Interviste

Kneecap a Radiofreccia, dal nuovo "Fenian" al primo tour in Italia

A placeholder image for the article
Author image Gianluigi Riccardo

30 aprile 2026 alle ore 16:57, agg. alle 17:19

Mo Chara racconta a Radiofreccia “Fenian”, la lingua irlandese e il primo tour italiano dei Kneecap: tra identità e politica

Il conto alla rovescia è quasi terminato. Il 1° maggio arriva "Fenian", il nuovo album dei Kneecap, trio di Belfast tra le realtà più controverse e politicamente esplicite della scena europea contemporanea. E proprio mentre il disco si prepara a vedere la luce per Heavenly Recordings, Mo Chara si è raccontato a Cecile B su Radiofreccia, tra entusiasmo, identità e il primo attesissimo tour italiano.

"Il mese che precede l'uscita di un album. È un momento stressante per te o è emozionante?" Gli viene chiesto. La risposta è immediata: "Emozionante. Ma un po' entrambe le cose. Credo però che sia più emozionante che stressante."

Una calma apparente che si intreccia con la consapevolezza di un progetto che, come racconta lo stesso artista, è già "là fuori" nella testa della band: "È quasi come se le canzoni fossero quasi lì, insomma, sai, ci siamo quasi."


"Fenian", un disco politico, identitario e senza compromessi

"Fenian" si presenta come un lavoro più oscuro, diretto e maturo rispetto al passato. Un album che mescola hip hop, punk e elettronica, ma soprattutto identità culturale e presa di posizione politica. Nella tracklist spiccano brani come "Éire go Deo", "Smugglers & Scholars", "Palestine (ft. Fawzi)" e "Irish Goodbye (ft. Kae Tempest)", già al centro dell’attenzione per il forte impatto emotivo.

Proprio su quest’ultimo brano Mo Chara si sbilancia: "Irish Goodbye, anche se non ci sono. penso sia stata semplicemente incredibile. Penso che sia proprio perfetta, ehm, è proprio la canzone perfetta."

Il pezzo, prodotto da Dan Carey e arricchito dalla collaborazione con Kae Tempest, nasce da un’elaborazione profondamente personale: nel comunicato ufficiale si racconta il dolore di Móglaí Bap per la perdita della madre e il ruolo della musica come strumento di memoria e guarigione.

Ma per i Kneecap la musica non è mai solo introspezione. È anche e soprattutto politica. E Mo Chara lo ribadisce con una frase destinata a diventare manifesto: "Il fatto è che proprio non capisco come mai la gente non sia, almeno in qualche modo coinvolta."

Una visione che attraversa l’intero disco e che si lega alla storia dell’Irlanda del Nord, alla lingua e alla memoria collettiva: "Credo semplicemente che sia una cosa che mi è estranea. È solo che non è proprio nella nostra natura da irlandesi."


Lingua irlandese, identità e una nuova generazione

Uno dei temi centrali dell’intervista è il ruolo della lingua irlandese, elemento cardine della poetica dei Kneecap. Mo Chara racconta un cambiamento generazionale in atto: “Credo che i giovani stiano decisamente iniziando a interessarsi di più alla lingua.”

Un processo che affonda le radici nella storia politica del Paese: “C'era sempre stato un senso di vergogna nel parlare la propria lingua madre. Sai, l'hanno fatta sembrare una cosa senza valore.”

Oggi però lo scenario è diverso: “Molte persone, soprattutto i giovani, tendono a rendersi conto che questa cosa ha un valore.”

Secondo il rapper, questo cambiamento si inserisce in una nuova ondata culturale irlandese che sta conquistando spazio anche nel cinema e nella musica internazionale. “Le persone sono sincere con se stesse”, ha spiegato, citando artisti e attori come Cillian Murphy e Paul Mescal. E parlando della differenza rispetto al passato, ha aggiunto: “Credo che molte band irlandesi siano diventate famose solo perché piacevano agli americani… roba come gli U2”. Oggi invece, secondo lui, gli artisti irlandesi “producono per sé stessi e non per l’esportazione o come merce da vendere”.

Politica, futuro e paura del conformismo

Verso la fine dell’intervista, Mo Chara apre una riflessione più ampia sul futuro: “La mia più grande speranza è che ci siano molti altri gruppi o band che provengono dall'Irlanda… e che guardandoci abbiano pensato: ‘Posso farlo anch’io’.”

E la paura? “Finire per diventare tutti una grande società monolingue in cui tutti devono solo parlare inglese e tutto ruota intorno al profitto.”

Una visione netta, coerente con l’estetica dei Kneecap: provocatoria ma radicata nella realtà politica e sociale contemporanea.

Prima di chiudere, il momento più leggero: l’insegnamento della lingua irlandese. “Go raibh maith agat”, dice Mo Chara. E alla fine arriva la traduzione definitiva: grazie.

Un piccolo gesto che, nel mondo dei Kneecap, non è mai solo una parola.


Il Fenian Tour in Italia: da Milano a Bari

Accanto all’uscita del disco, i Kneecap si preparano a sbarcare per la prima volta in Italia con una serie di date molto attese. Il tour toccherà quattro città: Milano, Bologna, Roma e Bari.

“Ho sentito dire che il pubblico italiano è incredibile. Mi piacerebbe andare a vedere la vera Italia. Soprattutto quando si tratta di concerti, sai, ogni pubblico è diverso.”

Un debutto attesissimo che porterà dal vivo tutta la potenza, l’urgenza e la carica politica che hanno trasformato il trio di Belfast in un fenomeno globale.

Radiofreccia è la radio partner ufficiale delle date di Milano, Bologna e Roma!

Altre storie

Leggi anche