/Wikimedia

Gianluigi RiccardoGianluigi Riccardo
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Young chiede 10 milioni di dollari al comitato Trump 47: la canzone era già al centro di un accordo del 2020.

Neil Young torna in tribunale per l’uso di Rockin’ in the Free World durante un evento elettorale di Donald Trump.

La causa, depositata lunedì 26 ottobre presso il tribunale federale della Virginia, prende di mira il Trump 47 Committee Inc. e riguarda il comizio del 12 ottobre a Youngstown, in Ohio: secondo il ricorso, il brano sarebbe stato diffuso prima dell’intervento del presidente senza licenza.

Young chiede 10 milioni di dollari di risarcimento e un provvedimento che impedisca ulteriori utilizzi della sua musica per scopi politici. È importante precisare che si tratta delle accuse contenute nell’atto legale: il tribunale non si è ancora pronunciato. La vicenda ha però un elemento in più rispetto alla consueta protesta pubblica di un artista: nel 2020 Young aveva già avviato un’azione legale per l’uso di Rockin’ in the Free World e Devil’s Sidewalk durante eventi della campagna Trump.

Secondo il nuovo ricorso, quella disputa si era chiusa con l’impegno a non riprendere il brano senza licenza e autorizzazione. 

La scelta di Rockin’ in the Free World rende il caso particolarmente leggibile anche fuori dalle aule giudiziarie. Pubblicata nel 1989, la canzone è diventata una delle composizioni più riconoscibili di Young, ma il suo ritornello non basta a trasformarla in un inno politico a disposizione di chiunque: il testo attraversa povertà, dipendenze e disuguaglianze, mentre la formula celebrativa del titolo è attraversata da un’ironia amara.

Il ricorso del musicista insiste proprio su questa frizione e definisce il brano “l’opposto di tutto ciò che Donald Trump rappresenta”. 

Il nuovo episodio riporta quindi in primo piano una domanda che riguarda molti artisti: quando una canzone viene scelta per introdurre un candidato, il pubblico la interpreta come un semplice sottofondo oppure come un segnale di sostegno? Per Young, almeno secondo quanto sostiene nella causa, il problema non è soltanto politico: è anche la ripetizione di un uso che sarebbe stato escluso da un accordo precedente.


Dai comunicati alle cause: i precedenti più significativi

Il caso Young è uno dei pochi in cui il dissenso ha preso la forma di una causa, ma non è isolato. Nel 2020, dopo l’esecuzione di I Won’t Back Down al comizio di Trump a Tulsa, la famiglia di Tom Petty inviò una diffida. La sua posizione era che il musicista non avrebbe voluto la canzone associata a una “campagna d’odio”; il chitarrista dei Heartbreakers Benmont Tench disse di non approvare neppure che Trump fischiettasse un brano legato alla band.

Nello stesso periodo i Rolling Stones si rivolsero a BMI per chiedere che la campagna smettesse di usare You Can’t Always Get What You Want. Rihanna, nel 2018, fece inviare una lettera di cessazione e desistenza per l’impiego di Don’t Stop the Music. Nel 2024 i Foo Fighters negarono di aver autorizzato My Hero a un comizio e dissero che avrebbero destinato alla campagna Harris-Walz eventuali royalties. Sono contestazioni di natura e conseguenze diverse: alcune sono state diffide, altre dichiarazioni pubbliche, e non tutte sono finite davanti a un giudice. 

Il caso degli ABBA, sempre del 2024, ha aggiunto un altro tassello: Universal Music dichiarò che il gruppo e la casa discografica avevano chiesto di rimuovere i video in cui la musica della band veniva usata durante eventi di Trump e precisò che non era stata concessa una licenza. Dall’altra parte, le campagne politiche hanno talvolta sostenuto di essere coperte da licenze generali per l’esecuzione pubblica.

Una disputa che ha avuto un esito giudiziario più concreto è quella di Eddy Grant: il suo brano Electric Avenue era stato inserito in un video elettorale diffuso sui social nel 2020. Nel 2024 un giudice ritenne Trump responsabile per l’uso contestato; il procedimento si è poi chiuso con un accordo. 

Steven Tyler fece inviare due diffide nel 2015, dopo che Trump aveva continuato a usare Dream On, e una terza nel 2018 per Livin’ on the Edge. I legali sostenevano che l’associazione potesse far credere che Tyler approvasse la candidatura o la presidenza di Trump. Tyler precisò che “la mia musica è per le cause, non per le campagne o i comizi politici”, presentando la questione come un problema di autorizzazione e diritti.

Nel 2015 Trump fece ascoltare It’s the End of the World as We Know It (And I Feel Fine)  dei R.E.M. a un comizio; la band dichiarò di non autorizzare l’uso della propria musica e chiese ai candidati di smettere. Nel gennaio 2020, dopo che a un evento di Milwaukee furono suonate Everybody Hurts e Losing My Religion, il bassista Mike Mills disse che il gruppo stava “esplorando tutte le strade legali” per impedirne l’impiego.

Comizio, video e copyright: non sono sempre la stessa cosa

La distinzione tecnica aiuta a capire perché le proteste degli artisti non portino automaticamente a un’azione giudiziaria vincente. Per un evento dal vivo possono entrare in gioco licenze per l’esecuzione pubblica ottenute dal locale o dalla campagna attraverso organizzazioni come ASCAP e BMI, praticamente i corrispettivi di SIAE ed SCF;

le regole dipendono dal tipo di licenza e dal fatto che un’opera sia stata esclusa o meno. Le campagne possono inoltre acquistare licenze politiche specifiche, alle quali alcuni autori possono decidere di sottrarre i propri brani. Se invece una canzone viene inserita in un video elettorale, si aggiungono i diritti per sincronizzare la composizione con le immagini e quelli relativi alla registrazione utilizzata. Il Congressional Research Service statunitense descrive queste autorizzazioni come distinte. Perciò la contestazione di un musicista può riguardare il copyright, i termini di un accordo, l’impressione di un endorsement o più elementi insieme. Nel caso Young la nuova causa sostiene, oltre all’assenza di licenza, che sia stato violato l’impegno preso nel 2020.

L’esito dipenderà dalle prove, dagli accordi e dalla responsabilità del soggetto citato: non è ancora un verdetto sulla liceità di tutti gli usi musicali ai comizi.