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Jet, “Get Born”: storia dell’album che riportò il rock australiano nelle classifiche

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Author image Gianluigi Riccardo

14 settembre 2026 alle ore 14:33, agg. alle 14:49

Nel 2003 i Jet trasformarono riff classici, melodie immediate e anni di gavetta nei pub in uno degli esordi rock più venduti del decennio.

Quando i Jet pubblicarono Get Born il 14 settembre 2003, la band di Melbourne esisteva ufficialmente soltanto da un paio d’anni. Nic e Chris Cester, Cameron Muncey e Mark Wilson avevano però già costruito un repertorio attraverso lunghe prove e concerti nei pub, dove il pubblico era spesso ridotto a poche decine di persone.

Il primo passaggio importante era arrivato con l’EP Dirty Sweet, pubblicato nel 2002 e inizialmente stampato in appena mille copie. Il rock diretto del gruppo intercettò il ritorno internazionale delle chitarre favorito da Strokes, White Stripes, Vines e Hives, ma i Jet guardavano soprattutto più indietro: AC/DC, Rolling Stones, Kinks, Beatles, Faces e Motown.

Molto del materiale di Get Born era precedente persino alla nascita della band.

Nic Cester ha raccontato di avere composto gran parte di quelle canzoni tra i 17 e i 19 anni, nel bungalow dietro la casa dei genitori. “L’unico posto su cui sedersi era il water, quindi mi mettevo lì e scrivevo. La maggior parte di ciò che finì sull’album è nata in quel periodo”, ha ricordato il cantante. Non esisteva un vero concept narrativo: il principio unificante era l’immediatezza, con riff semplici, ritornelli riconoscibili e arrangiamenti privi di elementi superflui.


Le registrazioni con Dave Sardy e l’incontro con Billy Preston

Dopo il contratto con Elektra, i Jet si trasferirono a Los Angeles per registrare ai Sunset Sound Studios e ai Larrabee East. Alla produzione venne scelto Dave Sardy, già al lavoro con Dandy Warhols e Marilyn Manson, capace di rendere più solido il suono senza cancellarne la componente da sala prove.

Le sessioni furono interrotte quando il gruppo tornò in Australia per aprire i concerti dei Rolling Stones durante il Licks Tour. Era una situazione quasi simbolica: i Jet stavano incidendo un disco fortemente legato alla tradizione del rock britannico mentre venivano chiamati sul palco da una delle loro principali influenze.

Tra gli ospiti figurò anche Billy Preston, storico collaboratore di Beatles e Rolling Stones. Cester ha raccontato che Sardy gli domandò quale tipo di tastiera immaginasse per uno dei brani. “Gli dissi: ‘Non lo so, qualcosa alla Billy Preston’. Lui fece una telefonata”, ha ricordato. Preston partecipò così alle sessioni, contribuendo alla componente soul e pianistica che attraversa il disco.

La produzione conserva volutamente imperfezioni, tamburelli molto presenti, chitarre secche e una batteria fisica. Last Chance e Get What You Need mostrano il lato più vicino all’hard rock australiano; Move On introduce invece un andamento roots, mentre Timothy chiude il lavoro con una tonalità più raccolta.


“Are You Gonna Be My Girl”, le ballate e i singoli

Il centro commerciale dell’album fu inevitabilmente Are You Gonna Be My Girl. Nic Cester partì da una figura ritmica pensata come un canto collettivo, sviluppata dal gruppo aggiungendo tamburello, basso, batteria e infine il riff.

La prima versione del testo raccontava in termini negativi una serata finita male. Furono gli altri musicisti a suggerire di sostituire “è proprio come tutte le altre ragazze” con la domanda del titolo. “Tornai a casa e scrissi tutto in circa trenta secondi. È una canzone elementare, ma credo che funzioni proprio perché è diretta. Non ci sono trucchi”, ha spiegato Cester.

L’utilizzo del brano in uno spot dell’iPod moltiplicò la sua esposizione. Cameron Muncey ha ammesso i dubbi iniziali: “Dicemmo: ‘Tutta questa operazione commerciale non è molto punk’. I manager ci convinsero e probabilmente la storia ha dato loro ragione”.

Cold Hard Bitch spinse sul versante più duro, conquistando il primo posto nelle classifiche rock americane. Rollover DJ trasformò la difesa della musica suonata in una provocazione contro la cultura dei DJ. Look What You’ve Done, costruita intorno al pianoforte, mostrò invece la capacità dei Jet di scrivere una ballata pop, ampliando il pubblico dell’album oltre il garage rock.


Successo, accuse di plagio e un’eredità difficile da replicare

Get Born raggiunse il numero uno in Australia, ottenne nove dischi di platino nel Paese e superò i quattro milioni di copie nel mondo. Ai premi ARIA del 2004 i Jet conquistarono sei riconoscimenti, compreso quello per il miglior album rock. Il debutto rimase però anche il termine di paragone per i successivi Shine On del 2006 e Shaka Rock del 2009.

Il successo fu accompagnato da dure accuse di scarsa originalità. Are You Gonna Be My Girl venne ripetutamente accostata a Lust for Life di Iggy Pop, mentre altri brani furono descritti come derivativi di AC/DC, Stones, Beatles e Oasis. Pitchfork assegnò al disco uno 0.0, trasformando la recensione in uno dei casi critici più discussi dell’epoca.

Muncey ha sempre ricondotto quel ritmo a una tradizione più ampia: “Lo hanno anche You Can’t Hurry Love e Town Called Malice. Bisogna saper accettare le critiche”. È proprio questa familiarità a spiegare il paradosso di Get Born: un album contestato perché guardava apertamente al passato, ma capace di rendere quel linguaggio nuovamente contemporaneo. Per i Jet fu un debutto irripetibile e, ancora oggi, il centro della loro discografia.

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