Rolling Stones, Guns N’ Roses e Metallica: le cinque rivolte più folli nella storia del rock
24 luglio 2026 alle ore 14:52, agg. alle 15:17
Dai cancelli sfondati del primo concerto rock alla notte di Montreal: cinque spettacoli in cui ritardi, provocazioni e repressione trasformarono il pubblico in una rivolta.
Il 24 luglio 1964 i Rolling Stones salirono sul palco dell’Empress Ballroom di Blackpool davanti a circa 7.000 persone. La loro esibizione durò pochi minuti, abbastanza per trasformare una serata di musica in una delle prime grandi rivolte nella storia del rock britannico.
Il clima era già teso prima dell’arrivo del gruppo. Alcuni spettatori si fecero largo verso il palco usando i pugni e, una volta raggiunte le prime file, cominciarono a sputare contro i musicisti.
Keith Richards reagì colpendo con un calcio al volto uno dei provocatori. Fu la scintilla.
Cominciarono a volare bottiglie e sedie. Vennero divelti arredi, danneggiati lampadari e distrutta parte della sala. La polizia riuscì a riprendere il controllo soltanto dopo circa dodici minuti. Le ricostruzioni più citate parlano di due agenti e una trentina di spettatori feriti e di danni stimati in oltre 4.000 sterline dell’epoca.
Il consiglio municipale di Blackpool decise quindi di bandire i Rolling Stones dalla città, un divieto rimasto simbolicamente in vigore fino al 2008.
L’episodio non rimase isolato. Negli anni Sessanta, ovunque arrivassero gli Stones, le autorità si preparavano al peggio. Nel 1967, durante un concerto alla Wiener Stadthalle di Vienna, un fumogeno lanciato tra il pubblico contribuì a innescare scontri che portarono a 154 arresti. La fama di gruppo pericoloso era ormai diventata parte integrante della loro identità: non soltanto un prodotto della stampa, ma il risultato di un rapporto con il pubblico che sembrava poter saltare in aria in qualsiasi momento.
Il punto di non ritorno sarebbe arrivato il 6 dicembre 1969 ad Altamont. Quello che avrebbe dovuto essere il grande concerto gratuito della West Coast si trasformò in una giornata di violenza, segnata dagli scontri tra gli spettatori e gli Hells Angels presenti davanti al palco. Marty Balin dei Jefferson Airplane venne colpito e perse conoscenza, i Grateful Dead decisero di non esibirsi e, durante il set degli Stones, il diciottenne Meredith Hunter venne accoltellato mortalmente da un membro degli Angels.
Mick Jagger provò ripetutamente a calmare la folla ma on bastò. Altamont fissò definitivamente l’immagine degli Stones come band attorno alla quale il rock poteva diventare fisicamente pericoloso.
Blackpool rappresentò però soltanto una delle prime manifestazioni di un fenomeno più ampio. Nella storia della musica, alcuni concerti non sono rimasti celebri per le canzoni eseguite, ma per il momento in cui l’equilibrio tra palco, pubblico, organizzazione e forze dell’ordine si è spezzato.
Moondog Coronation Ball: il primo concerto rock finì già nel caos
La storia delle rivolte rock comincia prima ancora che il rock and roll venga riconosciuto come genere dominante. Il 21 marzo 1952, alla Cleveland Arena, il disc jockey Alan Freed organizzò il Moondog Coronation Ball, considerato uno dei primi grandi concerti rock and roll della storia.
Freed aveva cominciato a trasmettere rhythm and blues nella sua trasmissione radiofonica su WJW, sostenuto dal commerciante di dischi Leo Mintz. La risposta dei giovani di Cleveland fu enorme e convinse i due a trasferire quell’entusiasmo in un evento dal vivo. In cartellone c’erano Paul Williams and His Hucklebuckers, Tiny Grimes and the Rocking Highlanders, The Dominoes, Varetta Dillard e Danny Cobb.
La Cleveland Arena poteva accogliere poco più di 10.000 persone, ma davanti alla struttura se ne presentarono circa 20.000. Una parte del problema fu provocata da un errore nella stampa dei biglietti, ai quali si aggiunsero duplicati e tagliandi contraffatti. Migliaia di persone rimasero all’esterno, mentre l’arena era già completamente piena.
Intorno alle 21:30, secondo le cronache contemporanee, una parte della folla sfondò quattro porte e travolse gli agenti schierati agli ingressi. Per molto tempo si è raccontato che lo spettacolo fosse stato interrotto dopo una sola canzone, ma alcune testimonianze dell’epoca indicano che almeno Paul Williams e Tiny Grimes riuscirono a esibirsi prima della chiusura definitiva.
La giornalista Valena Minor Williams descrisse una pista talmente piena da non riuscire più a vedere il pavimento. Il rumore del pubblico copriva persino la musica proveniente dal palco. La polizia pose fine alla serata prima della prevista incoronazione dei due adolescenti più popolari, dalla quale derivava il nome dell’evento.
Il giorno successivo Alan Freed si scusò pubblicamente attraverso la radio. Il disastro, tuttavia, non fermò il fenomeno. Al contrario, dimostrò quanto quella musica fosse già capace di mobilitare un pubblico enorme, giovane e in gran parte afroamericano. Il paradosso resta straordinario: il primo grande concerto rock della storia conteneva già sovraffollamento, biglietti falsi, cancelli sfondati e intervento della polizia.
Jethro Tull a Red Rocks: il concerto dentro una nuvola di gas
Il 10 giugno 1971 i Jethro Tull arrivarono al Red Rocks Amphitheatre, in Colorado, durante il tour di Aqualung. Il luogo era già uno dei più spettacolari degli Stati Uniti, costruito tra le formazioni rocciose alle porte di Denver. Quella sera, però, la particolare conformazione dell’anfiteatro contribuì a trasformarlo in una trappola.
Il concerto era esaurito, ma centinaia di persone senza biglietto si radunarono all’esterno tentando di entrare. Quando alcuni spettatori cercarono di superare le barriere, cominciarono gli scontri con la polizia. Volarono pietre e bottiglie e gli agenti risposero con manganelli e gas lacrimogeni.
Il vento spinse il gas dall’alto dell’anfiteatro verso il basso, dentro le gradinate e fino al palco. Livingston Taylor, fratello di James Taylor e artista d’apertura, fu costretto a interrompere il proprio set. Quando arrivò il momento dei Jethro Tull, l’aria era ancora pesante e difficile da respirare.
Secondo le ricostruzioni, Ian Anderson entrò in scena con gli occhi pieni di lacrime, mentre il tastierista John Evan faticava persino a vedere il pianoforte attraverso il fumo. Nonostante questo, la band decise di continuare. Anderson provò anche a impedire che la tensione degenerasse ulteriormente, chiedendo al pubblico di rimanere calmo e di non reagire alla polizia.
Una testimonianza raccolta dalla Denver Public Library ricorda che il concerto si fermò più volte mentre il gas scendeva verso il palco e che gli spettatori furono costretti a coprirsi il viso con giacche e indumenti per riuscire a respirare.
La situazione causò decine di feriti e segnò profondamente il rapporto tra Denver e la musica rock. Dopo gli incidenti, la città impose pesanti limitazioni agli spettacoli del genere al Red Rocks, che per diversi anni ospitò soprattutto artisti considerati meno problematici.
L’aspetto più particolare dell’episodio è il ruolo dei Jethro Tull. La band non provocò la rivolta e non abbandonò il pubblico: cercò invece di portare a termine lo show mentre attorno al palco si combatteva. Il gruppo suonava, la polizia caricava all’esterno e il vento trascinava il gas lacrimogeno dentro l’anfiteatro. Fu un concerto rock trasformato in una prova di resistenza fisica.
Metallica e Guns N’ Roses a Montreal: una notte costruita per esplodere
L’8 agosto 1992 Metallica e Guns N’ Roses erano probabilmente le due band hard rock e metal più grandi del pianeta. Il loro tour congiunto avrebbe dovuto rappresentare la celebrazione definitiva di quella posizione. Allo Stadio Olimpico di Montreal, davanti a oltre 50.000 persone, diventò invece una delle serate più disastrose nella storia della musica dal vivo.
Durante l’esecuzione di “Fade To Black”, James Hetfield si trovò nel punto sbagliato mentre entrava in funzione una carica pirotecnica. Il cantante e chitarrista venne investito da una colonna di fuoco e riportò ustioni profonde alla mano, al braccio, al volto e alla schiena.
Hetfield ricordò così l’incidente: "Ero un po’ confuso su dove dovessi stare. Poi il tecnico delle fiamme non mi vide e, all’improvviso, una grande fiammata colorata mi arrivò da sotto. Il braccio e la mano erano bruciati, così come parte del volto e della schiena. Guardavo la pelle che si sollevava".
La sua chitarra deviò parte della fiammata, evitandogli conseguenze ancora più gravi. Il bassista Jason Newsted avrebbe poi osservato: "Se avesse inspirato in quel momento, sarebbe morto". Hetfield venne trasportato in ospedale e i Metallica furono costretti a interrompere il concerto.
A quel punto sarebbe servita una gestione rapida e lucida del cambio di palco. Accadde l’opposto. I Guns N’ Roses non anticiparono l’ingresso e il pubblico rimase ad aspettare per quasi due ore. Quando Axl Rose e compagni iniziarono finalmente a suonare, i monitor non erano stati regolati correttamente e i musicisti faticavano a sentirsi. Rose lamentava inoltre problemi alla voce.
Dopo appena nove brani, il cantante annunciò la conclusione dello spettacolo. Il pubblico, che aveva già assistito al concerto incompleto dei Metallica e affrontato una lunghissima attesa, reagì con violenza.
Vennero rovesciati gli stand, incendiati cestini e danneggiate le strutture dello stadio. Gli scontri continuarono all’esterno, dove furono colpite automobili e mezzi della polizia. Un lampione venne divelto. Le stime parlano di circa 400.000 dollari di danni, almeno dieci feriti e diversi arresti. I membri dei Metallica rimasti nello stadio furono trattenuti dietro le quinte per ragioni di sicurezza e riuscirono ad andarsene soltanto nelle prime ore del mattino.
Montreal non rappresentava neppure la prima volta in cui l’uscita anticipata di Axl Rose scatenava una rivolta. Il 2 luglio 1991, al Riverport Amphitheatre vicino a St. Louis, il cantante aveva notato uno spettatore che stava fotografando il concerto. Dopo aver chiesto inutilmente alla sicurezza di intervenire, si era lanciato personalmente tra il pubblico per recuperare la macchina fotografica.
Tornato sul palco, Rose pronunciò una frase rimasta nella storia: "Grazie a questa sicurezza del cazzo, io me ne torno a casa". Gettò il microfono e abbandonò lo spettacolo. Slash informò il pubblico che anche la band se ne sarebbe andata. Seguì una rivolta durata circa tre ore, con decine di feriti e danni stimati intorno ai 200.000 dollari.
Tra Riverport e Montreal passarono appena tredici mesi. In entrambi i casi, una situazione inizialmente gestibile venne trasformata dall’interruzione dello show in una reazione collettiva devastante. Il concerto non era più soltanto un evento musicale: era un gigantesco accumulo di aspettative, denaro e tensione, nel quale l’uscita di scena di un cantante poteva diventare un detonatore.
Metallica a Jakarta: quando il concerto diventò una questione politica
L’11 aprile 1993 i Metallica suonarono allo stadio Lebak Bulus di Jakarta, in Indonesia. Il Black Album aveva trasformato il gruppo in una forza globale e migliaia di giovani volevano assistere al concerto. Molti di loro, però, non avevano un biglietto.
All’esterno dello stadio si radunò una folla enorme. Quando alcune persone tentarono di entrare scavalcando le recinzioni, la polizia intervenne e la situazione degenerò. Gli scontri si estesero rapidamente alle strade circostanti, con lanci di pietre, incendi, saccheggi e aggressioni.
Secondo la cronaca dell’agenzia UPI, più di cento persone rimasero ferite e oltre cento vennero arrestate. Sette automobili e un chiosco furono incendiati, mentre centinaia di altri veicoli subirono danni. Alcune persone vennero rapinate o minacciate durante il caos. Fonti locali successive hanno parlato di quasi duecento feriti, tra i quali almeno una dozzina con ferite da arma da taglio.
La rivolta non nacque da un gesto dei Metallica. La band riuscì a portare a termine il concerto mentre all’esterno si combatteva. Il vero centro dell’episodio fu lo scontro tra una nuova cultura giovanile globale e l’Indonesia autoritaria del presidente Suharto.
All’inizio degli anni Novanta, per molti ragazzi indonesiani l’heavy metal non era soltanto intrattenimento. Rappresentava una forma di appartenenza e di espressione alternativa rispetto ai rigidi codici sociali e politici del Paese. Il concerto dei Metallica rese visibile questa distanza in modo improvviso e violento.
Le autorità attribuirono gli incidenti alla scarsa organizzazione e alla presenza di migliaia di persone senza biglietto, ma l’evento assunse anche un evidente valore simbolico. La musica occidentale, la rabbia giovanile, le differenze economiche e la repressione delle forze dell’ordine finirono nello stesso spazio.
Per anni, in Indonesia, quegli scontri sarebbero stati ricordati semplicemente come “l’incidente Metallica”. Un’espressione che trasformava il nome della band nella definizione di un problema molto più ampio.
Led Zeppelin al Vigorelli: l’unico concerto italiano finì tra i lacrimogeni
Il 5 luglio 1971 i Led Zeppelin arrivarono al Velodromo Vigorelli di Milano per la loro prima e unica esibizione italiana. Erano una delle band più importanti del mondo, ma vennero inseriti nella serata conclusiva del Cantagiro dopo una lunga successione di artisti pop.
La scelta si rivelò problematica. Una parte del pubblico era arrivata esclusivamente per vedere i Led Zeppelin e dovette aspettare per ore. All’esterno e all’interno dell’impianto erano inoltre presenti gruppi legati all’area della contestazione, contrari al prezzo dei biglietti e all’idea della musica trasformata in prodotto commerciale.
Nell’Italia dei primi anni Settanta, i concerti rock internazionali erano spesso accompagnati dalla parola d’ordine della “musica gratis”. Le esibizioni diventavano così luoghi di conflitto tra organizzatori, militanti e forze dell’ordine. Al Vigorelli tutte queste tensioni esplosero contemporaneamente.
Quando i Led Zeppelin iniziarono il proprio set, davanti a circa 15.000 persone, la situazione era già instabile. Il gruppo riuscì a eseguire soltanto pochi brani, tra i quali “Immigrant Song”, “Heartbreaker”, “Since I’ve Been Loving You”, “Black Dog” e “Dazed And Confused”.
Durante quest’ultima, gli scontri aumentarono. La polizia caricò e utilizzò gas lacrimogeni. Il fumo entrò nel velodromo e raggiunse il palco, rendendo impossibile continuare. Robert Plant, Jimmy Page, John Paul Jones e John Bonham furono costretti a interrompere il concerto e a rifugiarsi nei camerini.
Una parte dell’attrezzatura venne danneggiata, alcuni membri dello staff rimasero feriti e la band dovette attendere chiusa dietro le quinte mentre il caos proseguiva all’esterno. Le ricostruzioni parlano di centinaia di agenti in assetto antisommossa e di numerosi spettatori coinvolti negli scontri.
Per i Led Zeppelin fu un’esperienza traumatica. Quello che avrebbe dovuto sancire il loro ingresso nel mercato italiano si trasformò in una delle serate peggiori della carriera. Il gruppo non tornò mai più a suonare in Italia, così come molti colleghi internazionali che, per anni, cancellarono il paese dai propri tour.