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Tool, dai tatuaggi alle scalate: gli usi sorprendenti della loro musica

Tool, dai tatuaggi alle scalate: gli usi sorprendenti della loro musica
Gianluigi RiccardoGianluigi Riccardo
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Da M. Bison ad Aquaman, dai tatuaggi di Danny Elfman alla scalata di Alex Honnold: come la musica dei Tool entra nella vita dei suoi ascoltatori.

Per diventare M. Bison, il villain del nuovo film di Street Fighter, David Dastmalchian ha cercato nella musica dei Tool qualcosa da trasferire al personaggio.

L’attore di Street Fighter ha raccontato di aver inserito la band nella playlist utilizzata per prepararsi a interpretare il leader di Shadaloo, trovando nelle sue canzoni un’energia adatta alla visione distruttiva del cattivo.

Una scelta che, accostata ad altre testimonianze, apre una prospettiva interessante su cosa facciamo con la musica che ascoltiamo. Per Danny Elfman, Fear Inoculum è stato un aiuto durante lunghe sedute dal tatuatore; per Alex Honnold, le canzoni dei Tool sono entrate nella preparazione e nella realizzazione di una scalata trasmessa da Netflix.

Cambiano le circostanze e le esigenze, ma ritorna la decisione di affidarsi a un suono conosciuto per affrontare qualcosa di impegnativo. Nei racconti dei protagonisti, i dischi diventano parte di un metodo personale: aiutano a cercare un atteggiamento, a occupare l’attenzione, persino a valutare lo scorrere del tempo.


Da M. Bison ad Aquaman: i Tool nella preparazione degli attori

Ospite del podcast Kyle Meredith With…, Dastmalchian ha indicato in Ænima uno dei riferimenti per Bison.

Il punto d’incontro è soprattutto “Ænema”, dove l’immagine di una distruzione capace di spazzare via un intero mondo gli suggerisce l’atteggiamento del personaggio verso l’umanità. Il celebre “Learn to swim” assume così il tono di un ordine brutale.

Nella sua playlist trovano posto anche Nine Inch Nails, Joy Division, Nick Cave, Filter e Deftones, oltre alla “Marcia imperiale” di John Williams. Per Dastmalchian esiste però un precedente specifico: aveva già utilizzato molto Undertow per prepararsi al debutto cinematografico in Il cavaliere oscuro.

L’attore spiega di scegliere con attenzione quando ricorrere ai Tool per lavorare. Il ritorno alla stessa band, passando da un film all’altro, racconta quanto possa essere personale la preparazione di un ruolo: un disco offre un accesso a certe sensazioni, anche quando chi lo ha scritto non aveva alcun rapporto con quella storia. 

Anche Jason Momoa ha trovato nei Tool un modo per costruire un personaggio, arrivando dalla parte dei supereroi. Nel 2018, parlando con Metal Hammer di Aquaman, spiegava di utilizzare spesso il metal come riferimento per le proprie interpretazioni. Per Arthur Curry indicava Kill ’Em All dei Metallica e, tra le canzoni dei Tool, proprio “Ticks & Leeches”. Il rapporto con la band avrebbe avuto anche una conseguenza fuori dalla recitazione. In un’intervista a Bass Player, Momoa ha raccontato che sul set di Aquaman, per festeggiare il compleanno della sua assistente appassionata dei Tool, prese in prestito un basso e suonò “Sober” insieme ai figli, impegnati alla batteria e alla chitarra. Quell’esperienza fece esplodere la sua passione per lo strumento. Nella stessa conversazione descriveva il basso come una “meditazione in movimento”, un’attività capace di calmarlo. Dall’ascolto alla pratica, una canzone era diventata l’occasione per coltivare qualcosa che sarebbe rimasto anche dopo la fine delle riprese.


Danny Elfman e i tatuaggi affrontati con “Fear Inoculum”

Nel caso di Danny Elfman, il rapporto tra musica e corpo passa attraverso un’esperienza molto diversa. Il compositore ha raccontato di aver utilizzato Fear Inoculum per affrontare una maratona di sedute con il tatuatore durante la quarantena, quando decise di completare un progetto cominciato oltre trent’anni prima.

L’aneddoto, tornato a circolare, compariva già in un’intervista a Guitar World del giugno 2021: due o tre giorni di lavoro durante i quali il disco dei Tool nelle cuffiette gli aveva permesso di resistere. “Era una fottuta tortura!”, ricordava. Per un musicista che ha costruito tanta parte della propria carriera accompagnando personaggi e immagini, era il momento di affidare ad altri la colonna sonora di un’esperienza personale. Qui la lunga durata dei brani e la loro intensità si inseriscono in un ascolto prolungato, mentre l’attenzione deve convivere con il dolore. Elfman racconta ciò che ha funzionato per lui, offrendo un esempio particolarmente concreto di quanto una musica molto pesante possa essere vissuta come un sostegno. 

Alex Honnold: scalare con i Tool e tenere il passo

Alex Honnold ha aggiunto alla storia una funzione ancora più pratica. Il 25 gennaio 2026, durante la scalata senza corde del Taipei 101 trasmessa da Netflix, ascoltava una playlist composta soprattutto da Tool, già utilizzata negli allenamenti.

Dopo l’impresa, spiegò a Variety che conoscere la durata delle canzoni lo aiutava a valutare il proprio passo: i blocchi della struttura richiedevano un certo tempo per essere superati e un brano familiare poteva diventare un riferimento. È un dettaglio che cambia il senso della consueta playlist motivazionale. L’ascolto entra nell’organizzazione del gesto, attraverso un’abitudine costruita prima di arrivare sulla parete del grattacielo.

Durante la salita, tuttavia, l’audio continuava a interrompersi e Honnold raccontò di aver proseguito facendo semplicemente il proprio lavoro. 


“Parabola”, la sveglia dei Tool nello spazio

Per trovare un’altra destinazione inattesa bisogna risalire al 15 febbraio 2010.

Durante la missione STS-130 dello shuttle Endeavour, “Parabola” venne trasmessa come sveglia per l’astronauta Robert Behnken. Il dato è registrato nella cronologia ufficiale delle wakeup calls della NASA, la tradizione di accompagnare il risveglio degli equipaggi con una selezione musicale.

Basta questo episodio per aggiungere alla geografia dei Tool un luogo piuttosto distante da un palco: una navetta in orbita. E per completare un percorso nel quale gli ascoltatori assegnano alle stesse canzoni compiti diversi. Dastmalchian e Momoa vi cercano elementi per recitare, Elfman un sostegno durante i tatuaggi, Honnold un accompagnamento familiare e un riferimento temporale. Ogni storia conserva le proprie ragioni. A collegarle è il modo in cui un disco entra nelle abitudini di chi lo ascolta, fino a legarsi a un’attività precisa. Per qualcuno succede davanti alla macchina da presa, per qualcun altro mentre Houston dà il buongiorno.