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Bob Dylan dal Papa: l’incontro con papa Leone XIV in Vaticano

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Author image Gianluigi Riccardo

05 novembre 2026 alle ore 10:22, agg. alle 11:00

Dopo l’udienza in Vaticano, Dylan sale sul palco a Roma: il precedente con Giovanni Paolo II e il filo religioso nella sua musica.

Bob Dylan è arrivato a Roma per una data del tour “Rough and Rowdy Ways” e, mercoledì 4 novembre, è stato ricevuto in udienza privata da Papa Leone XIV nel Palazzo Apostolico. Il passaggio in Vaticano si è inserito tra i concerti italiani: Dylan ha suonato a Milano lunedì 2 novembre, è atteso stasera, giovedì 5, al Palazzo dello Sport di Roma e sabato 7 sarà all’Unipol Arena di Bologna. Il cantautore, premio Nobel per la Letteratura nel 2016, è così entrato in una delle immagini più inattese del suo tour italiano.

L’incontro è durato pochi minuti. Il Vaticano lo ha descritto come uno scambio di saluti e battute cordiali; Leone ha donato al musicista un rosario, mentre Dylan gli ha consegnato una copia della propria autobiografia, “Chronicles: Volume One”. Non è stato diffuso un resoconto dei temi affrontati né una dichiarazione congiunta: il collegamento con la pace, centrale nella citazione dylaniana fatta dal Papa in estate, è suggestivo, e potrebbe essere stato uno dei temi trattati nel breve incontro.

L’udienza, i testimoni e il meme di Palpatine

A raccontare la visita dall’interno è stato padre Antonio Spadaro, gesuita e sottosegretario del Dicastero per la Cultura e l’Educazione, che ha accompagnato Dylan insieme ad Andrea Monda, direttore de “L’Osservatore Romano”.

Spadaro ha raccontato sui social la sua emozione; nello stesso giorno ha firmato sul quotidiano vaticano un ricordo in prima persona, definendo l’incontro come qualcosa che aveva “il sapore della storia”. La sua testimonianza è il dettaglio più umano della cronaca: non un verbale, né la ricostruzione di una conversazione privata, ma lo sguardo di chi era presente. Le fonti vaticane parlano di un’udienza breve, fatta di convenevoli, gesti amichevoli ma senza riportarne i contenuti in dettaglio.

L’altro protagonista non verbale è stato il look di Dylan: cappuccio nero alzato - esattamente come sul palco di Milano - guanti e abiti scuri, in netto contrasto con la veste bianca del Pontefice. Alcuni utenti sui social lo hanno accostato all’Imperatore Palpatine di “Star Wars”, non andando troppo lontano.


Da Bologna 1997 a Leone XIV: Dylan e i Papi

Non era la prima volta che Dylan si trovava davanti a un Papa.

Il 27 settembre 1997, a Bologna, partecipò al Congresso Eucaristico Nazionale e si esibì davanti a Giovanni Paolo II e a una folla di giovani. 

In scaletta c’erano “Knockin’ on Heaven’s Door” e “A Hard Rain’s A-Gonna Fall”; la chiusura fu affidata a “Forever Young”. Prima, Wojtyła aveva ripreso la domanda centrale di “Blowin’ in the Wind” nel suo discorso e l’aveva orientata verso la risposta cristiana: la strada dell’uomo, disse, è quella di Cristo. Dylan salì i gradini del palco e strinse la mano al Pontefice. Ricordando l’invito, aveva risposto con il suo humour obliquo: “Il Papa, eh? Se lo annuncia il Vaticano, dev’essere vero”.

L’episodio non fu accolto allo stesso modo da tutti: anni dopo Joseph Ratzinger, allora Benedetto XVI, scrisse di essere rimasto scettico sull’opportunità di coinvolgere in quell’evento “profeti” come Dylan. Il nuovo incontro con Leone XIV riapre così un dialogo pubblico già iniziato a Bologna, non una relazione continuativa tra il musicista e il Vaticano. L'Osservatore Romano


La fede di Dylan, dalle immagini bibliche al gospel

La dimensione religiosa di Dylan è più stratificata di quanto suggerisca una visita papale. Cresciuto in una famiglia ebraica, aveva già intrecciato immagini bibliche ai testi prima della svolta evangelica di fine anni Settanta. Nel 1967, su “John Wesley Harding”, pubblicò “I Dreamed I Saw St. Augustine”: il brano, come osserva Spadaro, mette il santo al centro di una visione cupa sul giudizio e sulla complicità di chi perseguita i profeti.

Canzoni come “Blowin’ in the Wind” e “With God on Our Side” hanno alimentato letture spirituali e morali, ma non sono semplici inni confessionali. Nel 1979 Dylan abbracciò il cristianesimo evangelico e pubblicò “Slow Train Coming”, seguito da “Saved” nel 1980 e “Shot of Love” nel 1981. In quel periodo portò in tour soprattutto il nuovo repertorio gospel, scelta che spiazzò una parte dei fan e rese quella fase una delle più controverse della sua carriera. Non è quindi corretto ridurre la sua storia a una conversione lineare o usare l’incontro di ieri come prova di una sua posizione religiosa attuale. L'Osservatore Romano

C’è poi il precedente che ha reso l’udienza particolarmente leggibile: nel luglio 2026 Leone XIV aveva citato “Go Away You Bomb”, testo anti-nucleare scritto da Dylan nel 1963 e mai registrato ufficialmente, nella prefazione al volume vaticano “Disarmed and Disarming: Peace Is a Gift”. Il manoscritto era rimasto inedito per decenni, è riemerso nel 2013 ed è stato proposto all’asta nel 2014. Il Papa usò quelle parole per criticare il riarmo e la minaccia nucleare; 

Dylan, di contro, ha mantenuto una certa reticenza nel parlare pubblicamente della propria fede, pur avendo dichiarato al “Wall Street Journal” nel 2022: “Sono una persona religiosa. Leggo spesso le Scritture, medito e prego”. Tra il testo mai inciso contro la bomba, il gospel degli anni Ottanta e la mano stretta a due Papi a distanza di ventinove anni, la spiritualità dylaniana continua a stare nelle canzoni e nelle domande, più che nelle etichette.

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