History

R.E.M., Automatic for the People: il disco in cui il successo diventò silenzio

R.E.M., Automatic for the People: il disco in cui il successo diventò silenzio
Gianluigi RiccardoGianluigi Riccardo
, agg. alle

Il 5 ottobre 1992 i R.E.M. pubblicavano Automatic for the People, l'album che trasformò il successo di Out of Time in un disco su perdita, memoria e cambiamento.

Il 5 ottobre 1992 i R.E.M. pubblicavano Automatic for the People, ottavo album della loro carriera e soprattutto risposta più improbabile possibile al momento di massima esposizione raggiunto con Out of Time. "Avevamo l'attenzione del mondo", avrebbe ricordato Michael Stipe anni dopo. Invece di sfruttarla costruendo un'altra raccolta di potenziali hit sulla scia di Losing My Religion, la band di Athens realizzò un disco lento, spesso acustico, attraversato da morte, memoria, perdita e passaggio all'età adulta.

Un cambiamento che non nacque però da un progetto preciso: all'inizio i R.E.M. pensavano addirittura di realizzare un album molto più rock.

Dopo Out Of Time, i R.E.M. provano a fare esattamente il contrario

Tra il 1991 e il 1992 i R.E.M. erano diventati qualcosa di diverso dalla college rock band cresciuta negli anni Ottanta. Out of Time li aveva definitivamente portati nel mainstream senza neanche bisogno di un tour e la band si trovava nella posizione di poter scegliere liberamente cosa fare dopo.

Peter Buck, Mike Mills e Bill Berry iniziarono a lavorare al nuovo materiale incontrandosi regolarmente ad Athens, spesso scambiandosi gli strumenti. L'idea iniziale era reagire alla natura prevalentemente acustica di Out of Time scrivendo pezzi più duri e veloci. Successe quasi l'opposto. "Ci ritrovammo a dedicare più tempo alle canzoni più strane e morbose", avrebbe spiegato Buck.

Michael Stipe ha raccontato che il gruppo cercò consapevolmente di eliminare tutto quello che "suonava troppo come i R.E.M.", evitando quella combinazione ormai riconoscibile di chitarre jangly, malinconia e immediatezza pop. Il contesto fece il resto. Per Stipe l'America del 1992 arrivava da dodici anni di Reagan e Bush, dalla crisi dell'AIDS e da una fase di enorme trasformazione culturale. "Volevo fare un disco sulla perdita, sulla transizione e sulla morte", ha spiegato.


Scrivere un disco sulla fine senza programmarlo

Il tema non venne stabilito a tavolino. Furono le musiche a suggerire progressivamente a Stipe quella direzione. Try Not to Breathe, per esempio, aveva inizialmente per Peter Buck l'aria quasi leggera di una folk song; il testo la trasformò nella riflessione di un anziano che affronta consapevolmente la propria morte.

Lo stesso contrasto attraversa buona parte di Automatic for the People. Sweetness Follows parla di perdita e rapporti familiari sopra violoncelli e chitarre distorte; Monty Got a Raw Deal prende spunto dall'attore Montgomery Clift; Drive, scelta come primo singolo, rinuncia praticamente al ritornello e costruisce tensione attraverso ripetizione e dinamica. Ignoreland è invece una delle poche tracce che conserva l'energia rock immaginata nelle prime fasi del progetto.

E poi c'è Everybody Hurts. L'idea iniziale arrivò da Bill Berry, che la portò al gruppo come una semplicissima composizione alla chitarra. La band faticò inizialmente persino a trovare il modo giusto di suonarla. Il risultato finale è intenzionalmente elementare: una progressione accessibile e un testo insolitamente diretto per Stipe, pensato per parlare senza filtri a chi si trova in un momento di disperazione.


Da John Paul Jones al pianoforte di Layla

Le registrazioni furono distribuite tra Bearsville Studios nello stato di New York, Criteria Studios di Miami e sessioni aggiuntive ad Athens, Atlanta e ai Kingsway Studios di New Orleans, sempre con Scott Litt, collaboratore fondamentale della fase più importante della carriera dei R.E.M.

A dare al disco una parte decisiva della sua identità fu John Paul Jones. L'ex Led Zeppelin realizzò gli arrangiamenti orchestrali di Drive, The Sidewinder Sleeps Tonite, Everybody Hurts e Nightswimming. Gli archi non trasformano i R.E.M. in una rock band sinfonica: entrano quando necessario, accentuando la tensione emotiva senza sommergere le canzoni.

Uno degli episodi più belli riguarda proprio Nightswimming. Mike Mills stava semplicemente suonando al pianoforte una sequenza circolare quando Stipe gli disse: "Continua a suonarla".

Mills pensava che mancasse una vera struttura, ma da quel movimento nacque una delle canzoni più evocative del gruppo. La versione definitiva venne registrata ai Criteria Studios sullo stesso pianoforte associato alle sessioni di Layla di Derek and the Dominos.


Man on The Moon e un album che non aveva bisogno di essere rock

Anche Man on the Moon rischiò di rimanere strumentale. Stipe non riusciva a trovare un testo e sosteneva che il brano fosse già completo. Gli altri insistettero. Camminando per Seattle con la musica in cuffia, il cantante trovò infine la strada che lo portò ad Andy Kaufman, costruendo una canzone fatta di riferimenti alla cultura americana, Elvis Presley, wrestling e identità continuamente messe in dubbio.

Il titolo dell'album arrivò invece da Weaver D's Delicious Fine Foods, locale di Athens il cui proprietario Dexter Weaver accompagnava gli ordini con il motto "Automatic for the People". Una frase quotidiana diventata perfetta per un disco che parlava di esperienze universali senza mai trasformarle in slogan.

Automatic for the People rappresenta così uno dei passaggi decisivi nella discografia dei R.E.M.: arriva dopo la conquista del grande pubblico ma rifiuta di inseguirlo.

Stipe lo definì in seguito, paradossalmente, un disco punk: non per il suono, ma perché significava fare esattamente ciò che la band voleva in un momento in cui tutti si aspettavano altro. È probabilmente questa la sua caratteristica più importante. Nel pieno del successo, i R.E.M. decisero di abbassare il volume.