David Bowie, ascolta l’inedito “Today”: il demo del 1965 anticipa The Shel Talmy Recordings
14 agosto 2026 alle ore 19:07, agg. alle 19:17
Un nuovo Bowie dagli archivi: “Today (Demo)” arriva dal 1965 e anticipa la raccolta dedicata alle storiche sessioni con Shel Talmy.
C’è un nuovo brano di David Bowie, ma per trovarlo bisogna tornare al 1965, quando David Bowie non era ancora, almeno artisticamente, il David Bowie che il mondo avrebbe conosciuto. Dopo “I Want Your Love”, arriva infatti “Today (Demo)”, nuovo estratto da David Bowie – The Shel Talmy Recordings, raccolta in uscita il 18 settembre 2026 per Parlophone dedicata alle registrazioni realizzate dal giovanissimo Davie Jones insieme al produttore Shel Talmy.
“Today” è uno dei pezzi più interessanti del progetto proprio per la sua natura: nella tracklist è indicato come demo solista di Davie Jones e come materiale precedentemente inedito. Non arriva quindi dalle registrazioni con i Manish Boys o con i Lower Third, ma appartiene al gruppo di demo che documentano direttamente la fase in cui il futuro Bowie stava ancora cercando una voce, un linguaggio e soprattutto una strada personale all’interno della Londra musicale della metà degli anni Sessanta.
È questo, più che la ricerca forzata di anticipazioni di Ziggy Stardust o di Hunky Dory, il senso di un’operazione come The Shel Talmy Recordings. La raccolta mette insieme 22 registrazioni del 1965, comprese composizioni mai ascoltate ufficialmente, versioni alternative e demo, con dieci tracce precedentemente inedite nell’edizione CD e digitale. Il materiale include anche contributi di musicisti destinati a diventare nomi giganteschi della storia del rock, tra cui Jimmy Page, allora richiestissimo session man prima degli Yardbirds e dei Led Zeppelin, e il pianista Nicky Hopkins. La documentazione fornita per il progetto conferma inoltre il ruolo dei due musicisti e il ritorno in scaletta di brani che Bowie avrebbe recuperato molti anni più tardi.
“Today”, David Bowie prima di David Bowie
Nel 1965 Bowie era ancora Davie Jones, un diciottenne che aveva già cambiato gruppi, provato formule diverse e iniziato a scrivere materiale proprio senza riuscire ancora a trovare un vero spazio nel mercato britannico. Il suo percorso era passato dai King Bees ai Manish Boys e sarebbe proseguito con i Lower Third, mentre intorno a lui la scena londinese stava cambiando a velocità impressionante.
“Today” fotografa proprio quella fase. Non è importante perché contenga necessariamente il progetto del Bowie futuro già perfettamente definito: è importante perché mostra il processo quando quel progetto non era ancora definito. È un documento di lavoro, una delle registrazioni che permettono di seguire la trasformazione di un giovane cantante immerso nell’R&B, nel beat britannico e nel pop dell’epoca in un autore progressivamente più interessato a costruire qualcosa di personale.
È anche il criterio indicato dallo storico musicale Alec Palao, autore delle note che accompagnano la raccolta. Secondo Palao sarebbe un errore giudicare queste incisioni attraverso ciò che Bowie avrebbe fatto negli anni successivi: devono essere collocate nella Gran Bretagna del 1965, nel momento esatto in cui vennero realizzate. In questo senso, sostiene, raccontano tanto l’eccitazione della scena londinese dell’epoca quanto l’inizio della carriera del suo futuro protagonista più celebre. La stessa riflessione è riportata nel materiale che accompagna l’edizione, dove questa fase viene descritta come un “capitolo primario” del percorso di Bowie.
Mentre diversi pezzi della raccolta vedono Bowie accompagnato dai Lower Third o dai Manish Boys, “Today” appartiene alla serie indicata semplicemente come Davie Jones. Accanto al brano compaiono altri demo come “I Want My Baby Back”, “I Live In Dreams”, “Bars Of The County Jail”, “That’s Where My Heart Is” e “I Do Believe I Love You”. È quasi una sezione interna alla raccolta: meno concentrata sulla fotografia di una band e più utile per osservare l’autore nella sua fase embrionale.
Shel Talmy, Jimmy Page e quella Londra del 1965
Al centro della storia c’è Shel Talmy, produttore americano diventato uno degli uomini chiave della British Invasion. Aveva contribuito a definire il suono dei Kinks e degli Who, lavorando su dischi come “You Really Got Me”, “I Can’t Explain” e “My Generation”, e in quegli anni stava cercando nuovi artisti da sviluppare.
Talmy e Bowie si incontrarono nell’ambiente di Denmark Street, allora uno dei centri nevralgici dell’industria musicale britannica. Il produttore mise sotto contratto David e i Manish Boys nel dicembre 1964 e iniziò a registrarli, ma Jones stava già passando alla formazione successiva, i Lower Third. Molte delle sessioni furono realizzate agli IBC Studios di Portland Place, con il futuro grande produttore e tecnico Glyn Johns al lavoro in studio. Il materiale fornito per la raccolta ricostruisce proprio questo ambiente e racconta come Talmy utilizzasse Jimmy Page come chitarrista a chiamata quando riteneva necessario dare maggiore forza alle sessioni.
Lo stesso Talmy, molti anni dopo, avrebbe riassunto con una frase efficace il rapporto con quel ragazzo ancora lontano dal successo: “Pensavo davvero che ce l’avrebbe fatta. L’unico peccato è che io e lui eravamo in anticipo sul mercato di circa sei anni”.
Anche Jimmy Page incrociò Bowie proprio in questa fase. Con i Manish Boys partecipò alle sessioni di “I Pity The Fool” e di “Take My Tip”, una delle prime composizioni originali di Jones incise professionalmente. Sono incontri che oggi sembrano costruiti apposta per una pagina di storia del rock, ma che nel 1965 erano semplicemente il risultato di una scena londinese ristretta, competitiva e piena di musicisti che passavano rapidamente da una session all’altra.
Una raccolta che spiega anche il Bowie degli anni successivi
The Shel Talmy Recordings non serve soltanto a riempire qualche spazio vuoto nella discografia di Bowie. Quella stagione rimase importante anche quando l’artista aveva ormai completamente superato il personaggio di Davie Jones.
Nel 1973 Bowie pubblicò “Pin Ups”, album costruito sulle canzoni della scena britannica che lo aveva formato negli anni Sessanta: ben quattro brani scelti per quel disco erano stati originariamente prodotti proprio da Shel Talmy. Ancora più significativo è il caso di “You’ve Got A Habit Of Leaving” e “Baby Loves That Way”, due canzoni della fase 1965 che Bowie decise di registrare nuovamente oltre trent’anni dopo durante le sessioni di Toy, progetto realizzato nel 2000 e pubblicato ufficialmente soltanto nel 2021. Anche il materiale della nuova raccolta sottolinea esplicitamente questo legame tra le prime registrazioni e il successivo recupero di quei brani.
Il fascino non sta nell’ascoltare un capolavoro perduto che avrebbe potuto cambiare la storia nel 1965, ma nel sentire una storia che ancora non sa dove sta andando. Bowie avrebbe cambiato nome, gruppi, immagine, scrittura e riferimenti innumerevoli volte prima di arrivare a “Space Oddity”, e ancora di più prima dell’esplosione di Ziggy Stardust.
The Shel Talmy Recordings, masterizzato e rimasterizzato nel 2026 da John Webber, prova quindi a mettere ordine nel momento immediatamente precedente alla nascita pubblica di David Bowie. La raccolta arriverà il 18 settembre su CD, vinile e digitale; dopo “I Want Your Love”, “Today (Demo)” offre adesso un’altra possibilità di entrare in quel 1965 in cui Davie Jones stava ancora cercando di capire quale artista sarebbe diventato.