Bob Dylan, l’archivio infinito: 39 CD e 371 registrazioni inedite dalla Rolling Thunder Revue
16 settembre 2026 alle ore 11:30, agg. alle 12:07
Il monumentale cofanetto ricostruisce la seconda parte del tour del 1976: 381 tracce, concerti completi e materiale mai pubblicato.
Bob Dylan ha trovato altri 39 dischi da pubblicare. La frase può sembrare una battuta, ma restituisce abbastanza bene le dimensioni di The Rolling Thunder Revue: The 1976 Live Recordings, il nuovo cofanetto in uscita il 6 novembre per Columbia Records e Legacy Recordings. Un’operazione monstre composta da 381 tracce, 371 delle quali mai pubblicate, dedicata alla seconda parte di uno dei tour più ambiziosi, caotici e irripetibili della storia del rock.
Non si tratta di una semplice raccolta di estratti. Il box comprende tutti i concerti della tournée della primavera del 1976 registrati professionalmente, coprendo quasi per intero le 27 date comprese tra il debutto del 18 aprile a Lakeland, in Florida, e la conclusione del 25 maggio a Salt Lake City. Le registrazioni conservate arrivano fino allo show del 23 maggio a Fort Collins, in Colorado, quello utilizzato per lo speciale televisivo Hard Rain.
Dylan continua così ad allargare una discografia parallela costruita sulle proprie stanze chiuse, sui nastri di studio, sulle prove e sui concerti rimasti per decenni nelle mani di collezionisti e bootlegger. Nel suo caso l’archivio non serve soltanto a completare la storia conosciuta: spesso la corregge, la complica e offre versioni alternative di interi periodi creativi.
Cosa contiene il nuovo cofanetto di Bob Dylan
I 39 CD di The Rolling Thunder Revue: The 1976 Live Recordings seguono l’evoluzione della seconda parte del tour attraverso Florida, Alabama, Mississippi, Louisiana, Texas, Oklahoma, Kansas e Colorado. La scaletta comprende brani che Dylan stava portando sul palco dopo l’uscita di Desire, tra cui Isis, Mozambique e One More Cup of Coffee, insieme a nuove letture di classici come Mr. Tambourine Man, Maggie’s Farm, Blowin’ in the Wind, Just Like a Woman e Knockin’ on Heaven’s Door.
Una parte centrale dei concerti era riservata ai duetti con Joan Baez. Nel cofanetto compaiono, tra gli altri, Railroad Boy, Wild Mountain Thyme, Blowin’ in the Wind, Deportee (Plane Wreck at Los Gatos) e I Pity the Poor Immigrant. Il repertorio cambiava da una sera all’altra e recuperava anche canzoni allora meno frequentate come Going, Going, Gone, I Threw It All Away, One of Us Must Know (Sooner or Later) e You’re Gonna Make Me Lonesome When You Go.
La band era formata da alcuni dei musicisti che avevano partecipato a Desire: Rob Stoner al basso, Scarlet Rivera al violino e Howie Wyeth alla batteria, affiancati dai chitarristi Steven Soles, David Mansfield, T Bone Burnett e Mick Ronson, già al fianco di David Bowie negli Spiders From Mars. Intorno a loro continuava a muoversi una compagnia allargata nella quale passarono, con ruoli e presenze differenti, Joni Mitchell, Willie Nelson, Roger McGuinn, Kinky Friedman e Allen Ginsberg.
Burnett ha sintetizzato il carattere anticipatore dell’operazione con una definizione precisa: "La Rolling Thunder Revue è stata la prima tournée punk rock su scala nazionale. Ha aperto una porta che ha portato all’esplosione furiosa di nuova musica: Clash, Elvis Costello, Ramones, Sex Pistols e molti altri. Dylan lo aveva fatto di nuovo. È bravo ad attraversare porte che gli altri non riescono neppure a vedere e che scambiano per muri".
Il concerto del 16 maggio 1976 alla Tarrant County Convention Center Arena di Fort Worth sarà pubblicato anche separatamente in un’edizione da tre vinili e 22 tracce, remixata dai nastri multitraccia originali. Il primo anticipo scelto è Going, Going, Gone, trasformata rispetto alla versione contenuta in Planet Waves. Anche lo show di Fort Collins è stato nuovamente remixato dalle sorgenti multitraccia.
Completano il cofanetto fotografie rare e un saggio del giornalista Mikal Gilmore. Proprio Gilmore individua in Idiot Wind, ripresa dalle telecamere della NBC, uno dei vertici dell’intero progetto: "È tra le interpretazioni più rabbiose e brillanti che Dylan abbia mai affidato a una telecamera". Lo speciale durò però una sola ora, non venne più trasmesso e non ricevette mai una pubblicazione ufficiale in VHS o DVD. "Tutto ciò che resta del film sulla Rolling Thunder che non fu mai realizzato è quello che avete ora tra le mani", scrive Gilmore. "Fate partire la musica, chiudete gli occhi e guardate la storia".
Rolling Thunder Revue, un circo rock impossibile da replicare
La Rolling Thunder Revue era nata nell’autunno del 1975 come risposta alle dimensioni sempre più industriali dei grandi tour rock. Dopo il ritorno negli stadi e nelle arene insieme a The Band nel 1974, Dylan scelse sale più piccole, città fuori dai percorsi principali e annunci comunicati con scarso anticipo. L’idea era quella di una compagnia itinerante, a metà tra concerto, teatro, poesia e performance.
Il primo show si tenne il 30 ottobre 1975 a Plymouth, in Massachusetts. Sul palco non c’era soltanto Dylan, spesso truccato di bianco e con cappelli decorati da fiori, ma una comunità di musicisti, cantautori, poeti e collaboratori. Joan Baez tornava a esibirsi con lui dopo anni di distanza; Roger McGuinn, Ramblin’ Jack Elliott, Ronee Blakley e Allen Ginsberg disponevano di propri spazi, mentre Joni Mitchell entrò nella carovana durante il percorso.
La tournée coincise inoltre con una fase creativa fondamentale. Dylan aveva scritto con il regista teatrale Jacques Levy brani come Hurricane, Isis e Romance in Durango, poi confluiti in Desire. Hurricane, dedicata al pugile Rubin Carter e alla sua controversa condanna per omicidio, riportava Dylan dentro la canzone politica con una forza che non mostrava da anni. La Rolling Thunder diventò anche lo strumento per sostenere pubblicamente la causa di Carter, con concerti benefici e una visita nel carcere del New Jersey in cui era detenuto.
La seconda parte del 1976 fu però diversa. I luoghi erano generalmente più grandi, il clima interno meno leggero e le interpretazioni più dure. La furia con cui Dylan affrontava Idiot Wind, Shelter from the Storm o You’re a Big Girl Now rifletteva una musica ormai lontana dal tono comunitario dell’autunno precedente. È proprio questa trasformazione a rendere importante il nuovo box: le 371 registrazioni inedite permettono di seguire sera dopo sera una tournée che stava cambiando identità mentre era ancora in corso.
Da Hard Rain al film di Martin Scorsese
Una prima testimonianza ufficiale del tour arrivò già nel settembre 1976 con Hard Rain, album dal vivo di nove brani costruito utilizzando registrazioni dei concerti di Fort Worth del 16 maggio e Fort Collins del 23 maggio. La stessa esibizione in Colorado venne filmata per uno speciale della NBC, trasmesso una sola volta e accolto da ascolti deludenti nonostante una forte campagna promozionale.
Nel 1978 Dylan pubblicò poi Renaldo and Clara, film di 232 minuti girato durante la prima parte della Rolling Thunder. Diretto dallo stesso Dylan e scritto insieme a Sam Shepard, mescolava concerti, materiale documentario e scene di finzione. Il risultato, volutamente irregolare e difficile da classificare, fu stroncato da buona parte della critica e ritirato rapidamente dalla circolazione. Non è mai arrivato in un’edizione ufficiale per l’home video, diventando esso stesso uno degli oggetti mancanti più discussi dell’archivio dylaniano.
La rivalutazione musicale del tour passò soprattutto da The Bootleg Series Vol. 5: Bob Dylan Live 1975, The Rolling Thunder Revue, doppio CD pubblicato nel 2002. Nel 2019 arrivò un’operazione molto più ampia: The Rolling Thunder Revue: The 1975 Live Recordings, 14 CD e 148 tracce con cinque concerti completi, prove negli studi S.I.R. di New York e al Seacrest Motel di Falmouth, più un disco di rarità.
Il box accompagnava Rolling Thunder Revue: A Bob Dylan Story by Martin Scorsese, il film distribuito da Netflix che recuperava molto materiale girato per Renaldo and Clara. Scorsese scelse però di non realizzare un documentario tradizionale: accanto alle immagini autentiche inserì personaggi inventati, false testimonianze e ricordi volutamente inattendibili, rispettando il modo in cui Dylan ha sempre costruito la propria mitologia.
Bob Dylan e la carriera parallela costruita sull’archivio
La Bootleg Series iniziò ufficialmente nel 1991 con i tre volumi di Rare & Unreleased 1961–1991. L’obiettivo iniziale era sottrarre ai bootlegger registrazioni che circolavano illegalmente da anni. Con il tempo, però, il progetto è diventato qualcosa di molto più grande: una seconda discografia capace di affiancare quella degli album ufficiali.
Le uscite hanno ricostruito le session di The Basement Tapes, Blood on the Tracks, Time Out of Mind e della controversa fase cristiana; hanno recuperato concerti del 1964, del tour elettrico del 1966 e del periodo 1969-1971. Nel 2025 la collana è arrivata al volume 18 con Through the Open Window 1956–1963, otto CD dedicati alla formazione del giovane Dylan tra Minnesota, Greenwich Village, piccoli club, appartamenti privati e Carnegie Hall.
Accanto alla serie numerata sono usciti progetti ancora più estremi. The 1974 Live Recordings ha raccolto 431 tracce su 27 CD tratte dal tour con The Band. The Complete Budokan 1978 ha ampliato uno dei live più discussi della sua carriera. Ora la seconda Rolling Thunder porta l’operazione a 39 dischi, superando perfino quei numeri.
È una politica pensata per completisti e fanatici, ma non soltanto. Nell’opera di Dylan una canzone non possiede quasi mai una forma definitiva: cambia arrangiamento, tempo, accento e significato a seconda del concerto. Pubblicare decine di versioni dello stesso brano significa quindi mostrare il metodo di un artista che ha sempre trattato il proprio repertorio come materiale vivo.
Dopo oltre trent’anni di Bootleg Series, l’impressione è che l’archivio non abbia ancora un fondo. Ogni nuova apertura porta alla luce concerti completi, prove, take alternativi e progetti rimasti incompiuti. La Rolling Thunder Revue del 1976 non chiude quel percorso. Dimostra, ancora una volta, che accanto alla carriera pubblica di Bob Dylan ne esiste un’altra, altrettanto vasta, rimasta registrata su nastro ad aspettare il proprio momento.