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Javier Bardem: "Hard rock e metal sono il meglio". Tutto è iniziato con gli AC/DC

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Author image Gianluigi Riccardo

11 agosto 2026 alle ore 19:10, agg. alle 19:23

L’attore racconta a Subway Takes la passione nata con Highway To Hell, il senso di comunità del metal e una vita passata tra Maiden e concerti.

Javier Bardem ha una storia con l’hard rock e l’heavy metal che dura da quasi cinquant’anni, passa dagli AC/DC e dagli Iron Maiden, arriva a Metallica, Slipknot, Pantera e Bad Omens e, negli ultimi tempi, è entrata persino nel suo metodo di lavoro. L’ennesima conferma è arrivata da Subway Takes, il format condotto da Kareem Rahma, dove Bardem ha scelto una posizione sulla quale, almeno da queste parti, è piuttosto difficile discutere: "Hard rock e metal sono i migliori generi musicali, con i migliori fan e il miglior pubblico".

Una dichiarazione che per il premio Oscar spagnolo non è però semplice entusiasmo da fan. Bardem ha spiegato di sentirsi un headbanger dagli anni Ottanta e soprattutto di riconoscere nella cultura metal una forma particolare di appartenenza. Ha parlato di una sorta di fratellanza, costruita sul rispetto reciproco e su un rapporto con la musica che, nella sua esperienza, resta centrale anche quando migliaia di persone si ritrovano nello stesso posto. Non solo energia: Bardem continua a sostenere che proprio la musica più pesante sia capace, paradossalmente, di rilassarlo. Un concetto che aveva già portato alle estreme conseguenze raccontando di ascoltare Slipknot prima di dormire.

Javier Bardem, gli AC/DC e il momento in cui Highway To Hell cambiò tutto

Il punto di partenza ha un titolo preciso: Highway To Hell.

Javier Bardem aveva dieci anni quando suo fratello maggiore Carlos portò a casa l’album pubblicato dagli AC/DC nel 1979, ultimo disco della band con Bon Scott completato prima della morte del cantante. A Subway Takes, Bardem ha ricordato il primo impatto con il riff della title track: "In quel momento la mia vita è cambiata". Da lì, ha raccontato, capì che quello era il tipo di musica che avrebbe voluto ascoltare per il resto della vita.

Non è la prima volta che Bardem indica gli AC/DC come una presenza decisiva nella propria formazione. In un’intervista del 2011 aveva già collegato l’heavy metal al suo rapporto con la lingua inglese, scherzando sul fatto di avere imparato grazie alla musica anche una quantità notevole di parolacce. Anni dopo, ospite di Conan O’Brien Needs A Friend, ha spiegato meglio il meccanismo: cercava di capire i testi degli AC/DC, prendeva il dizionario e inseguiva parola dopo parola il significato di canzoni come If You Want Blood (You’ve Got It), High Voltage e Let There Be Rock. In pratica, prima ancora di lavorare stabilmente in inglese, Bardem aveva cominciato a studiarlo attraverso Bon Scott e Angus Young.

La cosa interessante è che il suo ascolto non si è fermato alle band della propria adolescenza. Nel nuovo intervento a Subway Takes ha citato Metallica, Bad Omens e Falling In Reverse e ha definito Emily Armstrong dei Linkin Park "una cantante straordinaria". Già sul red carpet del Vanity Fair Oscar Party 2026 aveva risposto a una domanda sulla musica ideale per una festa dichiarando: "Sono da hard rock, baby", per poi mettere nella sua ipotetica playlist Bad Omens, Metallica e AC/DC. Come chiusura aveva scelto ironicamente i Motörhead, sostenendo che la voce di Lemmy fosse perfetta persino per addormentarsi.

È un dettaglio che distingue la sua passione dalla semplice nostalgia. Bardem parte da AC/DC, Deep Purple, Led Zeppelin e Iron Maiden, ma continua a seguire ciò che accade nella scena contemporanea, dal metalcore ai nuovi territori dell’alternative metal.


Dai Judas Priest agli Iron Maiden: Bardem è davvero uno del pubblico

Il rapporto con il metal diventa ancora più evidente quando si passa dai dischi ai concerti. Nel 2025 diventò virale un video in cui Javier Bardem si scatenava durante uno show dei Judas Priest a Madrid praticamente da solo.

Quando Jimmy Fallon gli chiese perché non fosse accompagnato, la risposta fu molto semplice: aveva telefonato agli amici, loro gli avevano spiegato di avere impegni con i figli e lui era andato comunque. Nessun bisogno di costruirsi una comitiva: suonavano i Judas Priest.

Bardem ha raccontato di cercare di vedere concerti ogni volta che può e, quando possibile, di andare anche nel pit. Uno degli episodi che descrive meglio il suo rapporto con questa comunità risale al Power Trip Festival del 2023 in California, dove era andato soprattutto per assistere al ritorno dal vivo degli AC/DC.

Riconosciuto dal pubblico, non si trovò circondato da telefoni e richieste di selfie: secondo il suo racconto, la reazione generale fu più vicina a un semplice "benvenuto, divertiti". Per Bardem è esattamente questa la "fratellanza" che continua a trovare nell’hard rock e nell’heavy metal: persone concentrate prima di tutto sulla musica.


Gli Iron Maiden occupano poi un capitolo a parte. Nel 2026 Bardem è comparso tra i protagonisti intervistati in Iron Maiden: Burning Ambition, il documentario ufficiale dedicato ai cinquant’anni della band insieme, tra gli altri, a Lars Ulrich, Chuck D e Tom Morello. La produzione ripercorre cinque decenni di storia dei Maiden attraverso materiale d’archivio, testimonianze della band e il punto di vista di musicisti e fan celebri.

Anche qui Bardem ha una memoria precisa. Ha raccontato che un altro passaggio decisivo arrivò quando mise sul giradischi The Number Of The Beast: "Misi il vinile e la vita cambiò". A colpirlo non furono soltanto la potenza musicale e Bruce Dickinson, ma soprattutto la capacità dei Maiden di parlare attraverso i testi di filosofia, religione, politica, guerra e rapporti umani. Il primo concerto arrivò a Madrid nel 1988: Bardem ricorda ancora l’impatto di Eddie e soprattutto Steve Harris, del quale rimase impressionato per il modo di suonare il basso. Da allora sostiene di avere visto gli Iron Maiden dal vivo tra le dieci e le dodici volte.

Non sorprende quindi che, parlando della propria identità musicale, abbia sintetizzato il concetto così: "È un modo di appartenere a una comunità". E, aggiunge, con il passare degli anni questa appartenenza è diventata persino più forte.

C’è infine un punto in cui la passione musicale ha superato il confine personale per entrare direttamente nel lavoro. Durante la preparazione di Max Cady per la nuova versione televisiva di Cape Fear, Bardem ha ammesso che il personaggio è stato costruito anche con un’estetica esplicitamente metal: capelli lunghi, fisicità estrema, tatuaggi e un’immagine aggressiva. "Abbiamo assolutamente puntato su un look metal. Mi piaceva moltissimo", ha spiegato a Kerrang!.

Per entrare nell’atmosfera del personaggio ascoltava inoltre una selezione precisa: Given Up e Up From The Bottom dei Linkin Park, insieme a Slipknot, Falling In Reverse e Bad Omens. Secondo Bardem, nei due brani dei Linkin Park c’erano soprattutto frustrazione e volontà di rialzarsi dalle proprie macerie, elementi che riusciva a collegare alla psicologia di Max Cady. Quelle canzoni rimanevano nella sua testa prima di girare e lo aiutavano a trovare lo stato emotivo giusto.

Bardem tiene però a non trasformare tutto questo nella classica storia dell’attore che utilizza una playlist come tecnica professionale. La spiegazione è molto più semplice: "Non è che usi la musica. È che non posso vivere senza". La ascolta in macchina, durante gli spostamenti e prima di dormire. Fino alla conclusione forse più efficace di tutte: "Per me il metal è un modo di vivere".



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