Ryan Gosling torna con i Dead Man’s Bones: la sua storia musicale, da Disney a "I’m Just Ken"

Con "Lost in the Night", il duo con Zach Shields torna dopo 17 anni: un nuovo capitolo in una carriera musicale più lunga di quanto sembri.
Ryan Gosling torna a fare musica con Zach Shields: "Lost in the Night" è il primo brano dei Dead Man’s Bones dal loro album omonimo del 2009. Per raccontare la notizia, però, non basta fermarsi alla curiosità di un attore di Hollywood che pubblica una canzone.
La musica attraversa da tempo la carriera di Gosling, anche se in forme intermittenti e difficili da ricondurre a una discografia tradizionale: dagli esordi televisivi da bambino al progetto indie dalle atmosfere gotiche, fino alle canzoni di "La La Land" e alla performance di "I’m Just Ken" agli Oscar.
Il nuovo singolo riporta al centro proprio il capitolo più appartato di questo percorso. Prodotto da Tim Anderson, nasce dopo diversi tentativi in studi di Los Angeles: Gosling e Shields hanno portato chitarre, drum machine e sintetizzatori in una fattoria fuori città, registrandolo in un solo giorno.
Nel video, Noah Jupe e Rain Spencer lasciano un cimitero e attraversano la notte urbana.
Prima dei Dead Man’s Bones: il palco, il piano e il gusto per il macabro
La prima tappa è il "Mickey Mouse Club", dove Gosling compare tra il 1993 e il 1995, nello stesso programma che ospitava anche Britney Spears, Justin Timberlake e Christina Aguilera. Non diventerà un cantante pop come alcuni dei suoi compagni di cast, ma l’esperienza lo mette presto a contatto con performance, canto e numeri musicali. Nel 2007 pubblica online "Put Me in the Car", un brano solista che anticipa un interesse non limitato alla recitazione. Il passaggio decisivo arriva però dall’incontro con Shields, conosciuto nel 2005: i due condividono un’attrazione per fantasmi, cimiteri e storie soprannaturali.
All’inizio immaginano un musical teatrale su un amore tra un mostro e un fantasma; quando capiscono che realizzarlo sarebbe troppo costoso, decidono di salvare le canzoni e trasformare il progetto in una band. Il nome scelto è Dead Man’s Bones. Non un diversivo costruito intorno alla fama di Gosling, quindi, ma un’idea nata prima come racconto e poi diventata disco.
L’album del 2009 sviluppa quell’immaginario con un suono che intreccia folk gotico, rock’n’roll d’altri tempi, doo-wop e teatro musicale. A dare una parte del carattere al disco è il Silverlake Conservatory Children’s Choir, il coro giovanile fondato da Flea dei Red Hot Chili Peppers: le voci dei bambini non sono un dettaglio decorativo, ma uno degli elementi che rendono le canzoni insieme inquietanti, giocose e melodrammatiche. Gosling e Shields si erano dati anche regole poco convenzionali in studio: suonare gli strumenti in prima persona, compresi quelli che non conoscevano, evitare il click e limitare il numero di tentativi.
La scelta lasciava spazio alle imperfezioni e a un effetto artigianale, lontano dalla patina di una produzione da star. Pitchfork descrisse il disco come un lavoro irregolare ma pieno di idee, capace di superare facilmente l’etichetta di progetto musicale di un attore. Dopo la promozione, il duo si è ritirato dalla scena pubblica, mentre il disco ha continuato a circolare attraverso ascolti online, cover e utilizzi audiovisivi.
Da "La La Land" a "I’m Just Ken"
La musica torna in primo piano nel 2016 con "La La Land". Gosling interpreta un pianista jazz e canta "City of Stars" insieme a Emma Stone; sul set suona davvero il piano, dopo mesi di preparazione. Per imparare le parti necessarie al film si esercita per tre mesi, seguendo lezioni e continuando a lavorare da solo. Il regista Damien Chazelle e il compositore Justin Hurwitz scelgono di non ricorrere a controfigure per le mani nelle inquadrature in cui il personaggio suona: la performance musicale diventa parte integrante della recitazione. È un’esperienza diversa dai Dead Man’s Bones — le canzoni sono firmate da altri autori e inserite in un musical cinematografico — ma conferma che Gosling non si limita a prestare il volto a personaggi musicisti. Studia gli strumenti, canta sul set e partecipa alla costruzione di un’interpretazione che deve funzionare anche quando la macchina da presa resta sul piano. La colonna sonora gli permette così di raggiungere un pubblico molto più ampio di quello del disco del 2009, senza cancellare il percorso precedente.
Con "Barbie" e "I’m Just Ken" la musica diventa infine un fenomeno pop globale. La canzone, scritta da Mark Ronson e Andrew Wyatt e interpretata da Gosling nel film, è arrivata al numero 87 della Billboard Hot 100: il suo primo ingresso nella classifica. Nel 2024 l’attore l’ha portata sul palco degli Oscar con una performance costruita come un grande numero da musical, affiancato da Ronson e da musicisti come Slash e Wolfgang Van Halen.
Il successo non trasforma Gosling in un artista con un progetto discografico continuativo, ma rende più visibile una costante: quando la musica entra nei suoi film, lui partecipa in prima persona, passando dal canto al piano e alla presenza scenica. Tra il jazz romantico di "La La Land", l’ironia teatrale di Ken e il gotico indipendente dei Dead Man’s Bones c’è poca continuità di genere, ma un filo comune: la musica è un linguaggio che Gosling torna a esplorare quando il progetto gli offre un personaggio o un mondo in cui immergersi.
"Lost in the Night" riporta Gosling alla dimensione più personale di questa storia. C'è l' incontro tra drum machine ruvide, chitarre post-punk, sintetizzatori new wave e un respiro melodico ampio; una direzione che mantiene il legame con l’immaginario notturno del duo, ma lascia intuire una possibile evoluzione del suo suono. Per ora, però, è importante fermarsi ai fatti: i Dead Man’s Bones hanno pubblicato una nuova canzone, non hanno annunciato un album né concerti. Il ritorno arriva a 17 anni dal debutto e in un periodo dell’anno in cui le atmosfere del gruppo trovano facilmente un pubblico nuovo, ma la sua forza non dipende soltanto da Halloween o dalla celebrità di Gosling. Sta nel rimettere in circolo un progetto con una storia autonoma, nato da un musical mai realizzato e diventato un disco difficile da classificare. Se questa canzone resterà un episodio isolato o aprirà un capitolo più ampio, al momento non è confermato.
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