06 novembre 2026 alle ore 18:31, agg. alle 18:45
A Radiofreccia Gianna Nannini racconta GIANNAGOLD e ripercorre il viaggio americano, i produttori, gli strumenti e l’incontro decisivo con Janis Joplin.
In GIANNAGOLD, i cinquant’anni di musica di Gianna Nannini diventano un nuovo inizio. Ospite di Radiofreccia nel giorno d’uscita dell’album, la rocker ha raccontato come si è formata la sua identità musicale: attraverso viaggi, incontri, strumenti insoliti e collaborazioni che hanno allargato il perimetro del rock. La conversazione parte da California, disco della svolta, e arriva alle nuove versioni sinfoniche, al lavoro con Marracash e al prossimo tour. Ma il filo che tiene insieme i passaggi è la ricerca: trovare un suono riconoscibile senza imitare modelli, mantenendo la voce al centro anche quando attorno si muovono orchestra, band e produzioni contemporanee. Per Nannini, l’esperienza accumulata non chiude un percorso: "è un punto di partenza". GIANNAGOLD ripercorre mezzo secolo di musica con nuove registrazioni, inediti e riletture orchestrali.
Dal viaggio in America alla ricerca di un’identità europea
Il racconto di California comincia con un viaggio solitario negli Stati Uniti. A New York Nannini incontra John, un flautista, e finisce nel suo loft: insieme improvvisano, in una parentesi che le mostra un modo spontaneo di fare musica. La California, invece, non corrisponde all’immagine attesa. Al ritorno, il confronto con quell’esperienza la spinge a chiedersi quale sia il proprio luogo sonoro: non una copia dell’America, ma un’identità italiana e mediterranea da portare nel rock. È una presa di posizione che si riflette nella copertina e nel lavoro sugli arrangiamenti di California, album che contribuì a spostare la sua musica verso una dimensione più elettrica e internazionale.
La riflessione si lega anche a America Inc., nuova versione del brano realizzata con Marracash. Nannini racconta che la collaborazione nasce da un rapporto già avviato: il rapper aveva utilizzato un frammento di Fotoromanza e tra i due c’era stima reciproca, oltre alla passione condivisa per il metal. Il confronto ha permesso di aggiornare il significato di America: la melodia, da sola, non bastava a dire tutto quello che volevano raccontare sul sogno americano e sulla sua trasformazione. Per questo la voce di Marracash e le sue barre diventano parte della narrazione, mentre la produzione di Dardust mette in dialogo il repertorio di Nannini con un suono attuale. La rilettura non cancella la canzone del 1979: la rimette in circolo con un punto di vista nuovo.
Conny Plank, Annette Humpe e gli strumenti fuori dagli schemi
La Germania rappresentò per Nannini uno spazio in cui il rock aveva già una rete di club, festival e programmi televisivi. In quel contesto incontrò musicisti e produttori che la aiutarono a sperimentare: tra loro Conny Plank e Annette Humpe, tastierista degli Ideal e figura della scena legata alla Neue Deutsche Welle. Nannini ricorda anche una scelta importante di Plank: avere accanto a lei una musicista donna, evitando che la produzione diventasse una situazione dominata da una figura maschile. Humpe contribuì alle tastiere, mentre le collaborazioni di quel periodo le permisero di imparare facendo, anche quando non parlava ancora inglese.
Il rapporto con gli strumenti attraversa tutta l’intervista. Nannini ricorda la ricerca di timbri legati alla propria identità, ma anche il valore di suonare d’istinto e di non farsi bloccare dalle regole. Nel progetto sinfonico, un dettaglio che la affascina è il corno: uno strumento che descrive come primordiale, capace di dialogare con la voce e di risvegliare sensazioni fisiche. Racconta di averlo già sperimentato in passato, anche in una dimensione elettronica, e di aver ritrovato quell’idea grazie agli arrangiamenti di Will Malone. Il produttore lavora con lei dal 2006; per GIANNAGOLD ha costruito la parte orchestrale, mentre Gavin Greenaway ha assunto la direzione degli archi. Nannini ricorda l’esperienza di Malone con Tommy degli Who come una preparazione preziosa per trattare gli archi con energia rock, non come semplice ornamento.
La voce, Janis Joplin e il mix che deve bucare
La lavorazione dell’album mette insieme le riletture sinfoniche e la band rock. Nannini spiega che il progetto era stato provato in una forma dal vivo, ma registrarlo ha permesso finalmente di ascoltare quel suono compiuto. L’orchestra sinfonica, gli arrangiamenti e il lavoro negli studi londinesi costruiscono un impasto in cui, per lei, le canzoni diventano più rock proprio grazie alla sinfonia. Il mix di Manny Marroquin completa il percorso: Nannini apprezza il modo in cui il tecnico ha dato nuova profondità ai brani, ma chiarisce anche il criterio che guida ogni scelta di produzione. La voce deve restare davanti; se l’arrangiamento la copre, il risultato perde la sua spinta. Per questo è selettiva e cerca collaboratori capaci di farla emergere nel mix.
Il passaggio più personale arriva quando la conversazione torna a Janis Joplin. Nannini racconta che fu Claudio Fabi, durante i provini a Milano, a dirle che la sua voce ricordava quella della cantante americana. Lei non la conosceva ancora: comprò i dischi per capire chi fosse e da quel momento rimase folgorata. "Sono stata flashata". Imparò le canzoni di Joplin pur non sapendo l’inglese, usando il vinile come guida e cantando da sola in casa per costruirsi una tecnica: urlare, liberare energia, immaginare la voce come un amplificatore. Negli anni è andata a visitare alcuni luoghi legati alla vita della musicista, attratta da una storia che considera decisiva nella propria formazione. Non vuole ridurre Joplin alla fine tragica: insiste sulla sua permanenza attraverso le canzoni e sul desiderio che possa continuare a vivere nella musica.
Il legame con Janis chiarisce anche la centralità della voce in GIANNAGOLD. Quando le viene chiesto cosa non vorrebbe perdere attraverso tante trasformazioni sonore, Nannini risponde: "La voce al centro". E aggiunge che "Ha bisogno di poco", perché troppi elementi rischiano di impastare il suono. È la stessa urgenza che collega la ragazza che imparava Joplin dal vinile all’artista che oggi incide con un’orchestra, lavora con un grande mixer internazionale e prepara il ritorno nei palasport. Il rock, nel suo racconto, resta un’esperienza concreta: ascoltare, provare, sbagliare e trovare una frequenza propria.