Perché alcune canzoni diventano la colonna sonora della nostra vita

Uno studio sulla memoria musicale mostra come i brani più significativi possano legarsi ai ricordi personali, soprattutto tra adolescenza e prima età adulta.
Bastano poche note per ritrovarsi in una stanza che non esiste più, su un’auto diretta a un concerto o accanto a una persona che non vediamo da anni.
La musica può funzionare come una scorciatoia verso la memoria autobiografica: non riporta soltanto alla mente una melodia, ma anche il periodo in cui l’abbiamo ascoltata e le esperienze che le abbiamo legato. Un contributo pubblicato il 6 ottobre su Nature Reviews Psychology riprende una domanda familiare a chiunque abbia un disco capace di riportarlo indietro: perché certi brani diventano così importanti?
L’autrice, Shannon Skeffington, racconta di aver visto alcune persone in riabilitazione, con difficoltà nel ricordare esperienze recenti, animarsi quando una canzone preferita evocava un periodo precedente della loro vita.
La differenza non è tra canzoni famose e canzoni sconosciute
Al centro del contributo c’è uno studio di Clare Rathbone, Akira O’Connor e Chris Moulin, pubblicato nel 2017.
I ricercatori hanno chiesto a partecipanti con più di 40 anni di scegliere, tra canzoni e film di successo, quelli che consideravano più significativi sul piano personale. Il risultato interessante non riguarda semplicemente la familiarità: i brani indicati come importanti erano più spesso associati a ricordi specifici e risultavano legati soprattutto all’adolescenza e alla prima età adulta.
La stessa distribuzione non è emersa per i film considerati significativi. Nella seconda parte dello studio, le canzoni personalmente rilevanti erano anche più facilmente collegate a ricordi episodici rispetto a quelle conosciute ma prive dello stesso valore personale.
La ricerca non dimostra che la musica sia sempre più potente del cinema, né che un genere abbia effetti speciali: suggerisce piuttosto che il significato attribuito a un brano contribuisca al cosiddetto reminiscence bump, il picco di ricordi che molte persone riferiscono per alcuni periodi della giovinezza.
Primo concerto, il viaggio, gli amici: quando il rock diventa memoria
Per chi ascolta rock, quel legame può prendere forme molto concrete: il primo concerto visto senza i genitori, il disco passato tra amici, una canzone ascoltata in macchina durante un viaggio, una band scoperta insieme a qualcuno che poi è uscito dalla nostra vita.
Sono esempi utili per raccontare il fenomeno, ma non vanno presentati come risultati misurati da quello studio: i ricercatori non hanno esaminato specificamente i concerti, le scene musicali o i fan del rock. Il contributo di Nature Reviews Psychology propone una possibile spiegazione del ruolo della musica: le canzoni tornano spesso nella vita quotidiana, in contesti diversi, mentre un film tende a essere visto meno volte.
La ripetizione può quindi intrecciare un brano a esperienze differenti. È un’ipotesi discussa nella letteratura, non una regola valida per ogni ascoltatore. E aiuta a capire perché, per alcuni, un riff possa riaprire non soltanto il ricordo di una band, ma l’intero paesaggio personale in cui quella musica è entrata.
Perché proprio gli anni in cui stiamo diventando noi stessi
Il reminiscence bump descrive la maggiore presenza, nei racconti autobiografici di molte persone, di ricordi formati tra adolescenza e prima età adulta.
È una fase in cui si costruiscono gusti, relazioni e appartenenze; nel rock, la musica può diventare anche un modo per riconoscersi in una scena, prendere le distanze dai genitori o trovare altri con cui condividere una passione.
Certo, questo non significa che tutti restino legati soltanto alla musica ascoltata da giovani: né che ogni brano di quegli anni diventi automaticamente importante.
Ma scommettiamo che, dovendo a pensare ad una canzone della vostra vita, è proprio in quel lasso di tempo che andrete a scavare? Il punto dello studio è proprio la rilevanza personale: una canzone familiare non coincide necessariamente con una canzone capace di riattivare un ricordo. Come osserva Skeffington, “poche note familiari possono riportare alla mente il ricordo di una festa di compleanno o di un familiare”.
La domanda, allora, non è soltanto quale canzone ricordiamo meglio, ma quale brano ci restituisce con più precisione la persona che eravamo quando lo abbiamo incontrato.
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