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Nu metal: 10 dischi imprescindibili

Nu metal: 10 dischi imprescindibili
Gianni RojattiGianni Rojatti
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Dai Korn ai Linkin Park, dieci album fondamentali per scoprire il nu metal, il genere che negli anni Novanta ha mescolato metal, rap, funk e inquietudine grunge.

A cavallo tra gli anni Novanta e i primi Duemila, il nu metal è stato una delle ultime grandi novità del rock. Un genere che ha raccolto l'eredità del crossover, mescolando la pesantezza del metal con il groove del funk, il rap, la modernità dell'elettronica e l'inquietudine del grunge.

Dalle sette corde dei Korn alle contaminazioni dei Limp Bizkit, fino alle melodie dei Linkin Park e all'estro dei System of a Down, abbiamo selezionato dieci album fondamentali per raccontare le diverse anime del nu metal e la sua esplosione commerciale.

Radici & coordinate

Gli anni Novanta sono stati, insieme ai Sessanta e ai Settanta, uno dei decenni più ricchi di innovazioni ed evoluzioni nella storia del rock. In questo panorama, il nu metal rappresenta una parentesi particolarmente significativa: secondo alcuni, addirittura l'ultima autentica fioritura di un genere capace di introdurre coordinate stilistiche nuove e riconoscibili. Un linguaggio nuovo, costruito però assemblando alcune delle intuizioni più interessanti degli anni precedenti. Innanzitutto il crossover, quella contaminazione tra le forme più dure del rock, il funk, l'hip-hop e il rap che aveva iniziato a svilupparsi già dalla metà degli anni Ottanta. Volendo allargare il discorso, le prime avvisaglie di questo dialogo tra rock e musica nera si potrebbero rintracciare addirittura nei Clash. La scintilla decisiva si accende però con la geniale collaborazione tra Run-DMC e Aerosmith, mentre il crossover trova alcune delle sue espressioni più autentiche nei Red Hot Chili Peppers, nei Living Colour, nei Rage Against the Machine e soprattutto nei Faith No More, considerati dallo stesso Jonathan Davis dei Korn tra i principali precursori del genere. La prima coordinata del nu metal è quindi un rock che sceglie la propria pronuncia più aggressiva e pesante. Dal thrash e soprattutto dal groove metal, con i Pantera tra i riferimenti fondamentali, il genere non eredita tanto la ricerca della velocità quanto quella della pesantezza. Le accordature vengono spinte sempre più in basso, esasperando una pratica che nel rock esisteva già dai tempi dei Black Sabbath. Le chitarre acquistano così un timbro grave, cupo, quasi opprimente, al punto che le tradizionali sei corde sembrano non bastare più: le sette corde diventano uno degli strumenti simbolo del movimento. A questa pesantezza sonora corrisponde un'attitudine altrettanto cupa, torva e intimista, che il nu metal eredita almeno in parte dal grunge. La musica diventa una sorta di confessionale nel quale riversare frustrazioni, tormenti personali, esperienze di abuso e malessere. La violenza del suono si trasforma in uno strumento di sfogo e di racconto, più che in un'occasione per esibire potenza e abilità strumentale. Non sorprende quindi che il nu metal rinunci quasi completamente a un altro tratto storicamente centrale nella musica metal: il virtuosismo. Assoli, fraseggi velocissimi, scale blues e dimostrazioni di abilità tecnica lasciano spazio a riff essenziali, ripetitivi e fortemente ritmici. Questo non significa che sia necessariamente una musica facile da suonare: richiede precisione, controllo del groove e una ricerca timbrica spesso sofisticata. Ma è certamente un linguaggio strumentale più accessibile rispetto a quello di molte formazioni metal tradizionali, dai Megadeth ai Judas Priest. Anche per questo il nu metal tende la mano all'alternative rock, con il quale spesso dialoga e si intreccia, come dimostrano, pur nelle loro differenti identità, gruppi quali Incubus e Deftones.


Le anime diverse del nu metal

Naturalmente, come accade per ogni movimento musicale, anche il nu metal finisce per raccogliere sotto un'unica etichetta artisti profondamente diversi. È lo stesso fenomeno che porta ad accomunare sotto la definizione di grunge Nirvana, Pearl Jam e Alice in Chains, tre band dalle personalità musicali lontanissime. Allo stesso modo, le differenze tra Korn e Limp Bizkit sono enormi, nonostante entrambi rappresentino alcune delle espressioni più riconoscibili del nu metal. E ci sono casi ancora più particolari, come i System of a Down, sviluppatisi in seno all'esplosione del genere ma capaci, con il loro estro compositivo e il carnevale sonoro furibondo della loro musica, di travalicarne abbondantemente i confini, avvicinandosi per certi aspetti persino al progressive. Se però esiste una band che incarna il nu metal in maniera inequivocabile, così come i Nirvana rappresentano l'immagine più immediatamente riconoscibile del grunge, quella band sono i Korn. Nella loro musica ritroviamo la quintessenza delle coordinate stilistiche del genere: accordature bassissime, chitarre utilizzate in maniera ritmica e percussiva, riff ossessivi e una sezione ritmica potentissima, interamente concentrata sul groove. Anche quando abbandonano le distorsioni più esasperate, le chitarre non cercano sonorità rassicuranti: i suoni puliti diventano claustrofobici, psichedelici, spesso vicini alle suggestioni dei loop elettronici. Su tutto domina la voce di Jonathan Davis, capace di passare dal canto melodico al sussurro, dal parlato ritmico a esplosioni gutturali e disperate, trasformando il disagio personale in una componente essenziale del linguaggio musicale. Proprio per questa centralità abbiamo scelto di riservare ai Korn ben due album nella nostra selezione. Una rassegna che non pretende di scoprire rarità o chicche per appassionati, ma vuole offrire una guida essenziale ai dieci dischi imprescindibili per conoscere il nu metal, entrando dalla sua porta principale. Partendo dal debutto dei Korn, letteralmente il big bang del movimento,  presentiamo i restanti album in ordine alfabetico, senza alcuna graduatoria di merito: sono tutti ascolti fondamentali, senza particolari priorità.

Dieci album

Korn - Korn (1994)

Il punto di partenza del nu metal. Un esordio disturbante, claustrofobico, nel quale le sette corde di Munky e Head, il basso percussivo di Fieldy e la voce tormentata di Jonathan Davis definiscono una nuova grammatica del rock pesante.


Deftones – White Pony (2000)

Il nu metal incontra atmosfere rarefatte, sensualità oscura e suggestioni alternative. Chino Moreno alterna dolcezza e aggressività, mentre le chitarre costruiscono paesaggi sonori sofisticati. "Change (In the House of Flies)" è uno dei vertici espressivi del genere.


Disturbed – The Sickness (2000)

Chitarre granitiche, ritmiche marziali e la voce immediatamente riconoscibile di David Draiman. Un nu metal meno contaminato dall'hip-hop e più vicino al metal tradizionale, che trova in "Down with the Sickness" uno dei suoi brani simbolo.


Korn – Follow the Leader (1998)

Il disco che trasforma i Korn in un fenomeno planetario. La produzione diventa più elaborata, le contaminazioni hip-hop più evidenti e brani come "Freak on a Leash" e "Got the Life" portano il nu metal al grande pubblico.


Limp Bizkit – Significant Other (1999)

Il rap metal nella sua espressione più sfacciata e commerciale. Fred Durst è un frontman provocatorio, ma sono soprattutto le chitarre inventive di Wes Borland e una sezione ritmica formidabile a rendere irresistibili brani come "Nookie" e "Break Stuff".


Linkin Park – Hybrid Theory (2000)

Una sintesi perfetta tra rap, metal, elettronica e melodie pop. L'alternanza tra Mike Shinoda e Chester Bennington rende immediatamente riconoscibile il suono della band. "One Step Closer", "Crawling" e "In the End" accompagnano un successo commerciale gigantesco.


Papa Roach – Infest (2000)

Un disco che fotografa il lato più diretto e adolescenziale del nu metal, tra rap, riff taglienti e testi confessionali. "Last Resort" diventa un inno generazionale, ma anche "Broken Home" e "Between Angels and Insects" lasciano il segno.


P.O.D. – Satellite (2001)

Una declinazione più luminosa e spirituale del nu metal, capace di conciliare riff pesanti, rap e aperture melodiche. "Alive", "Boom" e "Youth of the Nation" trasformano i P.O.D. in protagonisti della stagione commerciale del genere.


Slipknot – Slipknot (1999)

Nove musicisti, maschere inquietanti e una violenza sonora impressionante. Gli Slipknot esasperano l'aggressività del nu metal, intrecciando percussioni, campionamenti, riff brutali e una vocalità feroce. "Wait and Bleed" e "Spit It Out" diventano immediatamente emblematiche.


System of a Down – Toxicity (2001)

Un'esplosione di metal, suggestioni armene, ritmi imprevedibili, melodie surreali e improvvise accelerazioni. "Chop Suey!", "Toxicity" e "Aerials" mostrano una band difficilmente classificabile, capace di trasformare l'eccentricità compositiva in un successo di massa.