History

Titolo Taylor Hawkins, il tributo di Wembley: cinque esibizioni indimenticabili

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Author image Gianluigi Riccardo

03 settembre 2026 alle ore 16:23, agg. alle 16:40

Abstract Il 3 settembre 2022 i Foo Fighters celebrarono Taylor Hawkins a Wembley: ospiti, scaletta e cinque momenti simbolo, con il figlio Shane alla batteria.

Il 3 settembre 2022, a Wembley, i Foo Fighters riunirono buona parte della storia del rock per ricordare Taylor Hawkins. Oltre sei ore di musica e cinquanta canzoni misero insieme i suoi idoli, gli amici, i progetti paralleli e una nuova generazione di musicisti. Dave Grohl, Nate Mendel, Pat Smear, Chris Shiflett e Rami Jaffee costruirono con la famiglia del batterista un programma che raccontava soprattutto i suoi ascolti e le sue relazioni. Il concerto sostenne Music Support e MusiCares e precedette il secondo tributo, organizzato il 27 settembre al Kia Forum nell’area di Los Angeles. 

Hawkins era morto il 25 marzo 2022, a cinquant’anni, in un hotel di Bogotá, dove i Foo Fighters erano attesi al Festival Estéreo Picnic. La sua scomparsa aveva interrotto un rapporto musicale durato venticinque anni: entrato nel gruppo nel 1997, Taylor era diventato una presenza determinante nel suono e nell’identità della band. Associated Press

Grohl aprì ricordando un tratto preciso dell’amico: "Nessun altro sapeva farvi sorridere, ridere, ballare o cantare come lui". Accanto alla musica trovarono spazio gli interventi di Dave Chappelle e Jason Sudeikis, un ricordo audio di Stevie Nicks e i messaggi di Elton John, Billie Eilish, Finneas e Chad Smith. 


Taylor Hawkins Tribute Concert: gli ospiti e la scaletta di Wembley

L’apertura musicale spettò a Liam Gallagher, accompagnato dai Foo Fighters con Grohl alla batteria, per “Rock ’n’ Roll Star” e “Live Forever”. Nile Rodgers, Chris Chaney e Omar Hakim passarono poi al repertorio di David Bowie: Josh Homme cantò “Let’s Dance”, Gaz Coombes “Modern Love”.

Il programma recuperò quindi i gruppi con cui Taylor aveva coltivato la propria passione fuori dai Foo Fighters. I Chevy Metal suonarono “Psycho Killer” dei Talking Heads e accolsero Kesha per “Children of the Revolution” dei T. Rex. I Coattail Riders, con Justin Hawkins, John Lousteau e l’apporto di Josh Freese, proposero “Louise”, “Range Rover Bitch” e “It’s Over”. Justin rimase protagonista anche con Wolfgang Van Halen, Grohl al basso e Freese alla batteria: “On Fire” e “Hot for Teacher” resero omaggio al repertorio dei Van Halen. 

Violet Grohl interpretò “Last Goodbye” e “Grace” di Jeff Buckley, affiancata dal padre, Alain Johannes, Chris Chaney, Greg Kurstin e Jason Falkner. I Supergrass concentrarono il proprio intervento in “Richard III”, “Alright” e “Caught by the Fuzz”. Tornarono poi insieme i Them Crooked Vultures: Grohl, Homme e John Paul Jones, con Johannes, eseguirono “Goodbye Yellow Brick Road”, “Gunman” e “Long Slow Goodbye”. Era la loro prima esibizione dopo dodici anni. 

Con Chrissie Hynde e i Pretenders, Grohl tornò al basso per “Precious”, “Tattooed Love Boys” e “Brass in Pocket”. Joe Walsh e i James Gang recuperarono “Walk Away”, il medley “The Bomber” e “Funk #49”, quest’ultima con Grohl alla batteria. Mark Ronson accompagnò invece Violet, insieme a Chaney e Falkner, in “Valerie”, il brano degli Zutons reso celebre anche dalla versione di Amy Winehouse


Brian Johnson e Justin Hawkins: il caso del microfono

Tra gli incroci più discussi ci fu quello tra Brian Johnson, Lars Ulrich e i Foo Fighters, impegnati in “Back in Black” e “Let There Be Rock”. Durante il primo brano arrivò anche Justin Hawkins, che afferrò il microfono di Johnson per cantare la seconda strofa. Per alcuni spettatori sembrò un’invasione di campo, con il cantante dei Darkness intento a sottrarre spazio al frontman degli AC/DC. 

Fu Justin a chiarire il retroscena. Poco prima dell’esibizione, Johnson gli aveva chiesto di raggiungerlo sul palco. Hawkins aveva esitato: non aveva mai cantato quel pezzo e temeva di sembrare un intruso. A convincerlo era intervenuto Grohl: "Se Brian ti dice di fare qualcosa, cazzo, la fai", raccontò Justin. Rufus Taylor gli aveva cercato il testo sul telefono; il responsabile di palco aveva predisposto un microfono, ma nella confusione Hawkins non aveva capito quale prendere. Era quindi arrivato accanto a Johnson senza il proprio. 

A dicembre, parlando a Trunk Nation With Eddie Trunk, anche Brian confermò di averlo invitato. Ricordò che Justin si era emozionato, dimenticando il microfono, mentre lui aveva perso alcune parole: "Ecco perché sembrava così imbarazzante: cercavamo di cantare con un solo microfono". 

Il seguito raccontato da Hawkins chiarisce il clima tra i due: dopo l’esibizione, Johnson aveva scherzato sulla possibilità di registrare insieme un album di cover, definendoli i “nuovi Everly Brothers”. Il presunto scontro era diventato soprattutto un equivoco per chi aveva visto soltanto quel passaggio. 


Dai Police ai Queen, fino al figlio Shane

Stewart Copeland affiancò i Foo Fighters in “Next to You” e, con Gaz Coombes alla voce, “Every Little Thing She Does Is Magic”. Geddy Lee e Alex Lifeson portarono i Rush: “2112 Part I: Overture” e “Working Man” con Grohl alla batteria, “YYZ” con Omar Hakim.

Il segmento dei Queen, con Brian May, Roger Taylor, Rufus Taylor e i Foo Fighters, distribuì le voci tra Luke Spiller per “We Will Rock You”, Roger per “I’m in Love With My Car”, Roger e Justin Hawkins per “Under Pressure” e Sam Ryder per “Somebody to Love”. May concluse da solo con “Love of My Life”.

Infine, i Foo Fighters alternarono i batteristi: Josh Freese su “Times Like These” e “All My Life”, Travis Barker su “The Pretender” e “Monkey Wrench”, Nandi Bushell su “Learn to Fly”, Rufus Taylor su “These Days” e “Best of You”.

Paul McCartney apparve a sorpresa per “Oh! Darling”, in duetto con Chrissie Hynde, e “Helter Skelter”, con Omar Hakim alla batteria. Hakim rimase per “Aurora”; poi Shane Hawkins, sedici anni, prese il posto del padre per “My Hero”.

A Grohl, da solo, spettò l’ultima canzone: “Everlong”. Dentro questa scaletta, cinque esibizioni riassumono meglio di altre il valore musicale e personale della serata. WROR,

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