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Pixies, Bossanova: il disco che portò il loro rock tra surf, spazio e fantascienza

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Author image Gianluigi Riccardo

13 agosto 2026 alle ore 16:33, agg. alle 16:59

Nel 1990 i Pixies cambiano rotta dopo il successo di Doolittle: surf rock, fantascienza e melodie oblique trasformano Bossanova in uno dei loro dischi più particolari

Il 13 agosto 1990 i Pixies pubblicavano Bossanova, terzo album della loro discografia e uno dei lavori più particolari della prima fase della band. Arrivava appena sedici mesi dopo Doolittle, il disco che aveva trasformato Black Francis, Kim Deal, Joey Santiago e David Lovering da culto dell'underground americano in uno dei nomi fondamentali dell'alternative rock internazionale.

Il problema, semmai, era capire cosa fare dopo. Ripetere Doolittle sarebbe stata la soluzione più semplice. I Pixies scelsero un'altra strada.

Bossanova conserva le accelerazioni, le melodie oblique e le chitarre nervose che avevano definito il gruppo, ma sposta l'orizzonte verso il surf rock, la psichedelia, la fantascienza e un suono più ampio. In classifica arrivò al numero 3 nel Regno Unito, risultato che resta tra i migliori della storia della band, mentre negli Stati Uniti raggiunse il numero 70 della Billboard 200.

Non esiste una storia che collega tutte le canzoni. Esiste però un'immaginazione comune: UFO, deserti, surf, luoghi remoti, personaggi strani, amori altrettanto strani. Un'America osservata come se arrivasse da un'altra galassia.


Dopo Doolittle: successo, stanchezza e una band che cominciava a cambiare

Per capire Bossanova bisogna partire da quello che era successo con Doolittle. Pubblicato nel 1989 e prodotto da Gil Norton, aveva messo a fuoco la formula dei Pixies: rumore e melodia, improvvise esplosioni elettriche, canzoni pop deformate, la voce di Black Francis capace di passare dal falsetto all'urlo e quella di Kim Deal a funzionare da contrappeso melodico.

Il tour successivo, però, era stato lungo e logorante. Alla fine della tournée i Pixies decisero di fermarsi temporaneamente. Black Francis iniziò a esibirsi anche da solo, mentre Kim Deal diede spazio ai Breeders, il progetto formato con Tanya Donelly, Josephine Wiggs e Britt Walford. Il loro debutto Pod, prodotto da Steve Albini, sarebbe uscito nel maggio 1990, pochi mesi prima di Bossanova.

È un passaggio importante anche per comprendere gli equilibri interni. Su Surfer Rosa Deal aveva firmato "Gigantic", mentre su Doolittle aveva condiviso con Francis la scrittura di "Silver".

Su Bossanova, invece, tutte le composizioni originali portano la firma di Black Francis: l'unica eccezione nella scaletta è l'apertura "Cecilia Ann", cover dei Surftones. L'assenza di brani scritti da Deal fotografa un rapporto creativo che stava diventando sempre più sbilanciato.

Francis, Santiago e Lovering si trasferirono a Los Angeles, dove sarebbe stato registrato gran parte del nuovo album. Kim Deal inizialmente rimase impegnata con i Breeders, prima di raggiungere il resto della band. Era già evidente quella frattura che negli anni successivi avrebbe contribuito allo scioglimento della formazione originale.

Eppure, musicalmente, i quattro funzionavano ancora.

Joey Santiago lo ha spiegato molto bene ricordando Bossanova: "Molte delle canzoni furono messe insieme direttamente in studio. Eppure riuscimmo comunque a fare un grande disco. Dice molto della nostra chimica, indipendentemente dal fatto che andassimo d'accordo oppure no". Secondo il chitarrista fu proprio allora che ebbe una consapevolezza nuova: "Credo sia stato il primo disco in cui pensai: 'Ok, abbiamo davvero uno stile'".


Bossanova costruito in studio: Gil Norton, interferenze radio e testi scritti all'ultimo momento

Se Doolittle era arrivato in studio dopo un processo preparatorio molto più strutturato, Bossanova nacque in condizioni quasi opposte. Ci furono poche prove, pochi demo e una parte consistente del materiale prese forma durante le sessioni.

Black Francis avrebbe raccontato il metodo con una frase diventata quasi una definizione dell'album: "Scrivevo i testi sui tovaglioli cinque minuti prima di cantarli. A volte funziona, a volte no. È semplicemente la natura di quel tipo di scrittura".

Non significa che tutto il disco fosse improvvisato. "Down to the Well", ad esempio, apparteneva già da tempo al repertorio live dei Pixies, mentre "Blown Away" aveva una storia completamente diversa: Francis la scrisse durante il tour europeo del 1989 e il brano fu registrato agli Hansa Studios di Berlino dopo un concerto della band, con Gil Norton fatto arrivare appositamente per la sessione.

Il resto del lavoro si concentrò soprattutto a Los Angeles, inizialmente ai Cherokee Studios. Le registrazioni ebbero però diversi problemi tecnici. Secondo la ricostruzione delle sessioni, dopo una certa ora la console dello studio iniziava a captare trasmissioni radio pirata; in seguito comparve anche un forte rumore ogni volta che veniva collegato qualcosa agli amplificatori. La situazione si risolse in maniera abbastanza casuale: Norton e Santiago incontrarono Rick Rubin, gli raccontarono il problema e il produttore contribuì a trovare un altro studio, il Master Control, dove il lavoro poté continuare.

Gil Norton rimase una figura decisiva. Aveva già aiutato i Pixies a rendere più definito il caos di Doolittle e su Bossanova spinse ancora sulla precisione, senza però inseguire alcuni cliché produttivi degli anni Ottanta.

"Volevamo semplicemente essere il più naturali possibile" ha ricordato Santiago parlando del suono di quel periodo.

Una piccola eccezione arriva con "Dig for Fire". Norton ricordò che proprio lì la band utilizzò per la prima volta una drum machine: la cassa venne programmata e David Lovering suonò sopra quella base, introducendo uno dei primi elementi campionati nel linguaggio dei Pixies.


Da "Cecilia Ann" a "The Happening": surf rock, melodia e fantascienza

La direzione di Bossanova è dichiarata già dalla prima traccia. "Cecilia Ann", strumentale dei Surftones, viene trasformata dai Pixies in un'apertura dominata da riverberi e chitarre surf. Joey Santiago ha raccontato che Black Francis gli fece conoscere il pezzo e che, quando i membri della band e Gil Norton prepararono separatamente le proprie ipotesi di scaletta, "Cecilia Ann" finiva quasi sempre al primo posto. Subito dopo arriva "Rock Music", meno di due minuti di distorsione e voce quasi irriconoscibile, prima che il disco cominci ad aprirsi verso territori più melodici.

Il surf, del resto, non è soltanto una scelta estetica. Santiago ha indicato tra i riferimenti Link Wray, The Ventures, The Shadows e Dick Dale, spiegando: "Credo che ci interessasse il surf perché abbiamo due chitarre ed è uno dei modi più interessanti in cui possono reagire tra loro". Il suo ruolo nei Pixies nasce proprio da questa idea: Francis costruisce l'ossatura armonica, mentre Santiago preferisce girarci intorno. "Cerco di non suonare proprio gli accordi", ha spiegato il chitarrista.


"Velouria" è il punto in cui questo linguaggio incontra una forma quasi pop. La melodia è tra le più immediate del disco, ma il testo porta dentro Lemuria, occultismo e UFO, mentre il theremin rafforza la componente fantascientifica.

"Ana" torna invece al surf in una versione rallentata e sospesa, con un'altra delle trovate linguistiche di Francis: le iniziali dei versi formano la parola "SURFER". "Allison", brevissima, è un omaggio a Mose Allison, mentre "Dig for Fire", costruita anche con l'uso di una drum machine, fu curiosamente poco amata dallo stesso Francis, che anni dopo la definì una "brutta imitazione dei Talking Heads".

L'altra anima di Bossanova emerge soprattutto in "All Over the World" e "The Happening". La prima, indicata da Santiago come una delle sue preferite dell'album, si sviluppa attraverso sezioni diverse e un lungo crescendo, mostrando quanto i Pixies fossero ormai disposti ad allontanarsi dalla struttura secca dei primi lavori. "The Happening" porta invece in primo piano l'ossessione di Black Francis per Area 51 e gli extraterrestri, anticipando quel versante fantascientifico che sarebbe diventato ancora più evidente su Trompe le Monde.

A chiudere il disco c'è "Havalina", nata da un'immagine molto più concreta: Francis aveva visto una javelina, il pecari del sud-ovest americano, durante un soggiorno a Sedona. "È letteralmente quello di cui parla la canzone: quel momento in cui l'ha vista", ha raccontato Santiago. Un finale essenziale per un album che, tra surf, spazio e piccoli dettagli quotidiani, amplia definitivamente il vocabolario dei Pixies.


Un disco discusso che completò il linguaggio dei Pixies

Al momento dell'uscita Bossanova divise una parte del pubblico. Dopo Surfer Rosa e soprattutto Doolittle, qualcuno interpretò la maggiore pulizia del suono e l'attenzione alla melodia come un ridimensionamento della componente più imprevedibile della band. Negli anni, quella lettura è stata ampiamente rivalutata: Pitchfork lo ha successivamente inserito tra i suoi album fondamentali degli anni Novanta, sottolineando proprio il modo in cui il disco riusciva a rendere accessibile un'idea anomala di space rock senza cancellare l'identità dei Pixies.

È importante anche per un altro motivo. L'influenza dei Pixies sull'alternative rock degli anni Novanta era già stata costruita con Come On Pilgrim, Surfer Rosa e Doolittle, ma con Bossanova il loro vocabolario diventa ancora più ampio: il contrasto tra rumore e melodia resta, però vengono aggiunti surf, riverberi, atmosfere cinematografiche e fantascienza.

Kurt Cobain avrebbe ammesso apertamente il debito dei Nirvana, raccontando a Rolling Stone che durante la scrittura di "Smells Like Teen Spirit" stava, nelle sue parole, "cercando di copiare i Pixies". Anche Radiohead e numerose altre band dell'alternative rock successivo hanno indicato il gruppo come riferimento.

Attribuire tutto questo a Bossanova sarebbe però scorretto ma il terzo album è importante proprio perché dimostra che quella grammatica poteva funzionare senza continuare a replicare Doolittle.

A distanza di anni, Joey Santiago continua infatti a indicarlo come il suo album preferito dei Pixies: "Mi piace la varietà delle canzoni e il fatto che ci siamo allontanati dalla formula. Il suono è molto ricco e caldo. Egoisticamente, mi piacciono anche le chitarre pulite che sono riuscito a ottenere".

Dentro Bossanova c'è una band che sta iniziando ad avere problemi seri al proprio interno, con Black Francis sempre più centrale nella scrittura e Kim Deal già impegnata a costruirsi uno spazio creativo autonomo. Ma c'è anche un gruppo che rifiuta di fare il seguito più ovvio possibile del proprio album di maggior successo.


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