Interviste

Queens of the Stone Age, Josh Homme a Radiofreccia: il valore delle imperfezioni in Perfecth

Queens of the Stone Age, Josh Homme a Radiofreccia: il valore delle imperfezioni in Perfecth
Gianluigi RiccardoGianluigi Riccardo
, agg. alle

Alla vigilia di Perfecth, il nono album dei QOTSA, Homme racconta a Radiofreccia il valore delle imperfezioni e l’impatto delle Catacombe.

Quando la conversazione con Radiofreccia sta per finire, il nostro Nessuno si concede un’ultima battuta: "È uscito un nuovo disco di una band che si chiama Queens of the Stone Age. Dovresti dargli un’occhiata". Quel disco è Perfecth, il nono album in studio della band, in uscita domani, 30 ottobre, per Matador Records.

Il frontman Josh Homme ne ha parlato con Radiofreccia a Milano, passando dal significato di un titolo che sembra una storpiatura di "perfetto" al modo in cui le esperienze recenti hanno cambiato il suo rapporto con la musica.

Homme non trasforma il colloquio in una presentazione convenzionale: passa dalla riflessione alla battuta e conserva il gusto di mettere in discussione le aspettative. La conversazione mantiene il tono ironico di Homme, ma si apre presto su temi più profondi: la vita e il dolore, la possibilità di redenzione, la famiglia e gli amici. Sono anche le coordinate dichiarate del nuovo album, nove canzoni che attraversano diverse forme d’amore, comprese quelle capaci di spezzare e quelle che aiutano a ricomporsi.

Perfecth, un titolo contro l’idea di perfezione

Homme spiega che la parola inventata porta con sé una contraddizione: "Niente è perfetto". Perfecth si pronuncia proprio come "perfect", ma la H finale incrina l’idea che il titolo possa indicare uno stato ideale o definitivo. "È divertente quando sei in compagnia, ma non lo è quando sei da solo", dice, legando il gioco linguistico alla differenza tra condividere le proprie imperfezioni e affrontarle senza nessuno accanto.

Nell’intervista il discorso si allarga alla musica contemporanea: oggi si possono correggere le voci, quantizzare la batteria e chiedere risposte all’intelligenza artificiale, ma per Homme la perfezione resta "un ideale a cui aspirare, ma non qualcosa che ci si possa aspettare".

Una produzione levigata può sembrare sicura, osserva, ma anche diventare fredda e noiosa. "Penso che gli errori, le cicatrici, i cambiamenti di ritmo e quella nota stonata, sono ciò che davvero rende qualcosa umano": è in questa vulnerabilità, e nella possibilità di riconoscersi nelle mancanze altrui, che il cantante trova un motivo per continuare a creare.

Nelle note ufficiale, viene accostata questa idea al kintsugi, la pratica giapponese che ripara le ceramiche rotte riempiendone le crepe d’oro: la frattura non scompare, diventa parte della forma nuova. Perfecth è stato prodotto da Homme con Michael Shuman e raccoglie brani registrati in sessioni svolte tra New Orleans e Los Angeles. Il primo singolo, "Easy Street", aveva segnato il ritorno della band dopo la musica pubblicata nel 2023; "Insignificant Other", il secondo estratto, è invece il centro emotivo del disco. Homme la descrive come una canzone sulla distanza e sulla vertigine di vedere scomparire qualcuno che era stato tutto il proprio mondo. La tracklist comprende nove titoli, da "It’s Only Love" a "Run Away From the Mob", passando per "Where the Goth Girls At?", "Mono" e "Phantom Limb". Homme dice che ogni brano sembra provenire da un luogo distinto: l’obiettivo era tenere insieme sfumature diverse di amore, lussuria, follia e saggezza conquistata.


Dalle Catacombe a un nuovo capitolo

Nel dialogo con Radiofreccia, il passaggio che più chiaramente racconta la trasformazione di Homme riguarda Alive in the Catacombs, il progetto filmico e musicale realizzato a Parigi e portato in Italia con una tappa al Teatro Lirico di Milano. L’esperienza, racconta, ha cambiato ciò che considera possibile per la band e ha segnato l’inizio di un "terzo atto" della sua vita artistica: non un ritorno a un punto precedente, ma l’accettazione che il percorso possa cambiare forma.

Il racconto si fa concreto quando ricorda di essere rimasto da solo nelle profondità delle Catacombe. Mentre gli altri erano usciti per pranzo, lui non riusciva ad affrontare le scale e si era sdraiato su una branda: è rimasto lì per circa un’ora, in una quiete che descrive come una sensazione di essere avvolto da quel luogo. Davanti alle pareti di teschi, dice, ha pensato a ciò che quelle persone avevano visto, ascoltato e detto. Ne è uscito con un senso di rispetto e umiltà, e con una maggiore consapevolezza della responsabilità di fare bene il proprio lavoro per la band e per il pubblico.

La libertà di cambiare, per Homme, passa anche dal rifiuto di restare prigioniero di una scena. Ripensando agli anni in cui i Queens si formarono dentro la comunità musicale di Palm Desert, dice di non essersi accorto di appartenervi mentre accadeva: era un ragazzo di una piccola città, impegnato a cercare una via d’uscita dalla noia e dai limiti.

La musica gli permetteva di avvicinarsi a ciò che sentiva anche quando le parole non bastavano; ma, una volta diventata una scena riconoscibile, quella stessa appartenenza poteva trasformarsi in un’altra restrizione. Oggi il gruppo continua a usare il gioco come linguaggio comune, quello che Homme associa all’infanzia, e cerca piacere nel sorprendere, persino nel frustrare, chi lo segue. Vorrebbe che un concerto visto venti volte suonasse diverso ogni volta e che un disco rivelasse qualcosa anche al cinquantesimo ascolto. La chiacchierata si chiude con una battuta, ma il senso è chiaro: Perfecth lascia le crepe visibili e tiene i Queens in movimento.