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SOAD e Daron Malakian: quando il metal incontra John Lennon

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Author image Gianni Rojatti

18 luglio 2026 alle ore 14:00, agg. alle 13:59

Autodidatta, cresciuto tra Slayer e Beatles, Daron Malakian ha costruito il suono dei System of a Down mettendo sempre le canzoni prima della tecnica.

Tra i grandi chitarristi del rock contemporaneo, Daron Malakian dei System Of A Down occupa un posto particolare: un autore che ha sempre messo la scrittura, l’espressione e l’identità della band davanti al virtuosismo, alla perfezione accademica e all’esibizione della propria tecnica strumentale.

Nato il 18 luglio 1975 a Hollywood da genitori armeni, è il principale compositore dei System of a Down. Formazione, influenze e cinque brani fondamentali permettono di ricostruire il profilo di un grande chitarrista da band, originale, istintivo e imprevedibile.

Ritmo e metallo

Esistono chitarristi che trasformano la musica in una vetrina per la propria tecnica e altri che usano lo strumento per dare forma alle canzoni. Daron Malakian appartiene con decisione alla seconda categoria. Il principale autore dei System of a Down non ha mai inseguito il virtuosismo né coltivato un approccio accademico alla chitarra. «Non ho mai praticato la chitarra un giorno in vita mia», ha raccontato: suonava quando ne sentiva il bisogno, utilizzando lo strumento per comporre, esprimere emozioni e costruire l’identità della band. Da bambino, in realtà, avrebbe voluto diventare batterista, ma i genitori, spaventati dal fracasso di uno strumento che, a differenza di una chitarra elettrica, «non si può spegnere», lo indirizzarono verso le sei corde. Quell’attrazione originaria per le percussioni non sarebbe però scomparsa: la vivacità ritmica, il groove, la furia e la libertà metrica sono rimasti elementi decisivi della scrittura dei System of a Down. La sua formazione parte dai Kiss, scoperti a quattro anni, e prosegue attraverso Van Halen, Black Sabbath, Iron Maiden, Judas Priest e Ozzy Osbourne, fino al thrash e alle forme più aggressive del metal di Slayer, Metallica, Pantera e Sepultura. Non è quindi casuale l’intesa con Rick Rubin, produttore che aveva contribuito a portare gli Slayer alla popolarità e che avrebbe co-prodotto con Malakian gli album decisivi dei System of a Down.


Canzoni e radici

Il vero elemento capace di rendere particolare la formazione di Malakian è però la sua devozione per John Lennon. Nello stesso musicista convivono l’amore per il metal estremo, le distorsioni e i riff aggressivi, e un’attenzione assoluta per il songwriting dei Beatles. A queste influenze si aggiungono The Kinks, The Who, Neil Young, David Bowie, Iggy Pop e gli Stooges: artisti molto diversi, accomunati dalla capacità di costruire un’identità forte attorno alle canzoni. Il suo linguaggio nasce inoltre dall’ambiente familiare armeno e dall’ascolto di musica armena, araba e greca che scopre da bambino durante feste e matrimoni. Scale e inflessioni mediorientali sono così entrate naturalmente nel suo modo di scrivere riff e melodie. Da questo intreccio nasce il suono dei System of a Down: metal estremo, alternative rock, progressive, punk, folk armeno, melodie pop, ritmi irregolari e improvvisi cambi di atmosfera. Tutto può entrare nelle loro composizioni, ma nulla viene utilizzato come semplice esercizio di stile. Anche quando la musica diventa complessa, dissonante o imprevedibile, resta ancorata a un’idea salda di canzone. Malakian è quindi la quintessenza del chitarrista da band: non cerca di sovrastare il brano, ma ne determina struttura, dinamica, carattere e direzione emotiva. La sua tecnica emerge quando serve, come nel sorprendente assolo di “Lonely Day”, ma rimane sempre subordinata alla scrittura.


Cinque brani chiave

“Sugar” – System of a Down (1998) 
Il manifesto delle origini: riff brutali, stop and go, dissonanze e un’imprevedibilità destinata a diventare la firma della band.

“Chop Suey!” – Toxicity (2001)
  Arpeggi delicati e improvvise esplosioni metal convivono grazie a un controllo magistrale della dinamica, del ritmo e della tensione.

“Toxicity” – Toxicity (2001)Le inflessioni mediorientali attraversano riff e melodie, mostrando quanto le radici armene siano integrate nel linguaggio compositivo di Malakian.


“B.Y.O.B.” Mezmerize (2005)
 Cambi repentini, ritmiche frenetiche, aperture melodiche e pesanti accelerazioni condensano mondi lontanissimi in una scrittura compatta e immediatamente riconoscibile.

“Lonely Day” – Hypnotize (2005 ) La prova definitiva che Malakian è molto più di un riff-maker. Il solo inizia in modo lirico e si trasforma in una frenesia di note distorte e velocissime, diventando una piccola composizione dentro la composizione. Un assolo sorprendente, originale e profondamente espressivo, capace di aggiungere una nuova dimensione emotiva al brano invece di limitarsi a commentarne la melodia.


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