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Roger Waters sostiene Freedom Theatre: il documentario palestinese e le sue battaglie politiche

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Author image Gianluigi Riccardo

03 settembre 2026 alle ore 13:08, agg. alle 13:27

L’ex Pink Floyd diventa produttore esecutivo del film su un teatro di Jenin. Dal duetto con Mona Miari alle polemiche su Trump, Putin e Iran.

Roger Waters porta il proprio sostegno alla causa palestinese anche nella produzione cinematografica. Il cofondatore dei Pink Floyd è diventato produttore esecutivo di Freedom Theatre, documentario diretto da Rishi Pelham sul tentativo dell’artista Ahmed Tobasi di mantenere aperto un teatro a Jenin, in Cisgiordania.

Un progetto che arriva dopo un’estate nella quale Waters ha affiancato iniziative musicali, interviste e appelli pubblici, confermando quanto l’attivismo occupi ormai una parte centrale della sua attività. Hot Press

La Palestina resta il principale terreno del suo impegno, ma il quadro è più ampio: boicottaggio di Israele, critica al potere economico americano, opposizione a Donald Trump e posizioni su Russia, Venezuela e Iran che continuano ad alimentare contestazioni.

Freedom Theatre, il documentario sostenuto da Roger Waters

Al centro del film c’è Tobasi, passato dalla militanza alla pratica artistica, impegnato a difendere uno spazio culturale nel campo profughi di Jenin. Il racconto mette in relazione il lavoro teatrale e le condizioni della comunità che lo circonda, osservando come l’arte possa diventare uno strumento di resistenza e continuità collettiva. 

Girato nell’arco di cinque anni, Freedom Theatre è nelle fasi finali della postproduzione. Pelham partecipa anche alla composizione della colonna sonora, insieme ad artisti palestinesi tra cui la produttrice e DJ Sama’ Abdulhadi. "Non avevo intenzionalmente deciso di realizzare questo film", ha spiegato il regista, raccontando come i ritorni a Jenin abbiano progressivamente definito il progetto. Il suo interesse si concentra sul rapporto fra la sala prove, uno spazio controllabile, e l’imprevedibilità della vita nel campo.

L’iniziativa si affianca alla firma di Waters sull’appello di Venice4Palestine, diffuso a fine agosto, che chiede alla Mostra di Venezia azioni concrete per la Palestina e l’esposizione della bandiera palestinese durante il festival. 


Comfortably Numb con Mona Miari: musica e aiuti per Gaza

Sul fronte musicale, l’intervento più significativo è Comfortably Numb Re-Imagined, realizzata con la cantante palestinese Mona Miari. Già presentata a giugno, la nuova versione del classico dei Pink Floyd combina parti in inglese e arabo e ribalta il senso del ritornello: all’assuefazione contrappone il rifiuto di diventare insensibili alla sofferenza.

Il progetto raccoglie fondi per il Palestine Children’s Relief Fund, organizzazione che offre assistenza sanitaria ai bambini palestinesi. "Ogni bambino merita accesso alle cure mediche, indipendentemente da dove nasce", ha dichiarato Waters. Il video comprende riprese effettuate a New York e a Gaza, dove la troupe ha lavorato sotto i bombardamenti. 

Nell’intervista a WIRED Middle East del 27 luglio, Waters ha collegato il brano al rischio che il consumo continuo di immagini produca distacco anziché partecipazione. Pensando a come verrà ascoltato in futuro, ha detto: "Spero che vi sentano qualcosa di profetico". Per Miari, invece, la relazione con la Palestina è personale prima ancora che politica: "Io sono la causa".


Israele, boicottaggio e accuse di antisemitismo

Il sostegno passa anche dalla difesa di altri attivisti. Nel luglio 2025 Waters aveva contestato il bando britannico di Palestine Action, dichiarando che avrebbe continuato a sostenerla e definendola nonviolenta. Nello stesso intervento aveva espresso solidarietà a Bob Vylan dopo le polemiche per i cori contro l’esercito israeliano a Glastonbury

Waters sostiene da anni il movimento BDS, che promuove boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro Israele. Nell’intervista a Tucker Carlson pubblicata il 17 luglio è tornato sulle difficoltà incontrate con gli alberghi durante il tour sudamericano del 2023, attribuendole alle pressioni di organizzazioni filoisraeliane. Ha inoltre sostenuto che il timore di ripercussioni professionali spinga altri artisti a tacere. Sono accuse formulate dal musicista, non una ricostruzione indipendentemente accertata dell’intera vicenda. 

A luglio, su WIRED, ha nuovamente respinto le accuse di antisemitismo, ribadendo di considerare universali i diritti umani: «Non ho nulla di antisemita». Una distinzione che rivendica con forza e che resta al centro dello scontro con i suoi critici. WIRED Middle East

Trump, Putin, Venezuela e Iran: le controversie del 2026

L’orizzonte politico di Waters unisce riferimenti socialisti e opposizione all’interventismo statunitense. Il 16 gennaio, ospite di Piers Morgan, ha accusato Trump di governare nell’interesse degli oligarchi, arrivando a prospettare un proprio trasferimento fuori dagli Stati Uniti. 

Nella stessa intervista ha difeso Nicolás Maduro, descrivendolo come un presidente democraticamente eletto, nonostante le contestazioni sulla legittimità del voto. Su Vladimir Putin ha sostenuto che avesse "davvero cercato di non colpire i civili". Un’affermazione da confrontare con i dati ONU, che attribuiscono agli attacchi russi la grande maggioranza delle vittime civili verificate in Ucraina nel 2025. 

Già all’ONU, nel febbraio 2023, aveva condannato l’invasione come illegale, sostenendo però che fosse stata provocata: una posizione accompagnata dalla richiesta di cessate il fuoco. 

Sull’Iran, Waters aveva sostenuto che i manifestanti non volessero cambiare regime, attirandosi critiche per averne ridimensionato le richieste. Iran International Successivamente si è scusato, precisando: "Sostengo il Paese Iran e il diritto del suo popolo all’autodeterminazione". Una rettifica necessaria per descrivere un attivismo nel quale iniziative umanitarie concrete convivono con letture geopolitiche fortemente contestate.

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