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Jason Newsted: “Lasciai i Metallica perché stavo morendo”

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Author image Gianluigi Riccardo

07 maggio 2026 alle ore 12:55, agg. alle 13:11

Newsted rompe il silenzio sul 2001, parla del cancro superato e riapre una delle ferite più pesanti nella storia dei Metallica.

Per venticinque anni la versione ufficiale è stata quella dello scontro interno ai Metallica per Echobrain, il progetto parallelo di Jason Newsted. Oggi l’ex bassista racconta invece una storia diversa: non lasciò la band per ambizioni personali, ma perché era consumato dalle dipendenze e aveva bisogno di salvarsi la vita.

Le nuove dichiarazioni arrivano a pochi giorni da un’altra notizia importante: Newsted ha raccontato di aver superato un cancro alla gola diagnosticato nel 2025, spiegando di aver affrontato un intervento chirurgico e cure laser prima di ricevere il “free and clear”, il via libera definitivo dei medici. Un momento che, a suo dire, gli ha cambiato radicalmente la prospettiva sulla vita e sugli eccessi.

Jason Newsted entrò nei Metallica nel 1986 dopo la morte di Cliff Burton, chiamato a sostituire un musicista già diventato leggendario all’interno del gruppo. Rimase nella band fino al 2001, attraversando il periodo di massimo successo commerciale dei Four Horsemen, dai tour mastodontici del "Black Album" fino alla crisi interna che sarebbe poi esplosa pubblicamente in "Some Kind of Monster".

Intanto i Metallica hanno annunciato recentemente la ristampa per celebrare di uno degli album di quel periodo, "Reload", per festeggiare i 30 anni dalla pubblicazione.


“Avevo bisogno di aiuto”: il racconto di Jason Newsted sul suo addio ai Metallica

Parlando al podcast Let There Be Talk di Dean Delray, Newsted ha demolito quella che per anni era stata considerata la motivazione principale del suo addio: il conflitto nato attorno agli Echobrain. Secondo il bassista, quella vicenda è stata soltanto una parte marginale della storia.

“Una cosa che voglio chiarire riguarda gli Echobrain. Non è il motivo per cui ho lasciato i Metallica”, ha spiegato. “Il motivo per cui lasciai i Metallica è che ero un tossicodipendente devastato. Ero arrivato al limite e, se non avessi ricevuto aiuto, sarei morto”.

Il passaggio più duro del suo racconto riguarda proprio il confronto con la band. Newsted sostiene di aver chiesto tempo, una pausa per rimettersi in piedi, trovandosi però davanti a un muro.

“Ho detto: ‘Ragazzi, potete darmi un minuto? Datemi il tempo di rimettermi in sesto’. E loro dissero no. A quel punto ho pensato: preferisco vivere piuttosto che stare nella vostra band”.

Parole pesanti, soprattutto perché arrivano da uno dei membri storici dell’epoca d’oro dei Metallica. Nel suo racconto c’è anche il tentativo di difendersi da un’accusa che, evidentemente, sente ancora addosso: quella di non essere stato abbastanza fedele alla band.

“Indossavo la maglietta dei Metallica ogni sera. Rappresentavo il gruppo con ogni fan. Ero sempre il primo ad arrivare e l’ultimo ad andare via. Non dite che non ero leale”.

Le dichiarazioni di Newsted aggiungono un nuovo tassello a una delle fratture più famose della storia dell’heavy metal. Per anni il pubblico aveva interpretato la sua uscita come il risultato dello scontro con James Hetfield sulla libertà artistica e sui progetti paralleli. Adesso il quadro appare più complesso, più umano e anche più vicino al clima autodistruttivo che circondava la band in quel periodo.


L’arrivo impossibile dopo Cliff Burton e gli anni da “outsider” nei Metallica

Entrare nei Metallica nel 1986 significava raccogliere un’eredità praticamente ingestibile. Cliff Burton non era soltanto il bassista della band: era il musicista più rispettato all’interno del gruppo, il riferimento culturale e artistico che aveva contribuito a dare profondità alla scrittura dei primi album.

Newsted si ritrovò catapultato dentro una macchina devastata dal lutto, ma incapace di elaborarlo davvero. Negli anni successivi, diversi episodi hanno alimentato la percezione di un trattamento spesso duro nei suoi confronti da parte di James Hetfield e Lars Ulrich.

Il caso più famoso resta quello di !…And Justice For All!. Il mixaggio dell’album del 1988 è ancora oggi al centro di polemiche infinite per il suono del basso praticamente inesistente. Una scelta che molti hanno interpretato come una forma di umiliazione nei confronti del nuovo arrivato. Negli anni la band ha minimizzato la questione, attribuendo il risultato finale anche a decisioni tecniche e al particolare sound voluto per il disco, ma il tema è rimasto uno dei simboli del difficile inserimento di Newsted.

Anche sul piano umano, il bassista ha raccontato più volte di essersi sentito trattato più come un fan privilegiato che come un vero membro alla pari. Doveva convivere con il confronto continuo con Burton e con una gerarchia interna già consolidata attorno alla coppia Hetfield-Ulrich.

Nonostante questo, Newsted contribuì in maniera decisiva alla crescita live dei Metallica. Sul palco portò energia, aggressività e una presenza scenica che divenne fondamentale durante gli anni del successo mondiale. Per molti fan resta ancora oggi il bassista simbolo della fase più esplosiva della band dal vivo.

L’uscita di Newsted e il crollo dei Metallica raccontato in Some Kind of Monster

Quando Jason Newsted lasciò i Metallica nel gennaio 2001, la band entrò immediatamente in una delle fasi più difficili della propria storia. Dietro la facciata del gruppo più potente del metal mondiale si nascondeva infatti una situazione ormai fuori controllo.

Pochi mesi dopo sarebbe arrivato il collasso definitivo: James Hetfield entrò in riabilitazione, la band sospese le attività e il rapporto interno tra i membri precipitò. Tutto questo sarebbe stato documentato nel celebre documentario "Metallica: Some Kind of Monster", diventato negli anni uno dei ritratti più crudi mai realizzati sul funzionamento interno di una rock band.

Nel film si percepisce chiaramente quanto l’uscita di Newsted abbia destabilizzato i Metallica. Lars Ulrich e James Hetfield appaiono incapaci di gestire il trauma della separazione, mentre il gruppo affronta sedute di terapia, tensioni continue e il rischio concreto di sciogliersi.

Con il senno di poi, le parole di Newsted assumono un peso diverso. Se davvero il bassista aveva chiesto semplicemente di rallentare per salvarsi dalle dipendenze, il rifiuto della band appare oggi come il sintomo di una macchina che stava divorando anche sé stessa.

Ed è forse questo il punto centrale della vicenda: la storia dell’addio di Jason Newsted non riguarda soltanto un musicista che lascia una band leggendaria. Racconta piuttosto il lato più tossico dell’industria rock di quegli anni, quando fermarsi veniva percepito come una debolezza e la sopravvivenza personale finiva spesso dietro le esigenze del marchio Metallica.

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