Novità

Brian May frena sullo show virtuale dei Queen: "Con l’AI rischiamo di rubare il lavoro degli altri"

A placeholder image for the article
Author image Gianluigi Riccardo

18 settembre 2026 alle ore 12:46, agg. alle 13:20

Il chitarrista aveva progettato uno spettacolo immersivo dei Queen, ma i dubbi sull’intelligenza artificiale lo hanno spinto a fermarsi.

Brian May ha studiato seriamente la possibilità di realizzare uno spettacolo virtuale dei Queen, capace di riportare sul palco la formazione dei suoi anni migliori. Il progetto, ispirato al successo di ABBA Voyage, si è però fermato davanti a una domanda alla quale neppure il chitarrista sembra avere trovato una risposta: fino a che punto è possibile ricreare digitalmente una band senza appropriarsi del lavoro e dell’identità di qualcun altro?

In una nuova intervista con Absolute Radio, May ha spiegato di avere dedicato molto tempo alla progettazione di una possibile esperienza immersiva dei Queen. L’idea aveva acquistato forza dopo avere visto gli Eagles alla Sphere di Las Vegas e le possibilità offerte dalle nuove tecnologie applicate ai concerti.

Il suo entusiasmo, tuttavia, si è progressivamente raffreddato. Non per la mancanza di interesse da parte del pubblico, ma per il ruolo che l’intelligenza artificiale avrebbe dovuto avere nella costruzione dello spettacolo.

Brian May e il progetto per riportare i Queen sul palco

ABBA Voyage ha dimostrato che un concerto senza la presenza fisica degli artisti può trasformarsi in un evento di grande successo. Inaugurato a Londra nel 2022, lo show presenta gli ABBA con l’aspetto che avevano alla fine degli anni Settanta, accompagnati da una band reale all’interno di un’arena costruita appositamente.

Anche i KISS hanno scelto di affidare il proprio futuro a una versione digitale della band, annunciando uno spettacolo previsto a Las Vegas nel 2028. Nel caso dei Queen, però, il tema assume inevitabilmente un significato diverso. Un’esperienza virtuale permetterebbe infatti di ricostruire la formazione con Freddie Mercury, morto nel 1991, e potenzialmente anche con John Deacon, ritiratosi dalla vita pubblica alla fine degli anni Novanta.

Roger Taylor aveva recentemente ammesso che lui e May continuano a discutere delle possibili attività future dei Queen. Il batterista aveva definito uno spettacolo con avatar qualcosa che "potrebbe, in un certo senso, accadere", senza però confermare l’esistenza di un progetto concreto.

May è andato oltre, rivelando di avere già immaginato uno show permanente nel quale il pubblico potesse vedere i Queen al massimo della loro potenza, in diverse epoche e in diversi luoghi. Ma la tecnologia necessaria a realizzarlo ha sollevato dubbi che vanno oltre la semplice qualità delle immagini.

"Ho fatto un passo indietro perché non si può realizzare senza un uso massiccio dell’intelligenza artificiale e senza tutte le conseguenze che ne derivano", ha spiegato.

Ricreare Freddie Mercury o conservare la sua memoria?

Il problema non riguarda soltanto la possibilità di mostrare un Freddie Mercury digitalmente credibile. Riguarda anche il materiale utilizzato per costruirlo: immagini, movimenti, voce, interpretazioni e registrazioni prodotte nel corso di una vita e trasformate in dati dai quali generare una nuova performance.

May si è chiesto se usare il catalogo e l’archivio dei Queen possa essere considerato diverso dall’utilizzare il lavoro di altri artisti senza autorizzazione. Da una parte, quel patrimonio appartiene alla storia della band. Dall’altra, un sistema capace di produrre una nuova esibizione deve elaborare e ricombinare materiali che non erano stati creati con quello scopo.

"Non voglio rubare il lavoro di altre persone", ha detto il chitarrista, ammettendo di non sapere esattamente dove collocare l’eventuale riutilizzo digitale delle opere degli stessi Queen.

 "Le porte sono aperte, ma non so se le attraverseremo", ha dichiarato.

Per il momento, i Queen sembrano avere scelto una strada differente. Il concerto tenuto a Budapest il 27 luglio 1986, ultima esibizione della band con Freddie Mercury a essere stata filmata professionalmente, tornerà nei cinema il 7 ottobre. A Londra sarà inoltre presentato in una versione immersiva con grande schermo, audio surround e luci sincronizzate.



Dall’avatar di Freddie Mercury alla musica invasa dall’ "AI slop"

I dubbi di Brian May arrivano mentre l’industria discografica affronta un’altra conseguenza dell’intelligenza artificiale. Universal Music Group ha citato in giudizio DistroKid, accusando il distributore di avere contribuito a riempire le piattaforme di streaming con contenuti generati automaticamente, definiti nella causa "AI slop".

Secondo Universal, attraverso DistroKid sarebbero state pubblicate migliaia di versioni non autorizzate, accelerate, remixate o alterate di registrazioni appartenenti al suo catalogo. La causa cita almeno mille brani legati ad artisti come Beatles, Drake, Lady Gaga e Rihanna. Alcuni contenuti sarebbero stati creati utilizzando Suno, società già coinvolta in un’altra disputa legale con le major.

DistroKid ha respinto le accuse, dichiarando di essere pronta a difendere le proprie pratiche in tribunale. 

Esattamente come per lo show virtuale dei Queen si pone la stessa domanda: chi controlla l’identità digitale di un artista? Tra un’esperienza autorizzata che ricostruisce Freddie Mercury e un falso brano caricato sulle piattaforme esiste una differenza enorme. Ma entrambi i casi mostrano quanto voce, volto, repertorio e stile siano diventati materiali riproducibili.

La tecnologia può conservare la memoria di una band oppure diluirla in migliaia di imitazioni. La vera scelta, come suggeriscono i dubbi di Brian May, non riguarda soltanto ciò che l’intelligenza artificiale permette di fare, ma ciò che gli artisti e il pubblico sono disposti ad accettare.

Altre storie

Leggi anche