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Graham Coxon, il genio sottovalutato della chitarra britpop

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Author image Gianluigi Riccardo

12 marzo 2026 alle ore 13:28, agg. alle 14:00

Riff furiosi, arpeggi delicati e un talento spesso sottovalutato: dieci canzoni per scoprire Graham Coxon, il cuore chitarristico dei Blur

In quella istantanea degli anni ’90 che è il Britpop, momento in cui il sound di una generazione è rimasto cristallizzato tra momenti di ispirazioni 60s e orgoglio nazionale, tra rivalità mediatiche e classifiche infuocate, alcune figure hanno finito per occupare il centro della scena mentre altre sono rimaste in una zona più laterale, quasi defilata.

Eppure senza di loro quel racconto non sarebbe stato lo stesso. Graham Coxon appartiene proprio a questa categoria: uno dei chitarristi più influenti e creativi della sua generazione, ma allo stesso tempo uno dei più sottovalutati dal grande pubblico.

Nato a Rinteln, in Germania Ovest, nel 1969 e cresciuto a Colchester, in Inghilterra, Coxon diventa famoso come chitarrista dei Blur, band che insieme agli Oasis ha definito l’identità sonora e culturale del britpop. L’incontro con Damon Albarn risale agli anni della scuola d’arte a Londra: una relazione musicale e creativa che avrebbe portato alla nascita di uno dei gruppi più importanti della musica britannica degli ultimi trent’anni.

Graham Coxon, il motore sonoro dei Blur

Nei Blur, Coxon è molto più che il chitarrista di supporto. È il motore sonoro della band, la mente dietro le scelte più abrasive e sperimentali che trasformano il gruppo da formazione pop britannica a laboratorio creativo capace di attraversare generi e decenni. Basta ascoltare l'evoluzione sonora nella discografia della band per capire quanto la sua chitarra sia stata decisiva nel definire l’evoluzione del suono, seguendo una visione che ha portato anche a non poche frizioni con Albarn.

Parallelamente alla carriera con i Blur, Coxon costruisce un percorso solista altrettanto interessante. A partire dalla fine degli anni ’90 pubblica una lunga serie di album che oscillano tra lo-fi, indie rock, folk sghembo e sperimentazione sonora. Dischi come "The Sky Is Too High", "Happiness in Magazines" o "Love Travels at Illegal Speeds" rivelano un autore sensibile e irrequieto, capace di trasformare la chitarra in uno strumento narrativo prima ancora che virtuosistico.

Nel tempo Coxon ha collaborato con numerosi artisti, ha dato vita al progetto The Waeve con la ex The Pipettes  Rose Elinor Dougall e ha partecipato anche alla colonna sonora della serie Netflix The End of the F*ing World**, dimostrando una versatilità rara.

Oggi, a più di trent’anni dall’esplosione del britpop, la sua figura continua a essere fondamentale per comprendere l’evoluzione della chitarra indie britannica.

Lo stile di Graham Coxon: tra furia indie e poesia elettrica

Se si dovesse riassumere lo stile di Graham Coxon in una sola immagine, probabilmente sarebbe quella di un equilibrio instabile tra caos e melodia.

La sua chitarra è capace di passare in pochi secondi da riff sporchi e abrasivi a linee melodiche ariose, quasi dream pop, mantenendo sempre una personalità immediatamente riconoscibile.

A differenza di molti chitarristi dell’epoca britpop, Coxon non cerca la perfezione formale o gli assoli da stadio.

Il suo approccio è volutamente imperfetto, quasi nervoso. I suoi riff spesso sembrano sul punto di crollare, ma proprio in quella fragilità trovano la loro forza. È una chitarra che respira, che si muove tra dissonanze, feedback e improvvise aperture melodiche.

Tra le sue influenze si riconoscono chiaramente il noise rock americano, i Pixies, il post-punk britannico e la tradizione indie degli anni ’80. Ma Coxon rielabora tutto in modo estremamente personale: progressioni armoniche sbilenche, arpeggi luminosi che sembrano sospesi nel vuoto, e improvvisi scatti di energia quasi punk.

Il risultato è uno stile che ha influenzato intere generazioni di chitarristi indie, anche se raramente il suo nome viene citato accanto ai giganti della chitarra rock. Eppure molti dei momenti più memorabili del britpop portano la sua firma.

Per capirlo davvero, però, bisogna ascoltare alcune canzoni chiave della sua carriera.

Dieci brani per capire il talento di Graham Coxon


There’s No Other Way (Blur)

Pubblicata nel 1991 nell’album "Leisure", There’s No Other Way rappresenta uno dei primi momenti in cui il talento di Graham Coxon emerge chiaramente nella discografia dei Blur. Il brano nasce dentro l’estetica baggy della scena Madchester, dove chitarre indie e groove quasi dance convivono nello stesso spazio sonoro.

Il riff principale è semplice ma estremamente efficace: circolare, ipnotico, costruito più sulla dinamica che sulla complessità tecnica. Coxon dimostra già una delle sue qualità più evidenti, cioè la capacità di scrivere parti di chitarra che diventano l’identità stessa della canzone.

Anche all’interno di una struttura pop molto accessibile, Coxon introduce piccoli elementi di irrequietezza sonora: leggere distorsioni, variazioni negli accordi e un uso intelligente delle pause che rendono il brano più vivo e meno lineare.


Chemical World (Blur)

Tra i primi grandi momenti della carriera dei Blur, Chemical World mostra già il talento di Coxon nel trasformare una canzone pop in qualcosa di più complesso.

Il riff iniziale è brillante, quasi solare, ma basta poco per accorgersi che sotto quella superficie si nasconde un lavoro chitarristico molto più raffinato. Le progressioni armoniche non sono mai banali e le chitarre si intrecciano creando un tessuto sonoro dinamico.

Coxon riesce a inserire piccole dissonanze e cambi di ritmo che rendono il brano imprevedibile, pur mantenendo una struttura accessibile.

È uno dei primi segnali di quella tensione creativa che porterà la band verso territori sempre più sperimentali.


This Is A Low (Blur)

Tra le tante canzoni che compongono "Parklife" del 1994, This Is A Low occupa un posto speciale. È una ballata malinconica e quasi cinematografica che chiude uno degli album più importanti del britpop. E proprio qui Graham Coxon offre una delle prove più eleganti e emotive della sua carriera.

Per gran parte della canzone la chitarra rimane in secondo piano. Coxon costruisce un tappeto sonoro delicato fatto di accordi puliti e arpeggi appena accennati, lasciando spazio alla voce di Damon Albarn e all’atmosfera nostalgica del brano. È un esempio perfetto della sua capacità di lavorare per sottrazione: invece di dominare la canzone, la chitarra ne amplifica l’emozione.

Il momento decisivo arriva nel finale. L’assolo conclusivo è spesso citato tra i più belli dell’intera discografia dei Blur. Non è un’esplosione di tecnica, ma una linea melodica intensa e quasi struggente, costruita su un suono leggermente distorto che cresce gradualmente fino a diventare il cuore emotivo della canzone.

In pochi minuti Coxon dimostra una qualità rarissima: saper trasformare la chitarra in uno strumento narrativo. In This Is A Low, ogni nota sembra raccontare qualcosa, rendendo il brano uno dei momenti più profondi e memorabili del catalogo dei Blur.


Beetlebum (Blur)

Tra i momenti più iconici della discografia dei Blur, Beetlebum rappresenta uno dei capolavori assoluti di Graham Coxon. Il brano, pubblicato nel 1997 nell’album "Blur", segna il passaggio definitivo della band verso sonorità più alternative e meno legate al britpop classico.

La chitarra di Coxon qui è pura atmosfera. Non si limita ad accompagnare la melodia, ma costruisce un paesaggio sonoro quasi ipnotico. Gli attimi iniziali sono delicati e sospesi, mentre il ritornello esplode in un muro di chitarre distorte che rimane però incredibilmente controllato.

È proprio questa capacità di alternare fragilità e potenza a rendere il brano così speciale. Coxon riesce a dare alla canzone una tensione emotiva continua, come se la musica fosse sempre sul punto di rompersi. Non è un assolo a rubare la scena, ma il modo in cui ogni singola parte di chitarra contribuisce a creare un clima psicologico unico.


Coffee & TV (Blur)

Se c’è una canzone che rappresenta il lato più personale di Graham Coxon nei Blur, quella è "Coffee & TV". Pubblicata nel 1999 nell’album 13, è una delle poche tracce della band cantate proprio dal chitarrista.

La chitarra qui è luminosa e malinconica allo stesso tempo.

Il riff principale è semplice ma irresistibile, costruito su una progressione melodica che resta immediatamente in testa. È un perfetto esempio di come Coxon sappia usare pochi elementi per creare qualcosa di memorabile.

Ma la vera magia sta nei dettagli: piccoli arpeggi che entrano e scompaiono, chitarre che dialogano tra loro e una produzione volutamente sporca che mantiene il brano ancorato a un’estetica indie autentica.

In un album pieno di sperimentazioni psichedeliche, Coffee & TV resta uno dei momenti più emotivi e umani.


Trimm Trabb (Blur)

In "13" c’è anche uno dei brani più intensi della carriera dei Blur: Trimm Trabb. Una canzone che parte come una ballata quasi fragile e si trasforma lentamente in un’esplosione rumorosa.

Il lavoro di Coxon qui è magistrale. All’inizio la chitarra sembra timida, quasi trattenuta. Poi, con il passare dei minuti, il suono si fa sempre più distorto e aggressivo, fino a sfociare in una coda rumorista che ricorda il noise rock americano.

È un esempio perfetto della sua capacità di costruire tensione narrativa attraverso la chitarra.

Ogni passaggio sembra raccontare una storia, e quando il brano esplode nella sua parte finale si ha la sensazione di assistere a un vero e proprio collasso emotivo.


Freakin’ Out (Graham Coxon)

Con Freakin’ Out, tratta dall’album solista  "Happiness in Magazines" del 2004, Coxon dimostra quanto la sua carriera solista sia fondamentale per comprendere la sua personalità artistica.

Qui la chitarra è decisamente più aggressiva rispetto ai Blur. Il brano è costruito su un riff quasi garage rock, sporco e diretto, che sembra provenire dalla tradizione punk più grezza.

La produzione è volutamente ruvida, quasi lo-fi, e questo permette alla chitarra di occupare tutto lo spazio sonoro.

Coxon suona con un’energia quasi adolescenziale, come se volesse liberarsi da qualsiasi aspettativa legata alla sua fama nei Blur.


Bittersweet Bundle of Misery (Graham Coxon)

Uno dei brani più sorprendenti della carriera solista di Coxon è Bittersweet Bundle of Misery. Qui il chitarrista mostra un lato molto più melodico e pop rispetto alla sua immagine abituale.

La chitarra non è protagonista in senso tradizionale, ma lavora in sottrazione. Gli arpeggi sono delicati, quasi folk, e creano una base perfetta per una canzone dal tono ironico e malinconico.

È la dimostrazione che Coxon non è soltanto un chitarrista rumoroso o sperimentale. Sa anche costruire brani estremamente accessibili senza perdere la propria identità.


Last of the English Roses – Peter Doherty

Nel 2009 Coxon collabora con Peter Doherty all’album "Grace/Wastelands", e Last of the English Roses è uno dei brani più rappresentativi di quel lavoro.

La chitarra di Coxon qui è elegante e malinconica. Non cerca di dominare la canzone, ma di costruirne l’atmosfera. Gli arpeggi sono delicati, quasi folk, e accompagnano la voce fragile di Doherty con grande sensibilità.

In molti momenti Coxon sembra lavorare come un vero architetto sonoro: piccoli interventi, linee sottili, dettagli che rendono il brano più profondo.


This Old Town – Paul Weller

La collaborazione con Paul Weller in This Old Town rappresenta l’incontro tra due generazioni del rock britannico.

Qui Coxon porta il suo carattere chitarristico dentro l’universo mod di Weller. Il riff è sporco, energico, con una vena garage che rende il brano più ruvido rispetto al classico sound dell’ex leader dei Jam.

La chitarra si muove con sicurezza tra ritmica e piccoli interventi melodici, dimostrando quanto Coxon sia capace di adattarsi a contesti diversi senza perdere la propria identità.


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