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Vinili falsi, scoperta una fabbrica con 15.000 dischi contraffatti: come riconoscerli

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Author image Gianluigi Riccardo

21 settembre 2026 alle ore 12:15, agg. alle 12:45

La più grande fabbrica britannica di vinili contraffatti nascondeva 15.000 dischi. Il caso rivela un mercato ormai industriale.

Il ritorno del vinile ha riaperto negozi, riportato interi cataloghi nelle classifiche e trasformato nuovamente il disco in un oggetto da collezione. Ha però creato anche un mercato abbastanza ricco da attirare un’industria parallela della contraffazione.

Rehan Ahmed, quarantenne di Southall, nella zona occidentale di Londra, è stato condannato a tre anni e mezzo di carcere per avere prodotto e distribuito copie illegali di album di alcuni degli artisti più popolari al mondo. Secondo gli investigatori, si tratta del più grande caso di produzione di vinili contraffatti mai scoperto nel Regno Unito.

L’operazione non era nascosta in un piccolo laboratorio domestico. Durante il blitz effettuato nel febbraio 2024, gli agenti hanno trovato una fabbrica distribuita su tre piani, macchinari per la produzione e circa 15.000 dischi, per un valore commerciale stimato intorno a un milione di sterline.

La fabbrica di vinili falsi attiva soltanto di notte

Ahmed operava attraverso le società Phoenix of Vinyl e Paragon Music. I dischi contraffatti venivano forniti ad alcuni negozi oppure venduti direttamente agli appassionati su piattaforme come eBay e Discogs, mescolandosi quindi alle normali ristampe e alle copie usate.

L’attività sarebbe proseguita dal 2017 al 2024, nonostante Phoenix of Vinyl avesse già ricevuto un ordine formale di cessazione. La fabbrica lavorava soprattutto di notte e impiegava tre o quattro persone. Al suo interno la polizia ha trovato vecchi macchinari, alcuni risalenti a circa settant’anni fa, insieme a prodotti chimici conservati in frigoriferi accanto a lattine di birra e documenti sparsi nei diversi locali.

L’assenza di un tornio per l’incisione, la macchina necessaria a realizzare il disco master dal quale nasce la produzione, ha inoltre suggerito che le copie venissero create partendo direttamente da altri vinili già esistenti. Il risultato, secondo Peter Ratcliffe, responsabile della protezione dei contenuti della British Phonographic Industry, era spesso molto lontano da quello di una stampa ufficiale.

"Alcuni erano davvero terribili. Erano deformati, presentavano rigonfiamenti, il suono era pessimo e la qualità della stampa era molto scarsa", ha spiegato Ratcliffe al Guardian.

Per arrivare all’incriminazione, polizia e BPI hanno dovuto contattare 108 etichette o rappresentanti legali degli artisti, verificando singolarmente le violazioni. Ahmed ha infine ammesso di essere la mente dell’operazione e si è dichiarato colpevole di violazione del copyright e utilizzo di beni di provenienza criminale.

Il giudice Darren Reed ha sottolineato la natura "sofisticata e pianificata" dell’impresa e il danno prodotto nei confronti dell’intera industria musicale.

Vinile contraffatto e bootleg non sono la stessa cosa

Il caso mostra anche una differenza spesso trascurata. Un bootleg contiene generalmente registrazioni dal vivo, demo o materiale inedito pubblicato senza l’autorizzazione dell’artista. È illegale, ma solitamente non prova a presentarsi come un’edizione ufficiale già disponibile sul mercato.

Il vinile contraffatto, invece, riproduce un disco regolarmente pubblicato cercando di imitare copertina, etichetta, codice a barre e caratteristiche dell’originale. L’acquirente può quindi pensare di avere comprato una ristampa autentica, mentre artista, etichetta e autori non ricevono alcun compenso.

La crescita del fenomeno segue quella del formato. Nel 2025 le vendite britanniche di vinili sono aumentate del 13,3%, raggiungendo 7,6 milioni di copie. Più cresce la domanda di edizioni colorate, tirature limitate e album difficili da trovare, più diventa semplice inserire copie false nel circuito.


Negli ultimi due anni la BPI ha partecipato a 43 perquisizioni e sequestrato complessivamente circa 600.000 vinili e CD contraffatti, con un valore potenziale vicino agli otto milioni di sterline. Almeno altre dieci indagini sarebbero ancora aperte. In un diverso magazzino di Luton sono state recentemente trovate copie illegali di dischi di Beatles, Queen e David Bowie per circa 260.000 sterline.


Come riconoscere un vinile falso


Non esiste un controllo unico capace di garantire l’autenticità di un disco, soprattutto quando la contraffazione è ben realizzata. Il primo passaggio consiste nel verificare che quella specifica edizione esista davvero: colore del vinile, anno, etichetta, numero di catalogo e Paese di stampa devono corrispondere a una pubblicazione documentata.


Uno degli elementi più utili è la matrice incisa nella zona interna del disco, vicino all’etichetta. Il codice può essere confrontato con quello delle copie censite nei database specializzati. Una matrice assente, differente o incisa in modo approssimativo non rappresenta automaticamente una prova, ma deve invitare a effettuare altri controlli.


Anche copertine sfocate, colori alterati, caratteri leggermente diversi, errori di stampa, cartone troppo sottile e vinili deformati sono possibili segnali. Devono insospettire anche un prezzo molto più basso del valore abituale, l’utilizzo di fotografie generiche e un venditore che dispone di numerose copie identiche di un’edizione dichiarata rara.


Il problema non riguarda quindi soltanto i collezionisti esperti. Il vinile è tornato a essere un prodotto popolare, costoso e distribuito online in tutto il mondo. Proprio per questo la sua autenticità non può più essere data per scontata: prima dell’ascolto, oggi, potrebbe servire controllare anche ciò che è inciso nello spazio tra l’ultima canzone e l’etichetta centrale.

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