John Mayer riparte da “Tom and Jerry”: il nuovo capitolo e quattro brani per scoprirlo

Il ritorno solista dopo cinque anni apre una fase nuova: un singolo tra soft rock e nostalgia anni Ottanta, un’etichetta e il lavoro sul nono album.
Il 23 ottobre 2026 John Mayer ha pubblicato “Tom and Jerry”, la sua prima uscita solista inedita dal 2021, quando era arrivato Sob Rock. L’annuncio è arrivato nel giorno del suo 49° compleanno, accompagnato da un messaggio ai fan, in cui ringraziava per l'attesa e per la pazienza.
Anche il titolo ha un’origine molto quotidiana: Mayer ha spiegato che era il nome con cui aveva salvato sul telefono la prima nota vocale contenente l’idea del brano. Da quel frammento è partita la lavorazione della canzone, costruita attorno a una relazione fatta di attrazione, distanza e tentativi di riavvicinamento.
Il ritornello condensa il desiderio di scappare insieme alla persona amata, mentre le strofe lasciano affiorare dubbi e schermaglie. Il ritorno non coincide ancora con l’annuncio di un album: “Tom and Jerry” è, per ora, un singolo standalone ma magari si tratta del primo segnale pubblico di una nuova stagione discografica.
Musicalmente Mayer sceglie una ballata morbida, con una produzione levigata e un gusto soft rock che richiama la patina anni Ottanta già esplorata in Sob Rock, nome che per altro ha 'assorbito' per il brand della nuova label da lui stesso fondata.
Il brano avanza senza cercare il colpo di scena: la voce resta al centro, mentre l’arrangiamento accompagna il movimento emotivo del testo con una leggerezza controllata. È una scelta che sposta l’attenzione dal virtuosismo chitarristico, di cui il musicista americano è risaputamente dotato, alla scrittura e al fraseggio vocale, pur lasciando la chitarra dentro il suo lessico.
Blake Slatkin ha co-prodotto il pezzo con Mayer; alle registrazioni, realizzate nei Chaplin Studios di Los Angeles, hanno partecipato musicisti che conoscono bene il suo universo, tra cui il bassista Pino Palladino, il batterista Aaron Sterling, il percussionista Lenny Castro e il tastierista Larry Goldings. La miscela suggerisce continuità con la sua fase recente, più che un ritorno alle forme acustiche degli esordi.
Una nuova fase tra etichetta, studio e palchi
La novità più concreta è la nascita di Sob Rock Records, etichetta creata da Mayer in partnership con Mercury Records. Il nome riprende quello del suo ultimo album, ma l’operazione segna anche un nuovo assetto dopo la separazione da Sony nel 2022: Mayer potrà sviluppare i progetti attraverso una propria struttura, appoggiandosi alla rete di Mercury per la distribuzione e il lavoro discografico. Presentando l’accordo, ha detto di sentirsi ispirato e che il percorso dalla visione creativa alla realizzazione non è mai stato così semplice e gratificante.
Per ora non sono stati comunicati né il titolo né la data del nono album. All’inizio del 2026 Mayer aveva raccontato di aver liberato spazio in agenda proprio per tornare a lavorare da artista e dedicare tempo alla scrittura e alla registrazione: l’uscita del singolo rende concreto quel proposito, senza però chiarire quando arriverà un disco completo.
Il luogo in cui questa ripartenza prende forma è Chaplin Studios, lo storico complesso di Hollywood che Mayer ha acquistato con il regista McG e che all’inizio dell’anno ha ripreso il nome del suo fondatore, Charlie Chaplin. In precedenza era noto come Henson Studios e, prima ancora, come sede di A&M Records: un ambiente carico di storia musicale, che Mayer frequentava già da anni e nel quale ha registrato “Tom and Jerry”.
La sua attività dal vivo ha avuto recentemente al centro Dead & Company, il progetto nato nel 2015 con Mayer alla chitarra e alla voce accanto ai membri dei Grateful Dead. Dopo le residenze del gruppo alla Sphere, ora il musicista si prepara a una propria serie di 21 concerti nella venue di Las Vegas, tra aprile e giugno 2027. Ogni serata avrà tre parti: un set solista, uno con la band completa e uno con il John Mayer Trio, la formazione condivisa con Steve Jordan e Pino Palladino, che tornerà insieme per la prima volta dal 2017. È una formula che riassume le diverse identità del suo repertorio: il cantautore acustico, il musicista pop-rock e il chitarrista di matrice blues. Sphere Entertainment Co.
Quattro brani per conoscere lo stile di John Mayer
“Tom and Jerry” permette di entrare nel Mayer di oggi; per ascoltare come ci è arrivato, quattro tappe mostrano le sue principali trasformazioni, dal pop chitarristico degli esordi alle sfumature soul e alla produzione rétro.
“No Such Thing” — Room for Squares (2001)
Il punto di partenza è il singolo che presentò Mayer al grande pubblico.
“No Such Thing” porta già alcuni tratti destinati a restare: una melodia immediata, un’andatura leggera e una chitarra acustica che non è semplice accompagnamento, ma una parte riconoscibile del carattere del pezzo. Il testo guarda con ironia alle aspettative che adulti e istituzioni proiettano sui ragazzi, soprattutto l’idea di un “mondo reale” a cui adeguarsi una volta finita la scuola.
Al posto di quel percorso già scritto, Mayer rivendica il diritto di trovare una strada personale. Il brano appartiene al lato più pop e folk del suo esordio, Room for Squares, ma rivela anche la sua capacità di trasformare un pensiero generazionale in un ritornello accessibile. Ascoltarlo oggi aiuta a capire da dove venga il suo equilibrio fra confessione, osservazione quotidiana e scrittura radiofonica: una base che, con arrangiamenti diversi, resterà riconoscibile anche nella produzione più sofisticata di “Tom and Jerry”.
“Gravity” — Continuum (2006)
Con “Gravity” si entra nel Mayer che ha allargato il proprio vocabolario verso soul e blues. Il brano procede con misura: il groove è lento, l’arrangiamento lascia spazio alla voce e la chitarra non ha bisogno di imporsi per diventare protagonista.
È una prova di controllo, più interessata alla tensione che all’esibizione tecnica. Il testo ruota attorno alla forza che trascina una persona verso abitudini e tentazioni da cui vorrebbe restare distante; il tema personale diventa così una riflessione più ampia sulla disciplina e sul bisogno di mantenere un centro. Inserita in Continuum, “Gravity” contribuì a definire il passaggio dall’immagine del cantautore pop di Room for Squares a quella di un musicista capace di stare dentro una band con un peso ritmico e armonico più marcato.
La sua importanza non dipende da un assolo memorabile, ma da come ogni elemento — voce, spazio, pulsazione e chitarra — lavora per lo stesso sentimento.
“Slow Dancing in a Burning Room” — Continuum (2006)
Se “Gravity” mostra la sua capacità di sottrarre, “Slow Dancing in a Burning Room” fa vedere come Mayer costruisca un brano attorno alla chitarra senza separarla dalla storia raccontata.
Il titolo evoca una relazione che sta finendo mentre i protagonisti continuano a muoversi insieme; la tensione non esplode, resta sospesa nella voce e nel disegno elettrico che attraversa la canzone. Il solo arriva dopo che la melodia e l’arrangiamento ne hanno preparato il peso emotivo: non è una parentesi dimostrativa, ma il punto in cui la sensazione accumulata trova un’altra forma.
Mayer ha definito il pezzo un’espressione del proprio stile chitarristico e ha spiegato che è la scrittura a dare significato all’assolo. In questo sta una delle chiavi della sua musica: il fraseggio blues può essere riconoscibile e virtuosistico, ma funziona davvero quando completa il racconto. Fra i brani di Continuum, è quello che rende più evidente la fusione tra autore pop e chitarrista.
“Wild Blue” — Sob Rock (2021)
“Wild Blue” rappresenta il Mayer più recente prima del nuovo singolo e chiarisce quanto il suo stile sia cambiato senza perdere continuità.
Il passo è disteso, la chitarra pulita e luminosa, le parti vocali di supporto contribuiscono a un suono ampio ma mai aggressivo. Nell’intervista che accompagnò Sob Rock, Mayer ha accostato il brano all’atmosfera di Tango in the Night dei Fleetwood Mac: un riferimento utile per riconoscere la cura delle trame e il modo in cui la produzione guarda agli anni Ottanta senza trasformarsi in una semplice ricostruzione d’epoca.
La canzone tiene insieme una superficie melodica ariosa e una vena malinconica, con il lavoro chitarristico concentrato più sul tono e sulla linea che sulla velocità. Dopo l’immediatezza acustica di “No Such Thing” e la centralità blues di “Gravity”, “Wild Blue” mostra un autore che scrive e suona dentro un pop-rock adulto, levigato e consapevole. È il collegamento più diretto con la tavolozza sonora di “Tom and Jerry”.
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