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“Non eravamo pronti all’hype”: Justin Young racconta i 15 anni di What Did You Expect From The Vaccines?

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Author image Gianluigi Riccardo

12 marzo 2026 alle ore 16:05, agg. alle 16:26

Justin Young racconta 15 anni di What Did You Expect From The Vaccines?: hype, canzoni nate per caso e il tour che si chiuderà il 24 aprile al Fabrique di Milano.

Quindici anni dopo, certe canzoni continuano a suonare come se fossero state scritte ieri. È il caso di What Did You Expect From The Vaccines?, l’album di debutto dei The Vaccines, pubblicato nel 2011 e diventato rapidamente uno dei dischi simbolo dell’indie rock britannico di inizio decennio.

Per celebrarlo, la band guidata da Justin Young è tornata in tour suonando l’album per intero, insieme ad altri brani del proprio catalogo. Il viaggio si concluderà il 24 aprile al Fabrique di Milano, ultima data di una tournée che ha riportato il gruppo a confrontarsi con le canzoni che hanno cambiato la loro vita.

Nell’intervista a Radiofreccia, Young racconta cosa significava essere una band ventenne travolta dall’hype, cosa prova oggi quando suona quei brani e perché non è affatto sicuro che i Vaccines avrebbero avuto lo stesso destino se fossero usciti nel 2026.

Guarda QUI l'intervista integrale di Justin Young dei The Vaccines a Radiofreccia.

Le aspettative dei The Vaccines: "Scrivevo canzoni ai piedi del letto"

Quando oggi si parla dei The Vaccines è facile dimenticare quanto fosse improvviso e travolgente il loro arrivo sulla scena. Ma all’inizio non c’era alcun piano preciso.

"In verità non ci aspettavamo nulla", racconta Justin Young. "La maggior parte delle canzoni del primo album le ho scritte ai piedi del mio letto, prima ancora che pensassimo fosse possibile pubblicare un disco".

Nell’estate in cui nascono quei brani, la band non sta cercando un contratto discografico né un pubblico. Sta semplicemente cercando un motivo per suonare insieme.

"Scrivevamo canzoni per avere qualcosa da fare durante l’estate. Volevamo divertirci e basta. Non avrei mai immaginato che avrebbero trovato un pubblico, un manager, un’etichetta".

Poi però succede tutto molto in fretta. Il debutto dei The Vaccines viene accolto da un’ondata di entusiasmo e la band viene subito indicata come "la next big thing" del rock britannico.

"È successo tutto velocemente e in modo un po’ sconcertante", ammette Young. "Avevamo 22 o 23 anni e io sicuramente non ero preparato. A volte vorrei poter tornare indietro con quello che so oggi e rifare tutto da capo, gestendolo un po’ meglio".

L’hype, le aspettative, l’attenzione dei media: per una band giovanissima è un’esperienza tanto esaltante quanto destabilizzante.

"Nessuno ti prepara davvero all’attenzione e alle critiche. È stato strano e a tratti scomodo, ma anche incredibilmente eccitante. Era come vivere tutte le emozioni umane insieme".


La nascita dell’album: dallo studio a “Post Break-Up Sex”

Registrare "What Did You Expect From The Vaccines?" è stata un’esperienza che oscillava continuamente tra entusiasmo e paura.

La band entra nei RAK Studios di Londra, uno degli studi più leggendari della capitale britannica. Per molti di loro è la prima volta in un grande studio di registrazione.

"Era terrificante ma anche divertentissimo", ricorda Young. "Un momento pensi che questo potrebbe essere il disco che ti cambierà la vita, quello che ti porterà a diventare come gli U2 o i Rolling Stones. Il minuto dopo pensi che non uscirà mai perché sei completamente inutile".

La realtà, come spesso accade, si colloca nel mezzo.

Il vero momento in cui Young capisce che la band sta davvero decollando arriva però sul palco.

"Quando abbiamo iniziato a suonare dal vivo e i concerti si riempivano. La gente cantava tutte le parole. È stato allora che è diventato reale".

Molte delle canzoni dell’album nascono in modo spontaneo e quasi casuale. Un esempio perfetto è “Post Break-Up Sex”, uno dei brani più celebri del disco.

"All’epoca ero ancora all’università e stavo studiando per gli esami finali", racconta. "Mi concedevo mezz’ora al giorno per suonare un po’".

Durante uno di quei momenti di pausa, nella casa dei genitori, nasce l’idea del brano.

"Avevo solo un basso elettrico. Così l’ho scritta al basso. Penso che questo abbia contribuito alla sua semplicità".

C’era però un problema: nel 2010 non esistevano ancora le note vocali sugli smartphone.

"Mi sono sempre chiesto se la melodia che abbiamo registrato sia davvero quella che avevo scritto quel giorno", ride Young.

Il tour dei 15 anni e il rapporto con quelle canzoni

Con il tour celebrativo, i The Vaccines suonano l’intero album di debutto nella prima parte del concerto, per poi passare ad altri brani del loro catalogo.

Un modo di costruire la scaletta piuttosto insolito.

"È un po’ come ascoltare un disco intero nella prima metà del set", spiega Young. "Non è il modo normale di costruire un concerto, quindi ci stiamo ancora prendendo la mano".

Il rapporto con quelle canzoni è cambiato nel tempo. Non perché abbiano perso importanza, ma perché oggi vivono soprattutto sul palco.

"Ormai ho una specie di relazione a distanza con quei brani", dice. "Il mio rapporto con loro è suonarli dal vivo. Non ascolto quasi mai le versioni studio".

Eppure ogni volta che tornano in scaletta accade qualcosa di speciale.

"Adoro suonare qualsiasi canzone che susciti una reazione viscerale. È quella connessione con il pubblico che fa rivivere le canzoni".

Tra tutte, ce n’è una che per Young ha un significato particolare: “If You Wanna”.

"Ogni volta che la suoniamo faccio un viaggio mentale fino alla nostra prima prova. L’ho scritta perché non avevamo abbastanza canzoni per provare".

Guardando indietro, la cosa più sorprendente resta l’impatto che quell’album ha avuto sulle persone.

"Abbiamo incontrato fan che hanno scelto quelle canzoni per il matrimonio o che si sono fatti tatuaggi. L’altro giorno abbiamo parlato con qualcuno arrivato dall’Arizona in Scozia solo per sentirci suonare il disco".

È la prova che certe canzoni, nate quasi per gioco, possono diventare la colonna sonora della vita di qualcuno.


Le canzoni di ieri con la consapevolezza di oggi

Eppure Young non è convinto che i The Vaccines avrebbero avuto lo stesso percorso se fossero nati oggi.

"Probabilmente no", dice con sorprendente sincerità. "Molti artisti sono il prodotto del loro tempo. Se quelle canzoni fossero state scritte due anni prima o due anni dopo, chi lo sa cosa sarebbe successo. Oggi ci sono meno locali underground e molta più musica con cui competere."

Ma su una cosa non ha dubbi: la musica suonata con la chitarra non sparirà. "È solo uno strumento. Le persone troveranno sempre nuovi modi per usarlo".

Se potesse parlare con il sé stesso di quindici anni fa, il consiglio sarebbe semplice.

"Gli direi solo di godersela di più. All’epoca ero così preoccupato di fare la cosa sbagliata che non mi rendevo conto di quanto fosse incredibile tutto quello che stava succedendo".

E forse è proprio questo lo spirito con cui i The Vaccines stanno vivendo questo tour celebrativo: rivivere quelle canzoni con la leggerezza che avevano all’inizio e la consapevolezza di oggi.



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