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Unpeople: la libertà di non sapere dove finirà una canzone

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Author image Gianni Rojatti

16 luglio 2026 alle ore 11:39, agg. alle 12:31

Gli Unpeople fondono pop punk, alternative rock e metal feroce in canzoni imprevedibili, melodiche e tecniche, capaci di sorprendere senza mai perdere identità.

Gli Unpeople cercano il contatto con il pubblico senza sacrificare libertà, peso e complessità. Nati dall’esperienza dei Press to MECO, trasformano quella disciplina progressive in un rock più diretto, giovane e melodico, capace però di cambiare direzione senza alcun preavviso.

Il singolo "Clouds", in rotazione nella Top 20 di Radiofreccia, ci permette di addentrarci nel suono fresco e originale della band: pop punk, alternative rock e metal feroce convivono in una scrittura mobile, tecnica e sempre sorprendente, costruita per spiazzare.

Press To MECO

«"Clouds "parla essenzialmente del non permettere che ciò che gli altri pensano dovresti fare per farti strada artisticamente finisca per influenzarti, e dell’avere fiducia nella tua visione e nel tuo processo creativo». Nelle parole del cantante e chitarrista Jake Crawford c’è il cuore degli Unpeople: cercare una connessione immediata con il pubblico senza accettare scorciatoie, mode o compromessi. Per capire da dove nasce questa libertà bisogna tornare ai Press to MECO, la band nella quale Crawford e Luke Caley avevano sviluppato una scrittura fondata su riff intricati, incastri ritmici, sensibilità progressive e math rock, aggressività post-hardcore e armonizzazioni vocali a tre parti. Era musica complessa, ma mai respingente: dietro le architetture strumentali restava una forte intelligenza pop. Gli Unpeople ereditano soprattutto questa disinvoltura. Non la necessità di esibire complessità, ma la competenza per cambiare linguaggio senza perdere coerenza. Crawford passa dal basso alla chitarra e alla voce principale, mentre Caley continua a intrecciare parti vocali e chitarristiche. La formazione a quattro rende tutto più fisico e diretto: meno labirinti metrici, più groove, ritornelli immediati e una maggiore componente punk. Machine, al secolo Gene Freeman, è l’anello di congiunzione produttivo tra le due esperienze. Il produttore legato a Lamb of God, Clutch ed Every Time I Die accompagna l’evoluzione senza cancellarne il DNA: chitarre pesanti ma leggibili, ritmiche compatte, voci definite e armonie capaci di emergere anche nei passaggi più densi. 


Clouds

"Clouds" è l’esempio più chiaro. Parte accessibile e melodica, ma continua a spostare il proprio baricentro. Il finale arriva in una regione che, per violenza ritmica, densità delle distorsioni e ferocia vocale, sfiora addirittura il black metal. Eppure il brano non perde identità: sembra condurti altrove senza mostrarti in anticipo la destinazione. Anche il nome Unpeople esprime questa posizione. Indica persone considerate irrilevanti, prive di peso o valore sociale: una definizione che la band recupera e trasforma in appartenenza, con un gesto non lontano da quello del punk. Gli Unpeople cercano il pubblico perché si riconoscono in quella stessa marginalità, ma lo fanno senza compiacerlo: con una musica fresca, tecnica, feroce e soprattutto libera di sorprendere.


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