Taylor Momsen e la sfida dei Soundgarden
16 ottobre 2026 alle ore 12:52, agg. alle 13:04
La cantante dei Pretty Reckless racconta a Rick Beato la sfida di interpretare Chris Cornell e gli incontri ravvicinati con la fauna in tour.
Taylor Momsen tornerà in Italia con i Pretty Reckless il 14 novembre al Fabrique di Milano, con gli Yonaka in apertura.
In una nuova intervista con Rick Beato, la cantante ha parlato soprattutto di Soundgarden e della responsabilità di interpretare le canzoni di Chris Cornell insieme ai musicisti che le hanno create. Momsen è una fan della band da molto prima di salirci sul palco: quando nel 2017 le proposero di aprire il loro tour americano, racconta, fu "al settimo cielo".
Quella tournée fu interrotta dalla morte di Cornell, un evento che avrebbe segnato profondamente il suo rapporto con la musica del gruppo. Oggi Momsen è tornata a cantare quel repertorio in occasioni speciali, ma sa che conoscerlo da ascoltatrice non basta: la sfida, dice, è entrare nella sua struttura e trovare il proprio posto senza pretendere di prendere quello di Cornell.
Taylor Momsen e la sfida di cantare i Soundgarden
Momsen cita “Rusty Cage” per spiegare quanto la scrittura dei Soundgarden possa essere ingannevole.
All’ascolto, le canzoni sembrano procedere con naturalezza; quando si prova a cantarle, invece, emergono gli spostamenti ritmici e le misure irregolari. "Tutti pensano che siano le note: no, sono i tempi", racconta nell’intervista. La difficoltà non è semplicemente raggiungere le note di Cornell, ma capire dove la voce si inserisce mentre la musica cambia direzione.
Momsen osserva che ascoltando un disco dei Soundgarden scopre ogni volta qualcosa di nuovo: un dettaglio che restituisce la complessità di brani capaci di sembrare immediati, pur poggiando su un equilibrio musicale instabile. È una qualità che rende il repertorio tanto riconoscibile e, per chi lo canta, tanto impegnativo.
La sua esperienza con la band si è costruita nel tempo, attraverso tributi e occasioni irripetibili. Nel 2019 partecipò al concerto commemorativo I Am The Highway, dedicato a Cornell. Nel 2025, durante la cerimonia della Rock & Roll Hall of Fame che ha accolto i Soundgarden, Momsen cantò “Rusty Cage” accompagnata dai membri superstiti Kim Thayil, Ben Shepherd e Matt Cameron; Mike McCready dei Pearl Jam era alla chitarra. La serata comprendeva anche “Black Hole Sun”, interpretata da Brandi Carlile con altri ospiti. Momsen non era lì per sostituire Cornell: la sua parte era rendere omaggio a una voce e a una band che considera fondamentali, con la consapevolezza che ogni interpretazione porta con sé un confronto inevitabile. Il suo racconto a Beato mette a fuoco proprio questo doppio livello: il peso emotivo del repertorio e il lavoro necessario per affrontarne la musica.
Il legame con Cornell è intrecciato a un periodo doloroso anche sul piano personale. Dopo la morte del cantante, Momsen perse nel 2018 Kato Khandwala, produttore e collaboratore dei Pretty Reckless. In interviste precedenti ha raccontato di aver attraversato una fase in cui tornare ad ascoltare la musica che amava era difficile. Il rapporto con i Soundgarden, con i quali è tornata sul palco anche di recente, non si limita all’ammirazione per una band influente: è anche il ritorno a un repertorio associato a lutti e ricordi, che Momsen ha potuto affrontare nuovamente salendo sul palco con i musicisti originali. C'è tanta pressione, certo, ma anche pari gratitudine. La complessità ritmica di “Rusty Cage” è una difficoltà concreta; la storia che accompagna quella musica rende ogni esecuzione ancora più carica di significato.
Dal morso del pipistrello al ragno velenoso
Nella conversazione con Beato c’è spazio anche per gli incidenti che hanno trasformato alcune tappe del tour con gli AC/DC in episodi difficili da dimenticare. Il primo avvenne il 29 maggio 2024 a Siviglia: mentre i Pretty Reckless stavano suonando “Witches Burn”, un pipistrello si attaccò alla gamba di Momsen e la morse. La cantante se ne accorse solo quando il pubblico iniziò a indicarle l’animale.
Dopo il concerto dovette sottoporsi a un ciclo di vaccinazioni antirabbiche, continuando il trattamento mentre la tournée attraversava diversi Paesi. L’episodio diventò anche una gag tra i musicisti degli AC/DC, che iniziarono a chiamarla “Batgirl”. Momsen lo ha raccontato con ironia, ma ha descritto le iniezioni e la necessità di rispettare il programma medico come la parte più pesante di quell’esperienza.
Due anni dopo, durante la tappa messicana dello stesso tour, un ragno velenoso la morse alla gamba prima di un concerto a Città del Messico. In un primo momento, racconta, la reazione fu scambiata per un’allergia; quando le condizioni peggiorarono, Momsen finì in ospedale e ricevette antibiotici per via endovenosa. I medici le dissero che avrebbe dovuto restare ricoverata cinque giorni e che, senza le cure, rischiava di perdere la gamba.
La sua prima preoccupazione fu capire se esistesse un modo per raggiungere comunque il palco. "Dottore, ho un concerto tra poche ore, mi serve un piano B", ricorda di aver detto. Il medico le rispose che non sarebbe riuscita a esibirsi; lei insistette per trovare una soluzione. La cantante ha poi ammesso che, dietro le battute pubblicate sui social dopo il morso, la situazione era stata molto più seria di quanto avesse lasciato intendere.