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Slipknot, il nuovo album prende forma: 50 idee e Matt Wallace alla produzione

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Author image Gianluigi Riccardo

16 luglio 2026 alle ore 12:32, agg. alle 12:44

Jim Root conferma l’avvio concreto dei lavori: jam collettive, circa 50 arrangiamenti e un suono che non vuole ripetere il passato nu metal.

Il nuovo album degli Slipknot non ha ancora un titolo, una data di pubblicazione o una scaletta definitiva. Ma, per la prima volta dopo mesi di dichiarazioni interlocutorie, il progetto ha assunto una struttura concreta. Jim Root ha confermato che il gruppo sta lavorando su "almeno una cinquantina di arrangiamenti" e che le sessioni sono seguite dal produttore Matt Wallace.

La notizia segna un’accelerazione netta rispetto alla situazione descritta dallo stesso chitarrista nel 2025. Allora Root parlava di sei composizioni pronte da sottoporre agli altri musicisti e di altre quattro ancora in lavorazione. Il suo obiettivo dichiarato era arrivare a 20 o 25 brani prima di entrare nella fase di pre-produzione. A distanza di poco più di un anno, il materiale disponibile sembra quindi essersi moltiplicato, anche grazie a un metodo di scrittura più collettivo.

Cinquanta arrangiamenti, ma non ancora cinquanta canzoni finite

Il numero indicato da Jim Root va interpretato con precisione. Non si tratta di 50 brani completati, registrati e pronti per essere selezionati, ma di idee e arrangiamenti sviluppati nel corso delle jam. È una distinzione importante: gli Slipknot possiedono una grande quantità di materiale, ma devono ancora trasformarlo in una tracklist coerente.

"Per il nuovo album stiamo semplicemente suonando insieme, mentre Clown si occupa di organizzare il materiale", ha spiegato Root. "Prende quello che suoniamo io ed Eloy, quello che sviluppiamo io, Eloy e Pfaff, oppure partecipa direttamente alle jam. Suoniamo per un’ora e mezza o due ore, possiamo ricavarne quattro idee e poi passiamo il tempo a costruirne gli arrangiamenti. È tutto molto organico e reale. Fa quasi paura".

Il processo descritto dal chitarrista si allontana dalla composizione individuale basata su demo complete, batterie programmate e file inviati a distanza. Le parti nascono invece dall’interazione diretta tra Root, il batterista Eloy Casagrande, Michael Pfaff e Shawn “Clown” Crahan. Quest’ultimo, come sempre ha un ruolo centrale nel riconoscere i passaggi utili, isolare le intuizioni più efficaci e trasformare le jam in strutture che abbiano senso con la direzione artistica della band.

Root considera il risultato particolarmente stimolante: "Per la prima volta sto ascoltando alcuni arrangiamenti mentre crescono e questa è la cosa più vicina alla musica che sento nella mia testa, ma che normalmente non riesco a far uscire. È emozionante. Sta riportando nuova vita nella mia voglia di creare".

Il dato delle 50 idee conferma anche una strategia già anticipata dal chitarrista nel 2025. Root aveva spiegato di voler accumulare molto più materiale di quello necessario, perché la resa definitiva di una composizione può cambiare durante le registrazioni. Un’idea apparentemente forte può perdere efficacia; un brano considerato secondario può invece diventare un singolo. Come esempio aveva citato “The Devil in I”, nato da un arrangiamento che inizialmente giudicava ripetitivo e poco interessante.


Matt Wallace scelto per guidare il nuovo album degli Slipknot

L’altro elemento sostanziale riguarda il produttore. Gli Slipknot stanno lavorando con Matt Wallace, professionista statunitense legato a dischi di Faith No More, Maroon 5, The Replacements e Mushroomhead. La sua presenza indica che la band non si trova più nella sola fase di raccolta privata delle idee: esiste già una supervisione esterna incaricata di osservare, selezionare e organizzare il materiale.

Wallace è una scelta interessante perché il suo curriculum non è limitato a un’unica interpretazione del metal. La sua esperienza comprende rock alternativo, funk metal, pop rock e produzioni costruite attorno a musicisti con identità molto definite. Per gli Slipknot potrebbe rappresentare una figura capace di controllare la densità degli arrangiamenti senza ridurre la componente istintiva delle sessioni.

"Stiamo lavorando con Matt Wallace alla scrittura di questo materiale", ha confermato Root. "A volte ci fermiamo, ascoltiamo quello che abbiamo appena fatto e penso: "È assurdo, non ho mai sentito niente del genere”. Eppure c’è qualcosa di familiare, come se lo ascoltassi da tutta la vita. È organico. È semplicemente musica degli Slipknot".

Il coinvolgimento di Eloy Casagrande è l’altra variabile decisiva. Il prossimo disco sarà il primo album in studio della band costruito con l’ex batterista dei Sepultura come membro della formazione. Root ne ha sottolineato disciplina, tecnica e ampiezza degli ascolti, evidenziando anche la sua capacità di allontanarsi dalla pura aggressività.

"Vive e respira la batteria", ha dichiarato. "È molto preparato e molto tecnico, ma sa anche trattenersi e diventare sperimentale, persino in una direzione vicina a Phil Collins e ai Genesis. La gamma delle sue influenze è praticamente infinita. Sto imparando anch’io da lui".

Casagrande non viene quindi presentato soltanto come un esecutore potente, incaricato di sostenere il repertorio precedente. La sua presenza sta modificando il modo in cui gli altri componenti reagiscono ritmicamente e sviluppano i riff. È un cambiamento rilevante per una band il cui suono dipende dalla relazione tra batteria, chitarre, percussioni e campionamenti.


Niente operazione nostalgia e nessun album nu metal

Il tour per il venticinquesimo anniversario del debutto del 1999 aveva riportato gli Slipknot alle tute rosse, alle vecchie maschere e a un repertorio concentrato sulla fase più brutale della loro carriera. Il nuovo album, però, non dovrebbe trasformare quella celebrazione in una linea artistica permanente.

"La nuova musica che stiamo scrivendo non suona affatto come quel disco", ha chiarito Root. "Non stiamo tornando indietro fino a quel punto. Ci saranno alcuni elementi riconoscibili, perché scriviamo nel nostro modo, ma non ascolterete un disco nu metal". Il chitarrista ha inoltre ribadito di considerare gli Slipknot una formazione difficilmente contenibile in una definizione precisa: "Credo che siamo semplicemente gli Slipknot".

Le indicazioni stilistiche restano volutamente aperte. Root ha parlato di riff in tremolo picking tra i più veloci da lui composti, sezioni pesanti e doom, passaggi melodici, intermezzi puliti e soluzioni sperimentali collocabili, con tutte le cautele del caso, nell’area dei Pink Floyd. Non è una descrizione sufficiente per stabilire il suono definitivo, ma suggerisce un disco costruito sul contrasto anziché su un’unica formula.

Mancano ancora le informazioni decisive. Non sono stati annunciati titoli, singoli, modalità di pubblicazione o una finestra ufficiale di uscita. Non è inoltre possibile sapere quante delle circa 50 idee supereranno la selezione e arriveranno alle sessioni finali con le parti vocali di Corey Taylor.

Il punto fermo è un altro: dopo la conclusione del ciclo di “The End, So Far”, pubblicato nel 2022, e dopo una lunga fase dominata dai tour e dai cambi di formazione, gli Slipknot stanno nuovamente lavorando come una band in sala. Cinquanta arrangiamenti non equivalgono ancora a un album. Ma rappresentano un serbatoio consistente e, soprattutto, il segnale che la macchina creativa è tornata in movimento.

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