Greta Van Fleet, Josh Kiszka ricorda gli insulti: “Ho smesso di leggerli”

Il frontman racconta le critiche ricevute agli esordi e la vocal coach che cambiò idea dopo averli visti dal vivo.
Quando i Greta Van Fleet si affacciarono sulla scena rock, il successo arrivò in fretta e con lui un’ondata di critiche. Josh Kiszka, cantante della band del Michigan, è tornato a parlarne in una recente intervista a Classic Rock: una parte del pubblico li guardava con diffidenza, come se quattro giovani musicisti stessero invadendo un territorio da proteggere. “Quando siamo arrivati, penso che la gente temesse che avremmo penetrato il loro mondo sacro del rock’n’roll”, ha raccontato. Per lui, però, l’intenzione era opposta: “Era il nostro rispetto per il genere. Volevamo fare qualcosa di nuovo, portare avanti le cose”.
La reazione più aspra, ha ammesso, lo colpì sul piano personale. Kiszka smise di leggere i commenti e le recensioni più aggressive: si definisce sensibile e ricorda di aver trovato online accuse di essere un musicista senza talento, incapace di scrivere o interpretare una canzone. “Ti colpiscono dove sei più vulnerabile”, ha detto. “Qualcosa me lo porto ancora dietro. Ma non ci credo”.
Tra gli episodi che oggi racconta c’è quello della sua vocal coach, che inizialmente non apprezzava la band. Kiszka ricorda che lei andò a vederli durante il loro primo concerto in una grande arena o anfiteatro all’aperto, a New York. Dopo lo show lo raggiunse nel backstage: prima di assistere al concerto, anche lei si era chiesta “Come osano?”. Poi cambiò idea: “Ti meriti tutto quello che ti sta arrivando, e grazie per portare avanti la fiaccola”.
Per Kiszka, la svolta fu immediata. Il racconto non cancella la polarizzazione che ha accompagnato il gruppo: fin dagli esordi, il timbro acuto del cantante e l’impronta hard rock rétro hanno alimentato il paragone con i Led Zeppelin, trasformato spesso nell’accusa di derivatività. Alla discussione musicale si è aggiunta l’etichetta, ingombrante, di “salvatori del rock”: un’investitura che Jake Kiszka, in un’altra intervista recente, ha definito una rappresentazione fuorviante della band.
Lui stesso riconosce che essere celebrati come il futuro del genere per poi venire giudicati per non averlo “salvato” è un peso difficile da sostenere.
Palace for the People, un nuovo inizio dopo la pausa
Dopo Starcatcher del 2023 e un lungo periodo lontano dai palchi, i Greta Van Fleet sono tornati con Palace for the People, pubblicato il 9 ottobre 2026. La pausa, ha spiegato Jake Kiszka, ha permesso al gruppo di fermarsi e guardare con maggiore distanza agli anni trascorsi sotto i riflettori: “Ci siamo allontanati e, al ritorno, molte cose in noi erano cambiate”.
Anche il processo creativo è ripartito da una nuova curiosità. Il chitarrista descrive il disco come il punto d’incontro fra il percorso compiuto dalla band e influenze più ampie: voleva costruire un’identità sonora “molto più ampia” rispetto al passato. La varietà, però, passa sempre attraverso il loro linguaggio riconoscibile, fatto di riff, batteria esplosiva, assoli e voce in primo piano. Il disco è stato registrato in Tennessee e co-prodotto dai quattro musicisti con Mike Elizondo, già al lavoro con artisti di mondi musicali diversi.
Il titolo nasce dall’Alexandra Palace di Londra, venue in cui la band ha suonato e che fu concepita come un luogo pubblico. Jake ha spiegato che quell’idea è diventata una sorta di filosofia per il progetto; Josh, parlando del disco, ha descritto la musica come un “Palace for the People”, un luogo in cui l’esperienza condivisa del concerto può mettere in relazione persone diverse. Non è soltanto un’immagine: nei tredici brani, il gruppo dichiara di aver cercato nuove direzioni, mantenendo le proprie radici rock e blues ma aprendosi a sonorità e arrangiamenti più ampi. “Volevamo fare un disco che incarnasse avventura, passione, brutalità, bellezza, sensualità e immaginazione”, ha detto Josh. Il primo singolo, “Play Your Games”, ha segnato il ritorno dopo tre anni senza nuova musica; “Saw You Stand”, scritto da Kiszka dopo la fine di una relazione durata nove anni, porta invece nel disco una dimensione più intima. Jake ha raccontato a Guitar World di aver cercato in quel brano un suono spontaneo: “Non voglio suonare perfettamente. Voglio suonare di pancia”.
La scelta di tornare con una pausa alle spalle e un album che prova ad allargare la tavolozza sonora non chiude il dibattito sull’identità dei Greta Van Fleet. Il paragone con il rock classico resta inevitabile, così come la distanza fra chi apprezza il loro immaginario e chi lo considera troppo legato ai modelli del passato. Kiszka, però, ha spiegato di aver imparato a non lasciare che le reazioni online orientino il lavoro della band. Per Jake, anzi, il rock può perdere qualcosa se smette di suscitare reazioni: “Se non fai arrabbiare nessuno, probabilmente non stai facendo grande arte”. Palace for the People arriva dunque in un momento in cui il gruppo prova a ridefinire il proprio percorso, senza rinnegare le influenze che lo hanno portato fin qui e senza accettare il compito di rappresentare da solo il futuro del rock.
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