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Australia, un milione di dollari per salvare un locale metal nel deserto

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Author image Gianluigi Riccardo

17 settembre 2026 alle ore 14:58, agg. alle 15:23

La comunità metal australiana ha raccolto un milione di dollari per difendere il Black Wreath, spazio musicale nel cuore di Alice Springs.

Nel cuore dell’Australia, a circa 1.500 chilometri dalla grande città più vicina, una comunità ha raccolto un milione di dollari australiani per impedire la scomparsa del proprio principale punto di riferimento musicale. È successo ad Alice Springs, dove il Black Wreath rischiava di perdere l’edificio nel quale da anni organizza concerti, prove e registrazioni.

Il crowdfunding ha raggiunto l’obiettivo iniziale, ma la vicenda non è ancora definitivamente conclusa. La proprietà avrebbe fissato il prezzo dell’immobile a 1,23 milioni di dollari australiani e adesso dovrà iniziare la trattativa per l’acquisto. La cifra raccolta rappresenta comunque un risultato enorme per una struttura indipendente, gestita in gran parte da volontari e lontanissima dai principali circuiti internazionali.

Il Black Wreath viene normalmente identificato come un locale metal, ma la sua funzione è molto più ampia. All’interno si trovano un palco, uno studio di registrazione, sale prova e altri spazi produttivi. È uno dei pochissimi luoghi di Alice Springs dedicati stabilmente alla musica dal vivo e offre opportunità ad artisti, giovani e comunità che difficilmente potrebbero raggiungere le grandi città australiane.

Black Wreath, dalle prime band al centro musicale di Alice Springs

La storia del Black Wreath comincia l’11 novembre 2011. Il progetto nacque dall’iniziativa di un collettivo formato da musicisti di tre band locali, stanchi di non avere sale prova, studi e percorsi attraverso i quali sviluppare la propria attività.

Inizialmente il Black Wreath operava come etichetta e attraverso alcuni studi improvvisati nei cortili. Successivamente il gruppo recuperò un edificio industriale di Alice Springs, trasformandolo progressivamente in un centro con palco, studio di registrazione, sala prove, laboratorio di serigrafia, spazio cinematografico e galleria.

L’obiettivo era mettere Alice Springs sulla mappa della musica australiana e offrire ai musicisti locali le occasioni che erano mancate ai fondatori. La città, con circa 34.000 abitanti, si trova in una posizione che rende particolarmente costoso organizzare concerti, trasportare la strumentazione o invitare artisti provenienti da altri territori.

"Il metal è una comunità globale", ha spiegato il fondatore e direttore creativo conosciuto semplicemente come Pirate. Secondo il musicista, proprio l’isolamento e la frustrazione prodotta dalla mancanza di opportunità possono spiegare il forte legame di Alice Springs con la musica heavy. Scoprire quella comunità permette a chi vive lontano dai grandi centri di sentirsi parte di qualcosa di più grande.

Il Black Wreath non si rivolge però esclusivamente a metallari e rocker. Nel corso degli anni ha accolto musicisti hip hop, giovani, membri delle comunità First Nations e della comunità queer. Ha inoltre contribuito a far conoscere i Southeast Desert Metal, band indigena proveniente dalla remota comunità di Santa Teresa.

Dal collettivo è nato anche il Blacken Open Air, festival organizzato nel deserto a circa un’ora da Alice Springs. Un’iniziativa costruita con le stesse risorse locali e diventata un punto d’incontro per la scena heavy australiana.


Un milione raccolto, ma il locale metal deve essere ancora acquistato

La minaccia è arrivata quando i proprietari dell’edificio hanno deciso di metterlo in vendita. Per evitare di perdere il lavoro realizzato in oltre un decennio, il Black Wreath ha lanciato un crowdfunding con un meccanismo “all or nothing”: se non fosse stato raggiunto il milione richiesto, le donazioni sarebbero tornate ai sostenitori.

Alla campagna hanno partecipato persone provenienti da tutta l’Australia, con contributi compresi tra 20 e 10.000 dollari. Sono stati organizzati concerti di sostegno, eventi, vendite di merchandising e iniziative promosse da artisti e attività commerciali. La mobilitazione ha consentito di superare il primo obiettivo nel giro di circa un mese.

"Non ho ancora metabolizzato quello che è successo", ha dichiarato Pirate dopo il raggiungimento della cifra. Il risultato, tuttavia, rappresenta soltanto il primo passaggio. Il prezzo richiesto per l’immobile sarebbe superiore di circa 230.000 dollari rispetto alla somma raccolta e il Black Wreath dovrà ora negoziare con la proprietà e cercare nuovi finanziamenti.

La campagna ha fissato un ulteriore traguardo a 1.111.111 dollari, riferimento alla data di nascita del progetto. Una volta completata l’operazione, l’intenzione sarebbe quella di collocare l’immobile all’interno di un trust, impedendo che il futuro del centro dipenda nuovamente da un cambio di proprietà. 


La battaglia dei piccoli locali non riguarda soltanto l’Australia

Il caso del Black Wreath si inserisce nella crisi che sta colpendo i piccoli locali musicali in Australia, Europa e Stati Uniti. L’aumento degli affitti, i costi di produzione, le assicurazioni e il cambiamento delle abitudini del pubblico rendono sempre più complicato mantenere aperti gli spazi indipendenti.

Nel caso di Alice Springs, le difficoltà sono amplificate dalle distanze. Portare una band in città costa molto più che inserirla nel normale circuito tra Sydney, Melbourne e Brisbane. Il Black Wreath vende inoltre alcolici soltanto durante alcuni grandi eventi e continua a funzionare principalmente grazie al volontariato.

La risposta della comunità dimostra però che un locale non è soltanto l’edificio nel quale si tengono i concerti. È il posto nel quale si formano musicisti, tecnici, organizzatori e pubblico. Prima dei grandi festival e delle arene, il futuro del rock continua a passare attraverso sale prove, piccoli palchi e club come il Black Wreath.

Il milione di dollari non garantisce ancora la conclusione dell’acquisto. Ha però mostrato il valore attribuito a uno spazio costruito lontano da tutto e mantenuto vivo per quindici anni quasi esclusivamente attraverso il lavoro della propria comunità.

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