Role Model: dal bedroom pop al rock americano di “Joy”
01 ottobre 2026 alle ore 12:45, agg. alle 12:44
Role Model parte dal bedroom pop e riscopre folk, soft rock e tradizione americana. Con “Joy” porta il passato dentro la produzione pop contemporanea.
Role Model è uno dei nomi più interessanti di una generazione cresciuta registrando musica in casa e pubblicandola direttamente online. Ma il percorso di Tucker Pillsbury racconta anche un progressivo ritorno alla chitarra, agli strumenti suonati e alla grande tradizione cantautorale americana del passato.
“Joy”, brano in rotazione nella nostra Top 20, ci permette di approfondire la musicalità, lo stile, le influenze e il carattere di questo artista. Un autore partito dal bedroom pop che oggi guarda a folk e soft rock americano, cercando un equilibrio personale tra tradizione e contemporaneità.
Bedroom pop
Per capire Role Model bisogna partire dal bedroom pop, fenomeno che prende forma soprattutto dalla metà degli anni Dieci ed esplode nella seconda parte del decennio con artisti come Clairo, Rex Orange County e Girl in Red. Più che un genere è il risultato di un cambiamento tecnologico e culturale: social e piattaforme digitali offrono una vetrina immediata, mentre computer, schede audio economiche, microfoni, cuffie e plug-in permettono ormai di realizzare in camera produzioni che un tempo avrebbero richiesto uno studio. Se per un giovane artista l’accesso al tradizionale circuito dei piccoli club può essere complicato, pubblicare musica online è semplicissimo. Il bedroom pop non racconta quindi necessariamente una generazione più solitaria, ma condizioni completamente diverse nelle quali iniziare a fare musica. Tucker Pillsbury, in arte Role Model, nasce esattamente dentro questo scenario. Studia cinema, si avvicina alla produzione, sperimenta inizialmente con il rap e nel 2017 pubblica Arizona in the Summer, realizzato nella propria camera. Progressivamente, però, il suo linguaggio cambia: l’alt-pop degli esordi lascia spazio alla chitarra e a una scrittura più organica. Con Kansas Anymore questa trasformazione diventa evidente, mentre il nuovo Chuck Timely & The Hourglass guarda ancora più apertamente alla tradizione americana.
Estetica Rock
Pillsbury parla esplicitamente di Americana: termine ampio che raccoglie quelle musiche legate alle radici statunitensi – folk, country, blues e rock – e alla loro successiva contaminazione. Nel suo caso significa soprattutto recuperare la grande scuola della canzone americana e del soft rock: Eagles, Fleetwood Mac, Jackson Browne, Bruce Hornsby, fino a un certo Don Henley solista. Chitarre, strumenti reali, melodie immediate e arrangiamenti classici vengono però inseriti dentro una produzione contemporanea: suoni definiti, voce molto presente, strutture compatte e ritornelli che arrivano rapidamente. Non semplicemente “musica pensata per lo streaming”, quindi, ma una scrittura consapevole della velocità con cui oggi una canzone deve conquistare l’ascoltatore. Pillsbury stesso riassume bene l’operazione quando dice di amare l’Americana e di cercare nuovi modi per portarla dentro il pop. "Joy" è forse la fotografia migliore di questa sintesi. La chitarra elettrica è al centro dell’arrangiamento e rappresenta già un preciso sigillo di adesione all’estetica rock. Pillsbury riconosce suggestioni Rolling Stones e considera il brano quasi un’anomalia all’interno dell’album. La musica è luminosa e immediata, ma sotto nasconde un tema decisamente meno leggero: la perdita della gioia dell’infanzia e la difficoltà di ritrovarla diventando adulti. È proprio questo contrasto a rendere "Joy" interessante: un linguaggio musicale che guarda indietro per raccontare inquietudini assolutamente contemporanee.