Dave Gahan, il 17 agosto 1995 il tentato suicidio e la crisi che cambiò i Depeche Mode
17 agosto 2026 alle ore 16:59, agg. alle 17:23
Il 17 agosto 1995 Dave Gahan tentò il suicidio a Los Angeles. Da quella crisi nacquero il crollo definitivo e la lenta rinascita verso Ultra.
Il 17 agosto 1995 Dave Gahan arrivò a uno dei punti più drammatici della sua vita.
Il cantante dei Depeche Mode, allora 33enne, fu portato al Cedars-Sinai Medical Center di Los Angeles dopo essersi procurato profonde ferite ai polsi nella sua casa di West Hollywood. Quando la notizia diventò pubblica, alcuni giorni più tardi, Gahan era già uscito dall'ospedale. La polizia parlò apertamente di un tentativo di suicidio e il detective Joel Brown del West Hollywood Sheriff's Department spiegò al Los Angeles Times che il musicista era cosciente quando erano arrivati i soccorsi e appariva in uno stato di forte depressione.
Non era un episodio isolato, ma il risultato di una crisi che andava avanti da anni e che stava trascinando con sé anche i Depeche Mode. Dietro il successo enorme di Violator e Songs of Faith and Devotion, Gahan aveva sviluppato una grave dipendenza dall'eroina, mentre il lunghissimo ciclo di concerti del 1993 e 1994 aveva portato il gruppo a un livello quasi ingestibile di tensione fisica e personale.
Nel giugno 1995 era arrivata anche l'uscita di Alan Wilder, che aveva spiegato la propria decisione parlando di crescente insoddisfazione per i rapporti interni e per il modo in cui il lavoro veniva distribuito all'interno della band.
Il 17 agosto 1995 e quella versione ufficiale che non poteva reggere
La ricostruzione più dettagliata di quella giornata sarebbe arrivata successivamente, quando lo stesso Gahan smise di nascondere ciò che era realmente accaduto. In un'intervista concessa a NME alla fine del 1996, il cantante raccontò che nei mesi precedenti aveva tentato più volte di disintossicarsi, ricadendo però rapidamente nell'uso di droghe.
Il suo matrimonio con Teresa Conway era finito, molti amici erano scomparsi e attorno a lui era rimasto soprattutto un ambiente legato alla dipendenza e alla disponibilità economica garantita dal suo status di rockstar.
Gahan ricordò di avere raggiunto una convinzione estremamente lucida nella sua brutalità: "O sarei morto oppure sarei diventato sobrio". Il 17 agosto, dopo un nuovo periodo di detox, la situazione precipitò. In quella stessa testimonianza raccontò di essersi ferito ai polsi e di avere atteso, almeno in parte, che qualcuno arrivasse. Un amico passò dalla casa, chiamò i soccorsi e Gahan venne trasportato al Cedars-Sinai. Il cantante disse di essersi risvegliato la mattina successiva nel reparto psichiatrico.
All'epoca, però, la macchina di protezione attorno alla band provò a minimizzare. Una ricostruzione pubblicata successivamente da NME riportò che i rappresentanti di Gahan avevano parlato di ferite provocate "accidentalmente durante una festa a casa sua". Era una versione incompatibile con quella fornita dalla polizia e, soprattutto, con ciò che Gahan avrebbe raccontato personalmente una volta uscito dalla fase più distruttiva della dipendenza.
Anni dopo avrebbe spiegato con maggiore precisione anche il clima mentale di quel periodo. "Stavo romanticizzando l'idea della morte e dello sparire", ricordò parlando di quegli anni. "Non mi piaceva ciò che ero diventato e non sapevo come fermarlo". Non era quindi semplicemente la caricatura della rockstar fuori controllo, ma una condizione nella quale droga, isolamento, depressione e un sistema capace di assecondare qualsiasi eccesso avevano finito per alimentarsi reciprocamente.
L'overdose del 1996, l'arresto e il vero punto di svolta
Una volta dimesso, Gahan tornò a usare droghe. Nel frattempo Martin Gore e Andy Fletcher cercavano di capire se e come i Depeche Mode avrebbero potuto continuare senza Wilder e con un cantante le cui condizioni rendevano difficilissimo persino lavorare in studio.
Le sessioni di quello che sarebbe diventato Ultra, affidate al produttore Tim Simenon, procedettero infatti a intermittenza. Durante una fase di lavoro a New York, Gahan riuscì a completare pochissimo materiale vocale prima che la situazione tornasse a precipitare.
Il 28 maggio 1996 arrivò l'episodio che cambiò definitivamente la traiettoria della sua vita. In una stanza del Sunset Marquis di West Hollywood, Gahan ebbe un'overdose dopo avere assunto eroina e cocaina. Il suo cuore si fermò e i paramedici riuscirono a rianimarlo. Al risveglio al Cedars-Sinai si trovò anche ad affrontare un'accusa per possesso di sostanze stupefacenti.
Poche settimane dopo parlò dal centro di riabilitazione con il Los Angeles Times. "Tutto quello che posso fare è sperare che le mie azioni parlino più forte delle stupidaggini che ho detto negli ultimi anni", spiegò, ammettendo di essere sopravvissuto sostanzialmente per fortuna. La prospettiva del carcere, i controlli imposti dal tribunale e il percorso terapeutico all'Exodus Recovery Center contribuirono questa volta a interrompere il meccanismo delle continue ricadute.
Gahan avrebbe poi riconosciuto che anche l'arresto fu decisivo. Nel 2017 raccontò a Entertainment Weekly di essere stato quasi "grato" al giudice che gli aveva fatto capire che, senza rimanere pulito, sarebbe finito in prigione. "Qualcosa scattò", spiegò: per la prima volta cominciò a pensare realmente di potersi riprendere e, soprattutto, di voler continuare a vivere.
Ultra, "Barrel of a Gun" e una voce che arrivava direttamente dalla crisi
È impossibile separare completamente tutto questo da Ultra, pubblicato nel 1997, ma sarebbe sbagliato considerare il disco una cronaca autobiografica di Dave Gahan. Le canzoni erano ancora scritte principalmente da Martin Gore, che all'epoca respinse esplicitamente l'idea di stare componendo "la colonna sonora della vita di Dave". Eppure il materiale finì inevitabilmente per acquisire un significato diverso quando fu affidato alla voce di un uomo che stava cercando di rimettere insieme la propria vita.
Nessun brano rende meglio questa sovrapposizione di "Barrel of a Gun", primo singolo e apertura di Ultra. Vent'anni dopo Gahan avrebbe riconosciuto che quelle parole sembravano fotografarlo. "Quando la canto oggi, descrive davvero come mi sentivo allora", spiegò, ricordando una persona che esisteva appena ma continuava a comportarsi come se avesse tutto sotto controllo. Non sapeva neppure se Gore avesse scritto realmente il pezzo pensando a lui, ma aveva percepito chiaramente quella canzone come un dito puntato nella sua direzione: un invito a rendersi conto della situazione.
Anche vocalmente Ultra porta i segni della rinascita. Durante il recupero Gahan cominciò a lavorare seriamente sulla propria tecnica vocale, imparando a controllare e preservare uno strumento che negli anni del Devotional Tour aveva sottoposto a uno stress enorme. Il risultato si sente non soltanto nell'aggressività ferita di "Barrel of a Gun", ma anche nella sicurezza di "It's No Good", nella tensione di "Useless" e nei passaggi più misurati dell'album.
Non a caso i Depeche Mode decisero di non affrontare un vero tour mondiale per Ultra. Gahan avrebbe detto successivamente che, nelle condizioni in cui si trovava durante la lavorazione del disco, non riusciva a stare davanti a un microfono per più di pochi minuti senza dover interrompere e che andare immediatamente in tournée probabilmente lo avrebbe ucciso. La band tornò stabilmente sulla strada soltanto nel 1998, quando il cantante aveva recuperato una condizione completamente diversa.
Il 17 agosto 1995, quindi, non rappresenta semplicemente uno degli episodi più cupi nella biografia di Dave Gahan. È uno dei punti attraverso i quali passa anche la storia musicale dei Depeche Mode: la fine della formazione con Alan Wilder, il collasso del modello esasperato di Songs of Faith and Devotion, il rischio concreto che la band non riuscisse più a funzionare e, infine, la costruzione di una nuova identità con Ultra. Gahan non diventò autore di quelle esperienze dentro le canzoni di Gore, ma cambiò inevitabilmente il modo di interpretarle. Ed è proprio quella distanza sottile tra chi scrive e chi dà una voce alle parole a rendere ancora oggi brani come "Barrel of a Gun" molto più pesanti della semplice oscurità estetica che da sempre accompagna i Depeche Mode.