Johnny Ramone, la chitarra che inventò il punk: storia e cinque brani essenziali
15 settembre 2026 alle ore 14:20, agg. alle 14:54
Fondatore e guida inflessibile dei Ramones, trasformò pochi accordi, velocità e disciplina in un linguaggio destinato a cambiare il rock.
Johnny Ramone non aveva bisogno di assoli, effetti o dimostrazioni tecniche. Gli bastavano una chitarra Mosrite, due amplificatori Marshall e una sequenza di accordi suonati esclusivamente con pennate verso il basso.
Da questi elementi essenziali costruì uno dei linguaggi chitarristici più riconoscibili e influenti della storia del rock.
Nato John William Cummings l’8 ottobre 1948 nel Queens, a New York, arrivò alla musica dopo una giovinezza complicata, segnata da un carattere competitivo e da diversi lavori, compreso quello nell’edilizia.
Aveva già suonato negli anni Sessanta con Tommy Erdelyi, il futuro Tommy Ramone, nei Tangerine Puppets, ma iniziò a dedicarsi seriamente alla chitarra soltanto nei primi anni Settanta. Comprò una Mosrite economica perché cercava uno strumento diverso da quelli utilizzati dai chitarristi rock dell’epoca. Quella forma inconsueta sarebbe presto diventata parte dell’immagine dei Ramones quanto i giubbotti di pelle, i jeans strappati e i capelli a caschetto.
Johnny Ramone e la nascita di un nuovo linguaggio
I Ramones presero forma nel 1974 a Forest Hills, nel Queens. Johnny alla chitarra, Dee Dee al basso, Joey inizialmente alla batteria e Tommy nel ruolo di supervisore. Quando Joey passò al microfono e Tommy si sistemò dietro al kit, la formula cominciò a funzionare: canzoni brevi, melodie ispirate al pop degli anni Sessanta, testi surreali o adolescenziali e un’esecuzione rapidissima.
Johnny non era il principale autore della band. Gran parte delle prime canzoni nacque dalle idee di Dee Dee, Joey e Tommy. Il suo contributo fondamentale consisteva nel trasformare quegli abbozzi in una struttura fisica, compatta e immediatamente riconoscibile. Accordi pieni, pochissime pause e nessun elemento ornamentale: la chitarra non commentava la canzone, ma ne diventava il motore.
La tecnica del downstroke, cioè l’utilizzo quasi esclusivo di pennate verso il basso, nacque anche da una necessità pratica. Johnny spiegò: “Quando iniziai a suonare, era un modo per tenere il tempo e riuscire a contare le parti: uno, due, tre, quattro, accordo successivo”. Quella soluzione elementare si trasformò in una prova di resistenza. Suonata alla velocità dei Ramones, richiedeva precisione, controllo e una continuità fisica che pochi chitarristi erano in grado di mantenere per un intero concerto.
Non c’erano pedali a mascherare l’esecuzione. Johnny collegava la Mosrite direttamente ai Marshall e cercava un suono secco, saturo e uniforme. La sua chitarra occupava contemporaneamente lo spazio ritmico e armonico, lasciando a basso e batteria il compito di spingere ulteriormente il brano. Kirk Hammett ha riconosciuto apertamente il debito contratto dai Metallica: “Johnny teneva il tempo usando soltanto pennate verso il basso. In pratica ha creato un intero genere suonando così”.
Il metodo Ramones tra disciplina e conflitti
Johnny fu anche il custode più rigido dell’identità dei Ramones. Controllava prove, scalette, immagine, spese e ritmi di lavoro. Considerava la band una professione e pretendeva puntualità, sobrietà e continuità anche quando i rapporti personali erano ormai deteriorati. Le profonde differenze politiche e caratteriali con Joey, unite alle tensioni sentimentali nate quando Johnny iniziò una relazione con Linda, l’ex compagna del cantante, trasformarono il gruppo in una formazione capace di rimanere operativa senza essere realmente unita.
Il suo atteggiamento poteva risultare autoritario, ma contribuì a tenere i Ramones in attività per oltre vent’anni. Johnny rimase al suo posto durante ogni cambio di batterista, l’uscita di Dee Dee e le molte fasi in cui il successo commerciale continuava a essere inferiore all’influenza esercitata dalla band.
Anche in studio il suo criterio rimaneva pragmatico. Ricordando il primo album del 1976, raccontò: “Dopo ogni take i tecnici mi chiedevano se volessi riascoltarlo. Io domandavo come fosse venuto. Se mi dicevano che suonava bene, rispondevo: bene, andiamo avanti”. Le parti strumentali del disco furono completate in pochi giorni con un budget di circa 6.500 dollari. Non era sciatteria, ma rifiuto di tutto ciò che non migliorava direttamente la canzone.
I Ramones tennero il loro ultimo concerto il 6 agosto 1996 al Palace di Los Angeles. Nel 2002 entrarono nella Rock and Roll Hall of Fame, ottenendo finalmente un riconoscimento istituzionale che non corrispondeva ai risultati commerciali raggiunti durante la loro carriera. Johnny morì il 15 settembre 2004, a 55 anni, dopo una lunga battaglia contro un tumore alla prostata. La sua influenza, però, era già evidente nel punk, nell’hardcore, nel thrash metal e in ogni gruppo convinto che tre accordi, se suonati nel modo giusto, potessero essere sufficienti.
Johnny Ramone attraverso cinque brani
1. Blitzkrieg Bop (1976)
“Blitzkrieg Bop” non fu scritta principalmente da Johnny: la struttura nacque da Tommy Ramone, mentre Dee Dee intervenne sul testo. È però il punto più immediato da cui partire per capire che cosa Johnny aggiungesse alle composizioni degli altri. La sua chitarra apre il primo album dei Ramones come un blocco unico, senza frase introduttiva, abbellimenti o preparazione. Gli accordi vengono colpiti con una regolarità che rende il riff contemporaneamente armonia, ritmo e rumore.
Il celebre “Hey! Ho! Let’s go!” possiede la forza di uno slogan, ma è la chitarra a impedirgli di diventare soltanto un coro pop. Johnny mantiene la tensione attraverso il downstroke e riduce al minimo le variazioni dinamiche: il brano avanza perché non concede spazio, non perché accumula parti.
“Blitzkrieg Bop” definisce così l’equilibrio centrale dei Ramones. Da una parte ci sono le melodie e i cori ereditati dal rock and roll e dai girl group; dall’altra una chitarra dura e continua che anticipa il punk e l’hardcore. La scrittura è collettiva, ma l’identità sonora appartiene in gran parte a Johnny. Il suo intervento dimostra come anche l’esecuzione possa diventare una forma di composizione.
2. Carbona Not Glue (1977)
“Carbona Not Glue”, inserita inizialmente in Leave Home, permette di scoprire Johnny come autore. Il chitarrista raccontò di averla scritta dopo aver ascoltato un album di Eddie Cochran, precisando però che quell’influenza non era facilmente riconoscibile nel risultato finale. Del resto, sotto la superficie aggressiva dei Ramones rimaneva sempre una conoscenza precisa del primo rock and roll e del sound a cavallo tra i 50 e i 60.
Il brano riprende il tema dello sniffare sostanze già affrontato in “Now I Wanna Sniff Some Glue”, sostituendo la colla con il Carbona, un prodotto per la pulizia. L’azienda contestò l’utilizzo del marchio e la canzone venne eliminata dalle successive tirature dell’album. “La Carbona ci fece togliere il pezzo dal disco”, ricordò Johnny. “Non volevano che cantassimo dello sniffare quel prodotto, ma io pensavo che la canzone fosse divertente”.
Musicalmente è una sintesi perfetta del suo metodo: pochi accordi, melodia immediata, ironia e durata ridotta. Johnny non cercava complessità armoniche, ma un’idea abbastanza forte da essere capita al primo ascolto. La composizione, per lui, era soprattutto selezione: eliminare tutto ciò che rallentava l’impatto.
3. I Wanna Be Sedated (1978)
“I Wanna Be Sedated” fu composta da Joey Ramone, ma racconta bene il processo con cui i Ramones trasformavano un’idea essenziale in una registrazione completa. Johnny ricordò che Joey arrivò alle prove con il brano già definito, suonandolo sulla sua “chitarra a una corda”. La melodia e la struttura erano presenti; alla band spettava il compito di renderle fisiche. Johnny Ramone
La parte di Johnny non introduce un riff tradizionale. È una massa ritmica costante che aumenta la sensazione di alienazione descritta nel testo. La chitarra insiste sugli accordi senza cercare una via d’uscita, mentre il canto di Joey rimane melodico e quasi impassibile. Proprio il contrasto tra le due componenti rende il pezzo uno dei momenti più accessibili e, insieme, più rappresentativi dei Ramones.
Nel passaggio strumentale centrale, al posto di un assolo virtuosistico, compare una singola nota ripetuta. È una dichiarazione estetica: l’interruzione deve servire al ritmo e alla canzone, non all’ego del chitarrista. Johnny aveva eliminato dal proprio vocabolario tutto ciò che considerava superfluo. “I Wanna Be Sedated” dimostra che il minimalismo dei Ramones non dipendeva dall’incapacità, ma da una precisa gerarchia delle priorità.
4. Psycho Therapy (1983)
Firmata da Dee Dee e Johnny, “Psycho Therapy” arrivò nel 1983 all’interno di Subterranean Jungle, in un momento in cui i Ramones stavano cercando di recuperare parte della durezza perduta nelle produzioni precedenti. Il pezzo torna al ritratto del giovane disturbato, incompatibile con le regole sociali e raccontato attraverso un umorismo nero volutamente esagerato.
La composizione mostra la sintonia tra Dee Dee e Johnny quando lavoravano sul lato più aggressivo della band. Il ritornello utilizza la ripetizione come un colpo ritmico, mentre le strofe avanzano attraverso cambi di accordo semplici ma serrati. Non serve un arrangiamento complesso: voce, chitarra, basso e batteria si muovono nella stessa direzione e costruiscono un brano che dal vivo poteva essere ulteriormente accelerato.
Johnny era un autore molto più selettivo rispetto a Joey e Dee Dee. Non portava continuamente nuovo materiale perché, come avrebbe spiegato parlando degli album successivi, non voleva presentare una canzone finché non fosse convinto della sua qualità. “Psycho Therapy” riflette questo approccio: nessuna sezione appare inserita per allungare la durata e ogni elemento ribadisce il titolo.
5. Durango 95 (1984)
“Durango 95” è il ritratto più diretto di Johnny Ramone perché elimina anche la voce. Pubblicato su Too Tough to Die e accreditato interamente al chitarrista, il brano strumentale concentra l’intero linguaggio dei Ramones in meno di un minuto. Il titolo richiama la Durango 95 guidata dai drughi di Arancia meccanica, uno dei riferimenti cinematografici più vicini all’immaginario duro e geometrico di Johnny.
Non c’è una melodia vocale dietro cui nascondersi. La chitarra deve guidare il pezzo attraverso il ritmo, le variazioni degli accordi e l’intensità dell’attacco. “Durango 95” divenne un’efficace introduzione per i concerti proprio perché consentiva alla band di entrare immediatamente in velocità, prima ancora del primo “one, two, three, four” di Dee Dee.
Il brano appartiene a Too Tough to Die, disco prodotto da Tommy Ramone ed Ed Stasium che Johnny considerava uno dei migliori lavori della fase successiva agli anni Settanta: “All’improvviso andavamo tutti d’accordo e smettemmo di preoccuparci di realizzare un disco di successo. Come risultato, venne fuori un album davvero buono”. “Durango 95” è la sua idea di purezza applicata alla musica: nessun testo, nessun assolo, nessuna deviazione. Soltanto movimento, precisione ed energia.