Una settimana da paura: sette film horror con grandi colonne sonore rock
15 luglio 2026 alle ore 11:30, agg. alle 13:15
Sette film horror, uno per ogni sera della settimana: dai classici ai B-movie, tutti uniti da colonne sonore rock, cupe, potenti e indimenticabili da ascoltare.
Sette sere, sette film horror, sette modi diversi di avere paura con una grande colonna sonora come filo conduttore. La nostra piccola rassegna attraversa classici assoluti, remake, B-movie, gialli dalle derive horror e incubi demoniaci, costruendo una settimana di visioni eterogenee ma unite dalla musica.
Dai Goblin a Rob Zombie, dal krautrock al metal di Pantera e Iron Maiden, ogni titolo dimostra quanto una colonna sonora possa diventare parte decisiva dell’identità, della tensione e della memoria di un film e della sua autentica potenza evocativa.
Una settimana horror
Tra i piccoli grandi rituali dell’estate, ce n’è uno che appartiene soprattutto alla memoria di chi è cresciuto tra videocassette, palinsesti televisivi notturni, maratone da Blockbuster per fare incetta di DVD e serate trascorse con gli amici: la maratona di film horror. Il piacere di spaventarsi, quando fuori ci sono il caldo, le finestre aperte, le vacanze e quella particolare leggerezza che accompagna le sere estive, assume quasi un carattere goliardico. La paura diventa un gioco collettivo, da condividere tra battute, sobbalzi e scene che continuano a essere commentate molto dopo i titoli di coda. Per anni molte emittenti hanno costruito veri e propri cicli horror per le notti d’estate; oggi, con le piattaforme, chiunque può inventarsi la propria rassegna personale. Ed è proprio quello che proponiamo qui: sette film per sette sere, una piccola settimana horror che passa da classici assoluti a remake, dal B-movie al giallo dalle derive horror, fino all’incubo più apertamente demoniaco. Il filo rosso, naturalmente, è la musica. Abbiamo scelto film nei quali la colonna sonora non sia un semplice accompagnamento, ma un elemento decisivo dell’atmosfera e dell’identità dell’opera. Ci sono progressive, hard rock, metal, industrial, krautrock ed elettronica: sette modi diversi di dimostrare quanto, nell’horror, una grande musica possa essere inquietante quanto ciò che accade sullo schermo.
Halloween - The Beginning (2007)
Impossibile parlare di rock e horror senza riservare un posto d’onore a Rob Zombie, cantante e frontman dei White Zombie, una delle formazioni più interessanti degli anni Novanta a cavallo tra metal, alternative e industrial, ma anche regista profondamente legato all’immaginario horror. La sua filmografia offrirebbe materiale sufficiente per un’intera classifica, da La casa dei 1000 corpi a La casa del diavolo, ma scegliamo Halloween - The Beginning, rilettura del classico di John Carpenter. Ed è anche l’occasione per suggerire di riscoprire i film di Carpenter prestando particolare attenzione alle sue stupefacenti colonne sonore, da Halloween a The Fog, da Il signore del male a Vampires. Rob Zombie usa la musica come autentico elemento narrativo, rievocando le atmosfere degli anni Settanta e innestandovi una sensibilità più moderna e metal. La colonna sonora mette insieme Rush, KISS, Blue Öyster Cult, Alice Cooper e Misfits, mentre la partitura originale è firmata da Tyler Bates, eclettico compositore, chitarrista e produttore, già autore delle musiche de L’alba dei morti viventi di Zack Snyder e futuro collaboratore di Marilyn Manson. È proprio Bates a rileggere anche l’immortale tema originale composto da Carpenter.
Nosferatu, il principe della notte (1979)
Herzog riprende uno dei capolavori fondanti della storia del cinema, il Nosferatu muto di Murnau del 1922, realizzando una delle più importanti riletture cinematografiche di Dracula prima del film di Coppola del 1992. La colonna sonora è affidata ai Popol Vuh, formazione centrale del krautrock tedesco, scena in cui progressive, elettronica e sperimentazione aprivano anche a quelle sonorità ambient che, negli stessi anni, trovavano espressione nel lavoro di Brian Eno e Robert Fripp. Cupa, onirica e glaciale, con aperture quasi religiose, questa musica amplifica terrore e rassegnazione e accompagna le magistrali interpretazioni di Klaus Kinski e Bruno Ganz.
Shock ’Em Dead (1991)
B-movie talmente mediocre da rasentare l’inguardabilità, Shock ’Em Dead va affrontato con spirito goliardico, come un piccolo trionfo del trash. Nel 1991, all’apice della popolarità della chitarra shred, cavalca il tema del musicista senza talento che vende l’anima al diavolo per diventare un prodigio delle sei corde. La vera attrazione è Michael Angelo Batio, allora nei pacchianissimi Nitro e oggi chitarrista dei Manowar, che presta mani e virtuosismi al protagonista in esecuzioni surreali, barocche e quasi parodistiche. Nel cast anche Traci Lords, ex diva del cinema pornografico che aveva già intrapreso la sua carriera nel cinema tradizionale.
Profondo rosso (1975)
Non solo uno dei grandi classici della storia dell’horror, ma anche una pagina straordinaria della musica italiana. Forte di enorme prestigio e potere contrattuale, il regista Dario Argento pensò inizialmente addirittura ai Pink Floyd, allora impegnati nelle registrazioni di Wish You Were Here, e valutò nomi come Emerson, Lake & Palmer e Deep Purple. Dopo il coinvolgimento del jazzista Giorgio Gaslini, la scelta cadde invece sui giovanissimi Goblin, capitanati dal geniale tastierista e compositore Claudio Simonetti. La formula Goblin-Dario Argento avrebbe trovato una conferma straordinaria nella colonna sonora di Suspiria, mentre Simonetti avrebbe continuato anche successivamente a collaborare con il regista in altri film. Ne uscì un progressive rock vivo e pulsante, costruito su basso, chitarra, batteria e tastiere, probabilmente più fresco, personale e originale di qualsiasi soluzione affidata a nomi già affermati. Un suono italiano capace di incorniciare l’orrore di Argento come forse nessun altro avrebbe potuto fare. Il celeberrimo tema di Profondo rosso, inoltre, ricorda apertamente "Tubular Bells" di Mike Oldfield, reso immortale da L’esorcista.
Mandy (2018)
Film di culto, allucinato e violentissimo, con un Nicolas Cage in splendida forma, Mandy trova nella colonna sonora di Jóhann Jóhannsson una delle sue forze decisive. È l’ultima partitura scritta dal compositore islandese prima della morte, avvenuta nel febbraio 2018, e questo le conferisce inevitabilmente l’aura tetra di un canto del cigno maledetto. Jóhannsson scava nella propria sensibilità scandinava, esplorando doom, gothic e black metal. Il risultato è una musica estrema, cupa e potentissima, capace di dare al film un’identità feroce e di vivere perfettamente anche da sola.
Phenomena (1985)
Dopo Profondo rosso e Suspiria, Dario Argento aveva già dimostrato quanto l’horror potesse trovare nel rock e nel progressive un alleato formidabile. Con Phenomena, nel 1985, cavalca anche l’esplosione dell’heavy metal coinvolgendo Motörhead e Iron Maiden, presenti con la splendida "Flash of the Blade", uno dei pezzi migliori della band. Nella colonna sonora trovano spazio anche i Frankie Goes to Hollywood. Il film merita di essere visto, se non altro, per la presenza di una giovanissima e già incantevole Jennifer Connelly.
Non aprite quella porta (2003)
Pur senza raggiungere la forza disturbante, sperimentale e irripetibile dell’originale di Tobe Hooper, il remake del 2003 è un horror riuscito, impreziosito da una giovanissima Jessica Biel in uno dei suoi primi ruoli importanti. Le musiche originali sono di Steve Jablonsky, ma l’operazione più curiosa fu l’album promozionale legato al film: una micidiale raccolta metal con Pantera, Hatebreed, Static-X, Mushroomhead, Meshuggah, Fear Factory, Morbid Angel e Lamb of God. Più che una vera colonna sonora, quasi una guida all’ascolto per accompagnare le malefatte di Leatherface.