Chris Robinson: “Nel nuovo album gioia e oscurità”
05 marzo 2026 alle ore 18:18, agg. alle 18:44
Tra politica, blues e rock: Chris Robinson racconta A Pound Of Feathers e il viaggio dei Black Crowes dai club vuoti ai grandi festival.
Chris Robinson ha parlato a Radiofreccia del nuovo album "A Pound Of Feathers", della politica americana e dei concerti che hanno segnato la storia dei Black Crowes.
I Black Crowes tornano con A Pound Of Feathers, un disco che unisce groove, blues e un’energia che guarda avanti senza dimenticare il passato. Nell’intervista a Radiofreccia, Chris Robinson si muove tra musica, storia e attualità con la libertà di chi ha attraversato quattro decenni di rock senza perdere la propria identità.
Il frontman della band americana parla della situazione politica negli Stati Uniti, dell’ispirazione dietro il nuovo lavoro e dei momenti più importanti vissuti sul palco. Il risultato è una conversazione intensa, dove la musica resta il punto di riferimento per capire il mondo.
Politica, verità e libertà: lo sguardo di Chris Robinson
L’intervista parte inevitabilmente dalla situazione politica americana, un tema che Robinson affronta con grande franchezza.
"Il nostro Paese non sta attraversando un buon momento", dice senza giri di parole. E subito chiarisce che per lui non si tratta nemmeno di una questione di schieramenti: "Per me non è nemmeno una questione politica, capisci? Si tratta solo di giusto e sbagliato".
Il cantante dei Black Crowes racconta anche di aver letto il romanzo storico su Mussolini "M – Il figlio del secolo", rimanendo colpito dalla dinamica del potere e della manipolazione della verità.
"Una cosa che mi spaventa davvero è la negazione della verità. Quando vedi foto e immagini e quelli che sono al comando in questo momento negano ciò che è evidente, è davvero spaventoso".
Robinson però rifiuta l’idea di diventare un artista apertamente politico. Il suo approccio resta quello di un autore che osserva il mondo con sensibilità poetica.
"Non mi sono mai interessato di politica perché non mi sento un artista che… quasi scherzando mi considero un poeta, perché è così che interagisco con il mondo, in modo poetico".
Per lui il ruolo dell’arte non è fare propaganda, ma raccontare l’esperienza umana. E in questo senso la musica resta uno strumento potente per attraversare anche i periodi più bui.
A Pound Of Feathers: gioia, blues e resistenza
Il nuovo album dei Black Crowes nasce proprio da questo equilibrio tra oscurità e speranza. Robinson descrive il disco come uno dei lavori musicalmente più intensi della band.
“Sento che il nostro nuovo album è la cosa più pesante, la musica più oscura e funky che abbiamo mai realizzato”.
Eppure, dentro questa energia ruvida e bluesy, c’è anche una dimensione luminosa. Un’idea che emerge quando si parla del concetto di gioia nella musica.
“La gente non parla più della gioia in questo modo. E A Pound Of Feathers racchiude in sé la gioia. C’è sicuramente della gioia in questo”.
Il cantante collega questa idea alla tradizione della musica afroamericana. Blues, jazz e rock sono nati da condizioni di sofferenza e oppressione, ma hanno trasformato quel dolore in energia creativa.
“Il blues proviene dall’Africa attraverso la voce di queste persone che erano schiave negli Stati Uniti. E lo spirito umano si eleva attraverso il riconoscimento di questo dolore”.
È proprio da quel processo che nasce la musica moderna.
“Puoi prendere piccoli pezzi di cose che diventano il jazz, che si trasforma in rock and roll, che si trasforma in hip hop… è solo il seme che continua a volare nel vento”.
Dal primo concerto con quattro persone al palco di Glastonbury
Se c’è un luogo dove l’identità dei Black Crowes prende forma, è il palco. Robinson racconta alcuni dei concerti più importanti della loro carriera, partendo da un episodio quasi surreale.
Nel 1989 la band non si chiamava ancora Black Crowes ma Mr. Crowe’s Garden. Durante un viaggio in macchina verso un piccolo club della Georgia arrivò la decisione destinata a cambiare tutto.
“Abbiamo detto che quello era il giorno in cui abbiamo detto: okay, cambiamo. Da oggi saremo The Black Crowes”.
La sera stessa suonarono il loro primo concerto con il nuovo nome.
Peccato che il pubblico fosse composto da… quattro persone.
“Gli spettatori erano il padre, la figlia, il figlio e l’altro ragazzo che suonavano prima di noi. E mentre noi suonavamo loro mangiavano panini comprati in una gastronomia e battevano le mani”.
Un ricordo che Robinson racconta ancora con entusiasmo.
“Abbiamo suonato tutte le canzoni di Shake Your Money Maker. Quello è uno spettacolo che ricorderò per sempre”.
Da lì il percorso della band li ha portati su palchi giganteschi, come l’esperienza da headliner a Glastonbury o il concerto del 2024 al Greek Theatre di Los Angeles durante il tour di Happiness Bastards.
“Ronnie Wood è venuto e siamo rimasti a casa mia, è stato fantastico”.
Oggi i Black Crowes devono trovare un equilibrio tra i grandi classici e il materiale nuovo. Robinson lo sa bene: il pubblico vuole sempre ascoltare brani come “Twice As Hard”, “Jealous Again”, “Remedy”, “She Talks To Angels” e “Hard To Handle”.
Ma c’è spazio anche per le nuove canzoni.
“Abbiamo raggiunto un equilibrio migliore”, spiega. “Possiamo aggiungere materiale nelle nostre scalette per i fan più accaniti, i fan occasionali e i nuovi fan”.
E con "A Pound Of Feathers" i Black Crowes sembrano pronti a scrivere un altro capitolo della loro storia rock.