History

Chrissie Hynde: giornalista, autrice, chitarrista e cuore dei Pretenders

A placeholder image for the article
Author image Gianni Rojatti

07 settembre 2026 alle ore 12:30, agg. alle 14:56

Dal punk londinese alla new wave e al rock radiofonico: Chrissie Hynde raccontata come autrice, giornalista e grande chitarrista ritmica dei Pretenders.

Dalla Londra del punk alla new wave, fino al grande rock radiofonico: Chrissie Hynde ha attraversato stagioni musicali diverse senza perdere la propria identità. Giornalista, autrice, cantante e chitarrista, con i Pretenders ha trasformato l’urgenza punk in una scrittura melodica, personale e immediatamente riconoscibile.

Nata il 7 settembre 1951 ad Akron, Ohio, Hynde ha portato nel rock una cultura che supera la musica: giornalismo, impegno animalista e sensibilità sociale. E una concezione della chitarra lontana dal virtuosismo, nella quale ritmo, essenzialità e istinto diventano il vero motore della canzone.

Dal punk al grande rock


Poche figure raccontano il passaggio dal punk alla new wave e quindi al grande rock radiofonico con la naturalezza di Chrissie Hynde. Americana di Akron, Ohio, ma artisticamente cresciuta nella Londra degli anni Settanta, Hynde arriva alla musica passando anche dal giornalismo, scrivendo per il New Musical Express. Soprattutto frequenta dall’interno la scena che prepara l’esplosione punk: lavora per Malcolm McLaren e Vivienne Westwood da SEX, la boutique di King’s Road diventata luogo d’incontro dell’ambiente dal quale emergeranno i Sex Pistols.
 Quando nel 1978 nascono i Pretenders, Hynde conserva l’urgenza e l’essenzialità del punk, ma possiede una cultura musicale molto più ampia: soul, Kinks, rock britannico degli anni Sessanta e grande scrittura pop. Il debutto Pretenders del 1980 fotografa perfettamente questa cerniera: “Precious” e “The Wait” conservano nervi punk, mentre “Kid” e soprattutto “Brass in Pocket” mostrano quanto rapidamente quella stessa energia possa trasformarsi in new wave melodica. A governare il suono c’è Chris Thomas, produttore fondamentale nella storia della band e già artefice, insieme a Bill Price, di Never Mind the Bollocks dei Sex Pistols. 
La prova più dura arriva pochi anni dopo. James Honeyman-Scott muore nel 1982, a soli 25 anni; Pete Farndon, già allontanato dal gruppo per i problemi di droga, morirà l’anno seguente. Nel frattempo Hynde diventa madre. Da questa drammatica sovrapposizione fra morte e nascita prende forma Learning to Crawl: non semplicemente il disco della sopravvivenza dei Pretenders, ma quello nel quale emerge definitivamente la sua statura di autrice. “Back on the Chain Gang”, “Middle of the Road”, “2000 Miles” e “My City Was Gone” tengono insieme lutto, maternità, osservazione sociale e una scrittura ormai adulta. 
Del resto Hynde non è mai stata soltanto una cantante. Il giornalismo, il vegetarianesimo, l’animalismo e l’ambientalismo raccontano una curiosità culturale e un impegno che hanno dato profondità anche alla sua scrittura. Ancora una volta è Chris Thomas a governarne il suono.

 

Una grande chitarrista

Ma c’è un aspetto ancora sottovalutato: Chrissie Hynde è una grande chitarrista ritmica.
 I suoi riferimenti sono illuminanti: Brian Jones e soprattutto Jimmy Nolen, chitarrista di James Brown e maestro nel costruire interi mondi ritmici intorno a pochi accordi. Hynde non considera la ritmica un ripiego perché incapace di suonare assoli: racconta di averla scelta deliberatamente. Pochi accordi, ripetizione, accento, pulsazione: la chitarra come motore della canzone. 
James Honeyman-Scott, magnifico primo chitarrista dei Pretenders, era il complemento perfetto di Hynde: alla sua essenzialità ritmica contrapponeva arpeggi, fraseggi e interventi melodici raffinati. Eppure proprio lui, musicista tecnicamente più preparato, confessava di faticare a decifrare il modo istintivo con cui Chrissie sentiva il tempo. A volte non riusciva nemmeno a contarlo e dal vivo “bluffava”: aspettava che lei partisse per seguirne la pulsazione. Un paradosso che racconta bene la loro intesa: Hynde forniva il movimento, Honeyman-Scott costruiva intorno a quel ritmo il colore dei Pretenders.
 In questo senso Hynde conserva forse l’eredità più profonda del punk: non la velocità o la distorsione, ma l’idea che l’efficacia venga prima dell’esibizione tecnica. Anche la Telecaster, il modello di chitarra elettrica che ha sempre prediletto, diventa quasi il simbolo di questa filosofia: nelle sue mani serve soprattutto a sostenere il ritmo, dare impulso agli altri strumenti e far muovere la canzone.



Tre dischi


Pretenders – Pretenders (1980)

Il punto d’incontro tra punk, new wave, soul e scrittura pop. Le chitarre complementari di Hynde e Honeyman-Scott ne definiscono l’identità, mentre Chris Thomas trasforma l’urgenza della band in un disco già sofisticato: ruvido quando serve, melodico senza diventare innocuo.


Pretenders – Learning to Crawl (1984)

Il disco della maturità, nato dopo la morte di Honeyman-Scott e Farndon e mentre Hynde affronta la maternità. Ancora con Chris Thomas, la sua scrittura riesce a parlare di perdita, amore, politica e quotidianità: i Pretenders sopravvivono e Hynde emerge definitivamente come grande autrice rock.




Pretenders – Last of the Independents (1994)

Il rock dei Pretenders entra negli anni Novanta e incontra una dimensione più apertamente radiofonica. “Night in My Veins” conserva il mordente delle origini, mentre “I’ll Stand by You” porta Hynde verso la grande ballata mainstream: il disco che completa idealmente il suo percorso dal punk al grande pubblico.



Altre storie

Leggi anche