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Motörhead, Rock ’n’ Roll: il fascino ruvido di un disco minore

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Author image Gianni Rojatti

05 settembre 2026 alle ore 12:30, agg. alle 12:00

Considerato tra i dischi minori dei Motörhead, Rock ’n’ Roll racconta una band in transizione: meno ispirata, più pulita nel suono, ma ancora feroce.

Non tutti i dischi minori sono dischi da dimenticare. A volte raccontano una band da una prospettiva insolita, lontana dai suoi momenti più celebrati. Rock ’n’ Roll fotografa i Motörhead proprio così: in difficoltà, meno ispirati, ma ancora capaci di suonare con energia impressionante.

Pubblicato il 5 settembre 1987, Rock ’n’ Roll arriva durante una fase di transizione, con una formazione dall’equilibrio precario e una produzione insolitamente pulita. Non contiene i vertici della loro discografia, ma offre riff nitidi, grandi assoli e una fotografia curiosamente diversa del suono dei Motörhead.

Un disco in bilico

Non è facile raccontare un album che una parte consistente della critica colloca tra i capitoli meno riusciti della discografia dei Motörhead. Tanto più che lo stesso Lemmy non fece molto per difenderlo: definì Rock ’n’ Roll, pubblicato il 5 settembre 1987, un disco discreto ma lontano dai migliori della band. Eppure sono proprio le sue debolezze a renderlo interessante: tolte le sovrastrutture, resta una fotografia dei Motörhead in un momento complicato, ma ancora capaci di suonare con una potenza impressionante. 
La formazione è quella a quattro con Lemmy al basso e voce, Phil Campbell e Michael “Würzel” Burston alle chitarre e il rientrante Phil “Philthy Animal” Taylor alla batteria. Un ritorno che Lemmy avrebbe giudicato retrospettivamente un errore: dopo l’allontanamento di Pete Gill, Taylor tornava in una band con cui la vecchia alchimia si era evidentemente incrinata e sarebbe stato nuovamente licenziato pochi anni dopo.
 Anche la genesi dell’album è particolare. Una parte del materiale nasce attorno a Eat the Rich, film commedia demenziale di Peter Richardson per la quale i Motörhead forniscono sei brani e nella quale Lemmy interpreta Spider, accanto a una quantità di apparizioni, compresa quella di Paul McCartney. Durante le registrazioni ai Redwood Studios, di cui Michael Palin dei Monty Python era comproprietario, l’entusiasmo della band per Palin porta persino al suo surreale intervento recitato in "Stone Dean In The Usa"


Chitarre tirate a lucido

Poi c’è il suono. Rock ’n’ Roll è prodotto dai Motörhead con Guy Bidmead, tecnico con esperienze che spaziavano da Bob Marley ai Whitesnake. Lemmy rimproverò alla scelta proprio questo: Bidmead era soprattutto un fonico e mancò quella guida artistica che avrebbe potuto aiutare una band con poco tempo e materiale non sempre a fuoco. Il risultato, però, oggi possiede un fascino particolare. Il suono è più pulito, definito e tipicamente anni Ottanta rispetto alla consueta fangosa brutalità dei Motörhead.
Brani come "Traitor" e "Dogs" mostrano persino inflessioni quasi funk nel basso di Lemmy, mentre soprattutto Campbell e Würzel beneficiano della maggiore definizione con assolo spettacolari e ispirati. Siamo nel 1987, nel pieno dell’età d’oro della chitarra metal, e i due si prendono spazio con riff nitidi e una quantità di assoli energici, tecnicamente brillanti e perfettamente figli del periodo. 
I capolavori dei Motörhead sono altrove. Anche il loro ruolo storico – hard rock imbastardito dal punk e spinto verso una ferocia che avrebbe contribuito al vocabolario del thrash – si comprende meglio attraverso altri dischi. Ma liquidare Rock ’n’ Roll come il loro peggiore significa forse chiedergli ciò che non può dare. È un album leggero, transitorio, persino frivolo: mezz’ora abbondante di Motörhead tirati a lucido, grandi chitarre e rock suonato magnificamente. Non sarà essenziale, ma resta parecchio divertente.



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