Deadletter, “Existence Is Bliss”: tra esistenza e vita, il secondo album che li consacra
16 aprile 2026 alle ore 12:52, agg. alle 13:09
I Deadletter raccontano “Existence Is Bliss”: genesi, concept e live. Un disco tra inquietudine e speranza.
Crescere significa anche cambiare metodo. I Deadletter lo dimostrano con "Existence Is Bliss", secondo album che segna un’evoluzione netta rispetto al debutto. Ospiti di Radiofreccia in Hypersonic, la band inglese ha raccontato come il processo creativo sia stato profondamente diverso.
Il punto di partenza è stato proprio il distacco dal live. Come spiegano, "Il fatto che non avessimo suonato quelle canzoni dal vivo per tantissimo tempo, come quelle del disco precedente, ha inciso in modo decisivo. Quando abbiamo portato le canzoni in studio, per noi era ancora tutto relativamente nuovo".
Una condizione che si è trasformata in opportunità: "Questo ha lasciato più spazio alla possibilità sperimentare ed essere un po' più audaci in quello che stavamo facendo".
Nessuna pressione da "secondo album", anzi. La band ridimensiona completamente il mito della difficoltà del sophomore: "No, non direi. Credo che fossimo tutti davvero ansiosi di metterci alla prova e dimostrare di cosa siamo capaci". Più che un ostacolo, quindi, una naturale prosecuzione: "mi è sembrata semplicemente la cosa successiva da fare".
All’interno di questo percorso, il lavoro di Zac Lawrence sui testi resta centrale e molto personale. Il frontman sottolinea infatti un approccio preciso: "scrivo sempre separatamente dalla musica; non scrivo mai i testi sulla musica".
Eppure il legame con il ritmo non viene mai meno: "Ho sempre una metrica e quindi tengo presente il ritmo mentre scrivo". Una dinamica che spiega perché le sue linee vocali sembrino muoversi come uno strumento aggiuntivo, perfettamente incastrato nel groove della band.
Tra esistere e vivere: il concept di “Existence Is Bliss”
Il cuore di "Existence Is Bliss" è una riflessione che nasce dalla realtà quotidiana. Non un concept rigido, ma una tensione continua tra due stati: l’esistere e il vivere davvero.
La band racconta come tutto sia partito da una condizione molto concreta: “quando sei un artista… ma sei un artista che deve anche lavorare per mantenersi”, si crea una frattura. Ci si ritrova “in questi momenti quando ti sembra di essere lì ed esistere, semplicemente andando avanti perché sei in uno stato letargico”.
Una sensazione amplificata dal conflitto interiore: “nella mia testa sono nato per essere un creativo. Ma al momento non posso farlo”. Un’idea nata quasi per caso, “da una settimana di lavoro davvero tosta”, ma che si è poi sviluppata fino a diventare il fulcro dell’album.
E oggi, a che punto si trovano i Deadletter in questo equilibrio? La risposta è sorprendentemente diretta: “credo di essere per circa l’80% dalla parte di quelli che vivono”.
Questa ambiguità tra dimensione personale e collettiva emerge anche nei testi. Parlando delle paure raccontate nei brani, la band chiarisce: “credo che siano entrambe le cose… abbiamo una paura collettiva e poi c'è la paura personale”.
Non c’è una separazione netta, ma una zona di confine in cui tutto si mescola, proprio come nella musica del gruppo.
Deadletter dal vivo: energia, corpo e connessione con il pubblico
Ed è proprio nel live che queste tensioni trovano una forma compiuta. Suonare i brani di "Existence Is Bliss" dal vivo diventa un’esperienza trasformativa: “suonare le canzoni dal vivo è davvero una bella sensazione… mi dà speranza”.
Una speranza che si riflette anche nel rapporto diretto con il pubblico: “è davvero divertente quando anche la gente si mette a ballare”. La componente fisica della loro musica non è solo estetica, ma parte integrante della comunicazione: “penso che possa essere entrambe le cose… mi sento davvero privilegiato a poter dire ciò che voglio”.
Sul palco si crea un circuito continuo di energia: “un'energia condivisa… da te al pubblico e poi dal pubblico a te”. È questo scambio a definire lo spazio ideale della band, un luogo in cui la musica si costruisce in tempo reale insieme a chi ascolta.
Non sorprende, quindi, che alcune canzoni abbiano rivelato il loro vero potenziale proprio dal vivo: “siamo rimasti piacevolmente sorpresi… non avevamo capito il loro potenziale… in un contesto dal vivo”.
Anche il processo creativo riflette questa attitudine. Niente analisi eccessive, nessuna costruzione rigida: “non credo che abbiamo riflettuto troppo sulla questione”. I testi vengono scelti “in modo istintivo” e spesso sono gli stessi membri della band a scoprirne il significato nel tempo.
Uno spirito che guarda già avanti, senza perdere leggerezza: “forse ci orienteremo verso un approccio più concettuale”.
E con una consapevolezza ironica del proprio percorso: “se continuiamo così fino al quinto album, finiremo per parlare in lingue”.
Nel frattempo, Existence Is Bliss resta un disco sospeso tra tensione e liberazione. Un lavoro che non offre risposte definitive, ma invita a cercarle — tra esistere e vivere.