Iron Maiden, Blaze Bayley: “L’unico vero frontman leggendario è Paul Di’Anno”
10 agosto 2026 alle ore 13:44, agg. alle 14:05
L’ex cantante dei Maiden incorona Paul Di’Anno sopra tutti, Dickinson compreso: “Con quei primi due album ha infranto le regole della musica”
Blaze Bayley non ha dubbi. Se si parla di Iron Maiden e si prova a distinguere tra grandi cantanti e autentiche leggende, per lui c’è un solo nome che merita fino in fondo la seconda definizione: Paul Di’Anno. Non Bruce Dickinson, il frontman che ha accompagnato la band nella sua trasformazione in una delle più grandi istituzioni della storia dell’heavy metal. E nemmeno lo stesso Bayley, che raccolse un’eredità tutt’altro che semplice negli anni Novanta.
La leggenda degli Iron Maiden, secondo l’ex cantante della band, appartiene soprattutto all’uomo che diede voce ai primi due album e che ci ha lasciati nel 2024.
Un’affermazione forte ma meno provocatoria di quanto possa sembrare. Bayley non mette in discussione il peso di Dickinson nella storia degli Iron Maiden, ma utilizza il termine “leggenda” in un significato molto preciso: qualcuno che si trova nel posto giusto nel momento in cui vengono cambiate le regole. E per lui quello che Paul Di’Anno fece tra il 1978 e il 1981, culminato negli album Iron Maiden del 1980 e Killers del 1981, continua ad avere qualcosa di irripetibile.
Blaze Bayley e Paul Di’Anno: “La leggenda degli Iron Maiden appartiene a lui”
Intervistato da Metal OBS, Blaze Bayley ha ricordato innanzitutto il rapporto personale costruito con Di’Anno molti anni dopo l’esperienza di entrambi negli Iron Maiden. I due avevano condiviso diversi tour, dall’Europa alla Russia fino ad Australia e Nuova Zelanda, trasformando un legame nato dalla particolare condizione di ex cantanti della stessa band in una vera amicizia professionale.
"Eravamo colleghi. Paul era un tipo molto divertente e credo che molte persone non sappiano quanto grande fosse il suo senso dell’umorismo", ha raccontato Bayley. "Abbiamo suonato insieme in tutta la Russia, da San Pietroburgo e Mosca fino a Vladivostok. Poi in Svezia, in Scandinavia, in Australia e in Nuova Zelanda".
Ma è parlando della musica che Bayley alza decisamente il livello.
"Naturalmente esistono diverse ere degli Iron Maiden, ma nella mia testa soltanto Paul è la leggenda", ha spiegato. "Dopo di lui noi abbiamo portato avanti il nome, abbiamo portato avanti la torcia degli Iron Maiden. Io magari un giorno diventerò una leggenda, Bruce potrebbe diventare una leggenda, ma la leggenda degli Iron Maiden appartiene a Paul e a quei primi due album".
Il passaggio fondamentale arriva subito dopo. Per Bayley non è soltanto questione di nostalgia o di preferenze personali: Iron Maiden e Killers rappresenterebbero un momento di rottura che va oltre la storia della band.
"Quegli album hanno infranto gli schemi, non soltanto dell’heavy metal ma della musica. Sono dischi così diversi e fanno così tante cose differenti. Infrangono le regole".
Per questo, aggiunge Bayley, Di’Anno "era una leggenda e ora è una leggenda senza tempo. Questa è una cosa che non può più essere cambiata. È soltanto la mia opinione e altre persone la penseranno diversamente, ma basta ascoltare alcune canzoni dei primi due album: erano completamente differenti da tutto quello che stava succedendo allora".
Il punto è proprio questo. Di’Anno portava negli Iron Maiden una vocalità ruvida, urbana e aggressiva, molto distante dall’impostazione più teatrale e tecnicamente espansiva che sarebbe arrivata con Dickinson. Nei primi Maiden convivevano heavy metal, velocità, melodie di scuola hard rock e un’attitudine quasi punk che contribuì a distinguerli immediatamente dalla scena britannica dell’epoca. Di’Anno non sarebbe stato il cantante adatto agli Iron Maiden degli stadi, probabilmente, ma fu quello perfetto per gli Iron Maiden che dovevano ancora conquistarseli.
Bayley ricorda anche quanto quella voce fosse ancora impressionante dal vivo negli anni successivi: "Quando avevamo una buona band e lui aveva riposato bene, potevi chiudere gli occhi ed era come ascoltare il primo album, ma ancora meglio. Come quei primi due dischi, ma ancora meglio".
Da Paul Mario Day a Bruce Dickinson: tutti i cantanti degli Iron Maiden
La storia dei frontman degli Iron Maiden è del resto molto più articolata di quanto suggerisca la tradizionale contrapposizione tra Di’Anno e Dickinson.
Il primo cantante della band fu Paul Mario Day, entrato nella formazione messa insieme da Steve Harris nel 1975. La sua esperienza durò meno di un anno: secondo Harris non possedeva ancora la presenza scenica necessaria per il progetto che aveva in mente. Day, scomparso nel luglio 2025 a 69 anni, avrebbe successivamente continuato la propria carriera con More, Wildfire e una formazione degli Sweet.
Al suo posto arrivò Dennis Wilcock, frontman tra il 1976 e il 1978 e personaggio importante nella fase in cui l'identità visiva degli Iron Maiden era ancora completamente da costruire. Utilizzava trucco, sangue finto e piccoli effetti teatrali sul palco, anticipando in qualche modo quella componente spettacolare che sarebbe diventata centrale nel mondo della band. Anche la sua permanenza fu però turbolenta, accompagnata da diversi cambi di formazione.
Nel 1978 entrò finalmente Paul Di’Anno, terzo cantante nella cronologia dei Maiden ma il primo a lasciare una traccia discografica destinata alla storia. Con lui arrivarono The Soundhouse Tapes, il debutto Iron Maiden e Killers, oltre ai primi grandi tour internazionali. Nel 1981 la sua esperienza terminò e gli Iron Maiden chiamarono Bruce Dickinson, allora cantante dei Samson.
Con Dickinson iniziò una fase completamente nuova. The Number Of The Beast, Piece Of Mind, Powerslave, Somewhere In Time e Seventh Son Of A Seventh Son trasformarono gli Iron Maiden da protagonisti della New Wave Of British Heavy Metal a fenomeno mondiale. La maggiore estensione vocale di Bruce permetteva a Steve Harris di sviluppare strutture sempre più epiche e complesse, mentre il cantante diventava anche uno dei frontman più riconoscibili della sua generazione.
Il rapporto non fu però lineare. Dickinson lasciò la band nel 1993 per concentrarsi sulla carriera solista e nel 1994 gli Iron Maiden scelsero Blaze Bayley, proveniente dai Wolfsbane. Fu probabilmente la successione più difficile possibile: cambiare la voce di una band già gigantesca nel momento in cui l'heavy metal tradizionale attraversava uno dei periodi commercialmente più complicati della propria storia.
Bayley registrò The X Factor nel 1995 e Virtual XI nel 1998. Due album inizialmente controversi ma progressivamente rivalutati da una parte consistente dei fan, soprattutto per brani come Sign Of The Cross, Man On The Edge, The Clansman e Futureal. Nel 1999 arrivò infine la reunion con Dickinson e Adrian Smith, inaugurata discograficamente l'anno successivo da Brave New World. Dickinson è da allora rimasto alla voce degli Iron Maiden.
È significativo che proprio Bayley, che avrebbe più di un motivo per rivendicare la propria posizione in questa genealogia, scelga invece di assegnare a Di’Anno uno status separato da tutti gli altri.
Iron Maiden tra San Siro, EddFest e Burning Ambition. E Dickinson prepara il futuro
Il 17 giugno 2026 la band ha portato il Run For Your Lives World Tour allo Stadio San Siro di Milano, con Radiofreccia partner dell'evento e i Trivium come special guest. Un passaggio italiano inserito nel grande tour costruito intorno ai primi decenni della carriera dei Maiden e alle celebrazioni per i cinquant'anni dalla nascita del gruppo.
Poche settimane dopo l'intera storia della band si è simbolicamente ritrovata a Knebworth, dove il 10 e 11 luglio è andato in scena EddFest. Il venerdì sera Bayley ha avuto uno spazio speciale, con un set interamente dedicato al repertorio registrato durante i suoi anni negli Iron Maiden. Sul palco sono passate anche altre realtà direttamente collegate alla storia del gruppo, compresi Gypsy's Kiss, prima band di Steve Harris. Il giorno successivo è toccato ai Maiden, accompagnati da The Darkness, The Hu, Airbourne e The Almighty.
Knebworth è diventato anche parte di un ulteriore progetto cinematografico. Dopo il blackout che aveva interrotto per circa un'ora il concerto del 22 giugno alla Paris La Défense Arena, inizialmente scelto per documentare il tour, la band ha deciso di completare proprio durante EddFest le riprese del futuro film dedicato al Run For Your Lives Tour.
Bayley era stato protagonista anche di un altro momento cinematografico importante dell'anno Maiden. Il 5 maggio aveva infatti partecipato a Londra al red carpet della première mondiale di Iron Maiden: Burning Ambition, il documentario dedicato ai cinquant'anni della band e al suo impatto culturale, arrivato nei cinema dal 7 maggio. Una presenza tutt'altro che scontata e particolarmente significativa per un musicista la cui epoca nella band è stata per lungo tempo raccontata quasi esclusivamente attraverso le sue difficoltà.
E mentre gli Iron Maiden proseguiranno il Run For Your Lives Tour fino agli ultimi concerti in Giappone del 24 e 25 novembre 2026, Bruce Dickinson sta già preparando il capitolo successivo della propria carriera fuori dalla band.
Il cantante ha completato le parti vocali del suo ottavo album solista, atteso indicativamente nei primi mesi del 2027 per BMG. Il grosso del materiale è stato registrato tra gennaio e febbraio allo Studio 606 di Dave Grohl in California con la sua attuale band. Dickinson ha raccontato di aver inciso 16 brani in 21 giorni, suonando praticamente tutto dal vivo in studio: "Al cento per cento live. È come se fossimo la generazione anti-intelligenza artificiale".
E nelle ultime ore ha aggiunto un'indicazione piuttosto chiara sulla direzione del disco, definendolo senza mezzi termini "heavy da morire", pur spiegando di voler continuare a muoversi liberamente all'interno del proprio linguaggio musicale. Alcuni brani potrebbero essere anticipati già nel corso del 2026, mentre l'uscita dell'album dovrebbe essere accompagnata da un nuovo tour solista nel 2027.
Cinque cantanti, considerando anche Paul Mario Day e Dennis Wilcock, e oltre cinquant'anni di storia. Ma secondo Blaze Bayley la distinzione rimane netta. Bruce Dickinson è diventato la voce definitiva degli Iron Maiden. Lui stesso ha rappresentato uno dei capitoli più particolari della loro evoluzione. Paul Di’Anno, invece, resta la leggenda: l'uomo che cantava negli Iron Maiden quando gli Iron Maiden stavano ancora inventando cosa sarebbero diventati.