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Rock and Roll Hall of Fame 2026: Oasis e Iron Maiden finalmente dentro, tra polemiche, ritorni e grandi esclusi

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Author image Gianluigi Riccardo

14 aprile 2026 alle ore 11:42, agg. alle 12:09

La classe 2026 premia finalmente gli Iron Maiden, mentre gli Oasis entrano al primo colpo

La Rock and Roll Hall of Fame ha annunciato la classe 2026, e il filo conduttore è chiarissimo: il tempo. C’è chi ha aspettato troppo — e chi, invece, è entrato immediatamente. Da una parte gli Iron Maiden, simbolo delle grandi ingiustizie storiche della RockHall; dall’altra gli Oasis, capaci di trasformare subito la loro prima candidatura in un ingresso diretto.

La cerimonia si terrà il 14 novembre 2026 al Peacock Theater di Los Angeles, con trasmissione televisiva e streaming a dicembre . Un cambio di scenario rispetto alla tradizionale Cleveland che conferma la dimensione sempre più globale dell’evento.

Fondata nel 1983, la Hall of Fame premia artisti con almeno 25 anni di carriera discografica e selezionati da una giuria di oltre mille votanti tra addetti ai lavori, artisti e storici della musica . Ma come dimostra il caso Maiden, il criterio dell’influenza non sempre viene applicato con coerenza.

Questione di tempo: Iron Maiden e Oasis

Per gli Iron Maiden si tratta di una vera e propria consacrazione tardiva. Eleggibili da anni, più volte nominati e altrettante volte esclusi, sono diventati il caso emblematico della distanza tra istituzione e pubblico: una band fondamentale per la storia dell’heavy metal, con un’influenza globale e una fanbase gigantesca, rimasta inspiegabilmente fuori per troppo tempo. L’ingresso nel 2026 è quindi una "riparazione storica", come molti osservatori l’hanno definita.

Al contrario, il percorso degli Oasis è stato rapidissimo: prima nomination e immediata introduzione. Un dato che racconta bene il peso culturale del britpop e l’impatto di una discografia relativamente breve ma decisiva, oltre al trionfale tour della reunion nel 2025

Completano la categoria principale altri nomi di grande peso, in una classe estremamente trasversale per generi e decenni. Tra questi spiccano anche Phil CollinsBilly Idol  e Joy Division / New Order, introdotti insieme per sottolineare la continuità artistica tra le due incarnazioni, oltre a icone di altri mondi musicali.

Accanto ai performer, come ogni anno, la Hall ha annunciato anche le altre categorie, fondamentali per raccontare la musica nella sua totalità:

Tutti i nomi della Rock And Roll Hall Of Fame 2026

categoria Performer

Early Influence Award

Musical Excellence Award

Ahmet Ertegun Award


Reazioni, polemiche e snub: il dibattito non si spegne

L’ingresso degli Iron Maiden è stato accolto come una vittoria dai fan, ma anche come una conferma delle criticità del sistema. Negli anni, Bruce Dickinson aveva criticato apertamente la Hall, accusandola di ignorare il metal. Questa introduzione, tardiva ma inevitabile, sembra dargli ragione.

Sul fronte Oasis, la situazione è quasi paradossale. Liam Gallagher ha spesso ridicolizzato l’istituzione, ma ora si trova davanti a un riconoscimento immediato. Negli ultimi commenti, tra ironia e ambiguità, ha lasciato intendere che potrebbe anche partecipare alla cerimonia.

Inutile dire che il frontman degli Oasis si è poi pubblicato su X messaggi di tutt'altro tenore, sempre conditi da tanta ironia, nelle ore successive all'annuncio.

Non mancano però le polemiche, soprattutto per gli esclusi. Tra i nomi più discussi restano fuori ancora una volta Jeff Buckley e gli INXS, già presenti tra i candidati ma non selezionati. Insieme a loro, anche Mariah Carey, Lauryn Hill e Shakira, a conferma di quanto il processo resti competitivo e controverso .

Il caso Buckley è emblematico: un’eredità artistica immensa, ma ancora senza riconoscimento ufficiale. Quello degli INXS, invece, riporta al tema della sottovalutazione di alcune scene — in questo caso quella australiana — rispetto ai circuiti anglo-americani.

In definitiva, la classe 2026 della Rock and Roll Hall of Fame riesce nell’impresa di essere allo stesso tempo celebrativa e divisiva. Da un lato corregge alcune mancanze storiche — su tutte quella degli Iron Maiden — dall’altro continua ad alimentare un dibattito che, anno dopo anno, resta parte integrante del mito della Hall.



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