School’s Out: come Alice Cooper trasformò l’ultimo giorno di scuola in un inno rock
12 agosto 2026 alle ore 12:32, agg. alle 12:45
Dalla scrittura al tour del 1972: storia, influenze, registrazioni e curiosità di School’s Out, il classico che consacrò Alice Cooper.
Basta il riff iniziale di Glen Buxton in 'School's Out' di Alice Cooper per evocare un’immagine comprensibile praticamente ovunque: l’ultimo giorno di scuola, il conto alla rovescia verso la campanella, la sensazione che per qualche mese professori, libri e regole abbiano finalmente perso ogni autorità.
Pubblicata come singolo il 26 aprile 1972 e poi inserita nell’omonimo quinto album della band, School’s Out non fu però il risultato di un’intuizione casuale. Alice Cooper e compagni stavano cercando consapevolmente una canzone capace di fare un passo ulteriore rispetto a I’m Eighteen, il brano che li aveva messi in contatto diretto con il pubblico adolescente.
Il risultato fu il pezzo che avrebbe definito definitivamente una parte della loro identità. Il singolo arrivò al numero 7 negli Stati Uniti e al numero 1 nel Regno Unito, dove rimase in testa per tre settimane nell'agosto dello stesso anno; l’album raggiunse invece il secondo posto negli USA e superò il milione di copie.
L'origine di School's Out
All’origine di School’s Out c’è soprattutto Glen Buxton, chitarrista fondamentale per il suono della formazione originale di Alice Cooper. Fu lui a presentarsi con quel riff semplice, provocatorio e quasi infantile che apre il brano. Alice lo avrebbe descritto anni dopo come un riff "bratty", da ragazzino insolente che fa una smorfia con la chitarra. Il produttore Bob Ezrin, che aveva già contribuito in maniera decisiva alla crescita del gruppo con Love It to Death e Killer, riconobbe subito il potenziale dell’idea.
Ezrin ha spiegato che School’s Out è un esempio perfetto del metodo utilizzato con la band: partire da un elemento forte e costruirci intorno tutto il resto. "Da quell’unico riff di chitarra costruimmo un’intera canzone nella sala prove", ha ricordato il produttore. Secondo Ezrin, il pezzo prese forma con una naturalezza quasi insolita, mentre le idee cominciavano a incastrarsi rapidamente una dopo l’altra.
La direzione concettuale era altrettanto chiara. Cooper ha raccontato più volte di essersi chiesto quali fossero i tre minuti più emozionanti nella vita di un ragazzo. Uno dei momenti individuati era la mattina di Natale, subito prima di aprire i regali. L’altro era ancora più universale: gli ultimi minuti dell’ultimo giorno di scuola.
"Se fossimo riusciti a catturare quei tre minuti in una canzone, sarebbe diventata enorme", ha spiegato Cooper parlando dell’origine del pezzo.
C’era poi un modello preciso di riferimento. Cooper ha recentemente indicato My Generation degli Who come una delle canzoni che gli avevano fatto capire che cosa fosse davvero un inno: un brano nel quale un adolescente possa riconoscersi anche molti decenni dopo la sua pubblicazione. School’s Out applica esattamente quel principio a un sentimento ancora più elementare: la voglia di essere liberi dalla scuola.
Il testo di School’s Out: niente lezioni, niente professori e nessuna intenzione di tornare indietro
Il testo funziona perché evita qualsiasi analisi sofisticata della ribellione adolescenziale. School’s Out parla come parlerebbe il ragazzo seduto nell’ultimo banco. Non vuole riformare la scuola, vuole semplicemente uscirne.
Cooper recuperò anche la vecchia filastrocca americana del "no more pencils, no more books, no more teachers’ dirty looks", affidandone una parte a un coro di bambini. Fu Bob Ezrin a insistere sull’idea di coinvolgere dei veri ragazzini durante le registrazioni al Record Plant di New York, ottenendo così uno degli elementi più riconoscibili dell’arrangiamento. Alla fine arriva la campanella, seguita dalle urla: la tensione accumulata nel pezzo viene letteralmente liberata.
Ma Cooper non si accontentò dell’inizio delle vacanze estive. Nel testo la scuola è finita per sempre, anzi è stata fatta a pezzi. Una deliberata esagerazione che porta l’idea dalla semplice vacanza alla fantasia adolescenziale della cancellazione definitiva dell’autorità.
L’espressione School’s Out aveva inoltre un’altra origine. Cooper la ricordava nei vecchi film dei Bowery Boys, nei quali veniva utilizzata con un significato vicino a "qui il cervello ha smesso di funzionare". La band prese quell’espressione e la trasformò in qualcosa di molto più grande.
Musicalmente il pezzo è altrettanto efficace. Il riff di Buxton apre immediatamente la porta, mentre basso e batteria di Dennis Dunaway e Neal Smith costruiscono un andamento marziale ma elastico. Le chitarre non diventano mai virtuosistiche: tutto resta concentrato sul riff, sul ritmo e sulla possibilità di urlare il ritornello. Persino la battuta "non riusciamo nemmeno a trovare una parola che faccia rima" diventa parte del progetto. Cooper l’ha indicata come uno degli elementi decisivi della canzone. E dietro l’apparente semplicità rimane la lezione principale: prima di essere un manifesto, School’s Out è una grande canzone hard rock.
School’s Out, l’album: West Side Story, jazz e il rock che diventa teatro
Limitare School’s Out alla title track significa però perdere una parte importante della storia. Nel 1972 Alice Cooper era ancora il nome della band, composta da Alice Cooper, Glen Buxton, Michael Bruce, Dennis Dunaway e Neal Smith. E il gruppo arrivava da una progressione impressionante: Love It to Death nel 1971 aveva prodotto I’m Eighteen, pochi mesi dopo Killer aveva alzato ulteriormente il livello con Under My Wheels, Be My Lover, Desperado e Halo of Flies. Con School’s Out l’obiettivo diventò ampliare ulteriormente il linguaggio.
"Bob Ezrin disse: proviamo a colpire fuori dallo stadio", avrebbe ricordato Cooper. La band iniziò così a inserire ancora più apertamente influenze provenienti da West Side Story, Guys and Dolls, dalle colonne sonore di James Bond e dai film horror. Cooper ha sottolineato come il gruppo fosse, sotto diversi aspetti, meno debitore al blues di quanto ci si potrebbe aspettare da una rock band americana dell’epoca.
Il riferimento più evidente è Gutter Cat Vs. The Jets, che porta direttamente dentro il disco Bernstein e Sondheim e trasforma lo scontro tra bande di West Side Story in territorio Alice Cooper. Blue Turk devia invece verso atmosfere jazzate, Luney Tune recupera l'ossessione della band per follia e personaggi disturbati, mentre Public Animal #9 torna al tema scolastico attraverso il punto di vista del delinquente orgoglioso seduto in fondo alla classe. Alma Mater rende tutto persino autobiografico, citando scuole frequentate dai membri del gruppo a Phoenix e una vera insegnante di Cooper.
Era questo il ruolo di Ezrin: non rendere Alice Cooper più normale, ma organizzarne il caos. Rock, Broadway, cinema, jazz, horror e cultura adolescenziale potevano convivere perché venivano trattati come elementi dello stesso spettacolo.
Il banco di scuola, le mutandine e un tour costruito per scandalizzare
Con School’s Out anche la confezione del disco diventò parte dell'opera. Il designer Craig Braun realizzò una copertina a forma di vecchio banco scolastico che poteva essere aperto. Nomi e scritte sembravano incisi nel legno e l’interno riproduceva l’universo dello studente indisciplinato. Braun raccontò che il suo staff arrivò persino ad aggiungere chewing gum e altri dettagli poco eleganti per far sembrare il banco realmente utilizzato.
Il dettaglio diventato leggendario era però all’interno: il vinile era avvolto in un paio di mutandine di carta. La trovata venne successivamente abbandonata dopo le polemiche sulla possibile infiammabilità del materiale, ma rimane uno degli esempi più estremi dell’epoca in cui il packaging di un LP poteva essere parte integrante della provocazione artistica.
Contemporaneamente il tour trasformava quella provocazione in spettacolo. Nel 1972 Alice Cooper era ormai una delle attrazioni rock più discusse d'America. Boa constrictor, bambole insanguinate, impiccagioni simulate e scenografie sempre più elaborate erano entrati stabilmente nel vocabolario della band. In occasione di uno show a Pittsburgh durante quel periodo furono preparati anche un enorme cannone, fuochi d'artificio, clown e persino un quartetto d'archi. Il 30 giugno 1972, mentre usciva l’album, il gruppo arrivava inoltre all’Empire Pool di Wembley per consolidare il successo britannico.
Le polemiche fecero il resto. Nel Regno Unito l’attivista conservatrice Mary Whitehouse spinse la BBC a vietare il video di School’s Out, mentre il parlamentare Leo Abse tentò di impedire alla band di esibirsi nel Paese. Cooper rispose a Whitehouse mandandole dei fiori: la pubblicità generata dalla protesta non aveva fatto altro che aiutare il gruppo.
Fu il punto di non ritorno. Dopo School’s Out sarebbe arrivato nel 1973 Billion Dollar Babies, numero uno sia negli Stati Uniti sia nel Regno Unito. Ma è con quel riff di Glen Buxton e con quella campanella scolastica che Alice Cooper aveva trovato qualcosa di ancora più prezioso di una hit: un rituale.
Nel 2015 School’s Out è entrata nella GRAMMY Hall Of Fame. Più di mezzo secolo dopo continua a funzionare per lo stesso motivo individuato dalla band nel 1972: cambiano gli studenti, cambiano le scuole e cambiano le generazioni. Gli ultimi tre minuti prima delle vacanze, invece, continuano a sembrare eterni.